Mercoledì, 22 Maggio 2019

TORRAZZA COSTE - «HO MESSO A DISPOSIZIONE CASA MIA ALL’ARTE CON LA “A” MAIUSCOLA»

Classe 1972, nato a Voghera ma cresciuto e residente in Torrazza Coste (dal Novembre 1983), di professione geometra, ci tiene a sottolineare topografo, è titolare dello Studio Tecnico Dagradi & Associati in Broni, in società con la fidanzata Laura (con la quale festeggia il 28mo anno di fidanzamento, n.d.r.). Unitamente ai genitori ed all’amata Laura condivide una passione monumentale, mai aggettivo fu più indicato, proprio per l’Arte con la A maiuscola, alla quale ha messo a disposizione addirittura la propria grande residenza! Andiamo insieme a scoprire lo SpazioViola in Torrazza Coste insieme a Pier Luigi Viola!

Viola iniziamo da...

«Iniziamo dalle mura di casa, ove effettivamente tutto iniziò! Mia madre, ragioniera, tributarista e fiscalista, ha lavorato come capo-ufficio personale della Ragioneria del Comune di Voghera; mio nonno materno, Gaetano Radicello, fu il fondatore del rione San Vittore. Mio padre, anch’egli geometra, non ha però mai esercitato la professione. Inizialmente assunto all’ufficio tecnico presso le Acciaierie Falck di Sesto San Giovanni, dopo un altro incarico come direttore di stabilimento a Tortona, nel 1974 apre un’agenzia di pratiche automobilistiche ed amministrative a Broni... per sorteggio! L’amico Bastrenta, Maresciallo dei Carabinieri, Comandante di Stazione a Voghera, si congeda ed invita mio padre a ragionare sulla possibilità di aprire quella tipologia di attività, individuando due buone piazze in Broni e Voghera. Quindi, sorteggiano chi andrà dove: Bastrenta aprirà l’Agenzia A.p.a. in Voghera, mentre mio padre l’Agenzia d’Affari Viola in Broni. Erano certamente tempi molto diversi da ora: pensi che in pochi anni la nostra agenzia bronese verrà soprannominata “Ufficio Miracoli”, adatto per qualsiasi evenienza...».

Ma come si ricollegano queste esperienze con lo SpazioViola?

«Non si ricollegano per nulla! Ma anche questo è parte del bello della storia! In quell’atmosfera di casa finanziario/amministrativa, l’Arte fa il suo ingresso alla fine dei ‘60 grazie ad un quadro del pittore Pietro Bisio di Casei Gerola, regalato da un amico medico, compaesano di Bisio, a papà. Ai miei genitori l’Opera piace moltissimo, e chiedono all’amico di poter essere presentati al Maestro Bisio: detto, fatto! Di li a breve, accesa l’amicizia, la nostra casa diventa un porto di mare, con tanti artisti che iniziano a frequentarci. Molti si lamentano che le Pubbliche Amministrazioni non danno sovvenzioni all’arte, e neppure spazi espressivi. Quando nel 1983 ci trasferiamo a Torrazza Coste, papà, quasi per scherzo, si dichiara favorevole a mettere a disposizione casa, comprese le 4 pertiche di giardino che la circondano! L’artista, si sa, è un essere in costante evoluzione, è vulcanico, vede il mondo in modo diverso dalla comune visione... e quegli artisti volevano fare Opere monumentali, grandi, impegnative, ma non ne avevano possibilità, magari abitando nei centri storici di Milano, di Torino... inutile aggiungere altro, credo...».

Così nasce lo SpazioViola?

«Sì. Nasce negli anni ‘86/’87, ufficiosamente, ma avrà l’inaugurazione ufficiale nel 1989. E proprio nel 1989, bicentenario della Rivoluzione Francese, all’amico-Maestro Piero Leddi, grande studioso della Rivoluzione Francese, vincitore nel 1988 de La Triennale di Venezia e de La Biennale di Milano con opere a tema, il Comune di Parigi commissiona 30 opere, 30 “Alberi della Libertà” di 6 metri ciascuno, Opere che poi non furono però realizzate: ma il prototipo dell’ “Albero”, Leddi lo fa in giardino da noi! L’unico “Albero della Libertà” a grandezza naturale, che era lo studio delle 30 opere, che dovevano essere una diversa dall’altra, è a casa mia! I fregi in rame che lo sovrastano, il berretto frigio, la picca e l’archipendolo, vennero prestati nel 1989 ad una mostra di 6 mesi, itinerante,  iniziata al Castello Sforzesco di Milano, poi ritornati allo SpazioViola. Lo studio fu lo sviluppo di una foglia di platano nello spazio: per realizzarlo, Leddi visse da noi a Torrazza Coste un mese. Per darle l’idea della grandezza dell’Artista, Leddi, insieme agli amici Ernesto Treccani e Giuseppe Scalvini, quest’ultimo scultore delle Cariatidi al timpano della Stazione Centrale di Milano, ad esempio, autodidatta che si definiva “decoratore”, tre abituali ospiti di casa, sono gli unici 3 artisti studiati in vita presso l’Accademia di Brera! E pensi che Scalvini non ha manco mai studiato a Brera, nonostante l’Accademia abbia a lui dedicato uno dei 13 volumi dei Grandi Maestri di Brera. Giuseppe ha addirittura completato la Pietà del Rondanini, facendone una copia identica nel suo studio ma, a differenza dell’originale, completando le parti mancanti, sentenziando: “sarebbe dovuta essere così”. L’Opera è visibile presso il museo a lui dedicato a Desio».

Mi perdoni, ma mi lascia senza parole... Siete conosciuti all’estero?

«SpazioViola ha riscontri da tutta Italia, da Cuba, Giappone, Nuova Zelanda, Australia, Francia...».

Come siete riusciti ad organizzare i vostri spazi in casa?

(ride)... «Le Opere sono in tutta la casa e in tutto il giardino! Siamo sommersi dalle Opere! Vede, spesso capita che ci piomba qui un artista...».

Come? Così, senza preavviso?!

«I rapporti sono molto stretti, di grande confidenza. Da sempre. Se un amico, ad esempio di Torino fa una mostra a Bologna, nel rientro si ferma a pranzo, e magari resta fino al mattino successivo. Carlo Re, splendido Artista ed allevatore di splendidi cavalli, qualche settimana fa, al rientro da un’esposizione, saranno state le 11.30 di mattina, si è fermato a pranzo: quindi, dato che in realtà il cibo è una scusa, ci ha mostrano le sue ultime opere... fino alle 4.30 della mattina successiva!

Io, da bambino, non andavo quasi mai a dormire dopo carosello: due o tre volte a settimana rimanevo con questi grandissimi Artisti fino al mattino! Poi andavo a scuola, non molto sveglio, ma andavo... Si iniziavano discussioni su arte, storia, filosofia, teologia... Molti artisti sono atei, ma teologi, con grande conoscenza religiosa! Alle 7 del mattino mia madre li invitava ad uscire con la frase “tra un’ora devo essere al lavoro!”, ovviamente in tono scherzoso. I miei professori erano anche contenti di queste mie notti perse (ride): una notte, ricordo particolarmente, i nostri amici hanno parlato di Annibale e del suo viaggio sulle Alpi con gli elefanti... ma parlando di tutta la famiglia di Annibale! Fratelli, cognate, figli e discendenze... Questo accadeva già quando abitavamo a Voghera! Da piccolino assistevo a queste discussioni straordinarie, a volte sentendo cose irripetibili, che mi hanno arricchito ed appassionato. Io sono certamente una persona intellettivamente curiosa perché così son stato abituato ad essere. Ricordo alcune notti di discussioni accese tra Leddi e due preti amici a seguito di una diatriba sul trittico esposto sopra al Portale della chiesa di San Vittore a Voghera, gli studi del quale sono conservati presso lo SpazioViola, donati dall’autore».

SpazioViola è anche Galleria d’Arte?

«Spazioviola non compra e non vende, non siamo un’attività commerciale, e soprattutto non siamo galleristi! Si può visitare la struttura contattandoci direttamente, anche tramite il nostro sito. Armandosi di molto tempo disponibile...».

Ma non interagite in nessun modo con questi straordinari Artisti?

«La cosa è nata quasi da subito come, diciamo, un’operazione di mecenatismo, non intesa meramente a livello economico diretto di sovvenzione. Abbiamo iniziato mettendo in contatto chi era eventualmente interessato all’acquisto di opere di un’artista con l’artista stesso, senza l’intermediazione ovviamente, non chiedendo nessun compenso. Anzi! Man mano che gli artisti hanno cominciato ad esprimersi, abbiamo oltremodo ampliato la nostra piccola collezione privata comprando anche noi, talvolta a prezzi inferiori di mercato. Sempre in amicizia, quando gli stessi hanno iniziato a realizzare le loro opere monumentali, le stesse sono state dimensionate anche con l’aiuto tecnico mio e di mio padre: ad esempio, riguardo alle altezze, ai volumi, ai pesi, rendendole sicure dal punto di vista statico, a maggior ragione essendo realizzate all’aperto...».

Ha idea di quante Opere avete?

«Questo spazio ha qualche decina di opere davvero molto grandi. Oltre all’”Albero della Libertà” di Leddi, abbiamo una Colonna mobile di Mig dal nome “Verso la Libertà” che raffigura un’aquila che spicca il volo verso nord. E poi,  l’”Albero della Vita” di Luca Bossaglia, pavese, nipote di Rossana Bossaglia, docente di Storia dell’Arte all’Università agli Studi di Pavia, uno dei critici d’arte più importanti del ‘900. Una “Bandiera con sole blu nascente” di Luigi Rossanigo posizionata su di un grandissimo tavolo in cemento. In fondo al giardino abbiamo anche un canile che è diventato un’Opera d’arte! Ovviamente, il cane non ci va più... La parte esterna è diventata appannaggio delle performance di Pietro Bisio in uno strepitoso omaggio a Marcel Duchamp, con l’orinatoio ed una serie di opere “alla maniera” di Duchamp, mentre la parte interna è tutta affrescata da Bisio, Valsecchi, ed altri Artisti, oltre ad una parete d’ingresso con tutti gli autografi degli artisti, dei critici, dei giornalisti,  dei politici e così via che son passati a trovarci negli anni...».

Siete presenti anche all’estero con alcune Opere?

«Mio padre ha intrapreso una serie di viaggi di caccia/culturali a Cuba alla fine degli anni ‘90. All’Havana c’è una “succursale” dello SpazioViola con Opere che lui vi ha portato. A Cuba è considerato Ambasciatore di Cultura, e molti politici, ambasciatori e consoli sono nostri cari amici e tali son rimasti dal passato. Spesso li riceviamo a casa a Torrazza Coste! Abbiamo anche qui opere cubane che hanno vinto importanti premi».

Non avete mai organizzato nulla di aperto al pubblico?

«Assolutamente sì! Nei primi anni a cadenza annuale, poi a cadenza biennale, per un totale di 18 edizioni, abbiamo organizzato la giornata “Dall’alba al tramonto, e oltre”! Una giornata intera dedicata al pubblico, passando dai 70 partecipanti delle primissime edizioni ai più di 500 delle ultime! Tutto però a nostre spese, con sforzi anche economici. Ad esempio, il buffet era costantemente rifornito per 24 ore! E poi, la pulizia del giardino, la preparazione degli spazi, la comunicazione alla stampa, etc. Intervenivano anche poeti, musicisti... insomma, tutte le arti».

In questo settore artistico si vive un fervido ricambio generazionale?

« mia sensazione, purtroppo, non c’è ricambio generazionale paragonabile ai nomi citati, ahimè... Oggi, i giovani artisti, che anche escono da Brera, ad esempio, certamente vivono più nel tessuto sociale attuale: quindi, denaro appena possibile e, attenzione, “ordinarietà” nella vita! Per paura di essere additati come matti! Quei grandissimi amici erano e sono visionari, geniali visionari... non matti!».

Qual è l’Opera più particolare che possiede?

«Difficile a dirsi... posso citarle una lettera, più che un’Opera! Giancarlo Gelsomino, 65enne, grandissimo, sregolato ai massimi livelli, nel novembre 2001, in occasione di una mostra a Palazzo Ducale a Genova, mostra già organizzata da mesi ed ovviamente con cataloghi stampati, se l’è vista cancellare, e ritirare tutti i cataloghi, perché circa 4 anni prima aveva realizzato opere raffiguranti le Torri Gemelle di New York investite da aerei! Noi abbiamo copia della lettera dove il curatore della mostra si scusava, citando quelle opere come “argomenti sconvenienti”... Ah no! Dimenticavo! Il capolavoro di Dino Grassi del 1973, quadro a olio su tavola di 2 mt. X 2, rifiutato da tutte le mostre, compresa l’antologica! Anche Maurizio Landini, ancora in F.i.o.m., non ci ha degnato di risposta! L’Opera raffigura un operaio insanguinato, sdraiato a terra, che tiene stretta tra le braccia la sua fabbrica, sovrastato da Togliatti e Berlinguer che, a seguito dei Patti Lateranensi, assurgono al cielo: l’operaio è minacciato dalla falce, ma sul martello ci sono Guttuso e Treccani che si ingrassano con libagioni alla faccia degli operai! Quest’Opera è rimasta occultata per 35 anni nella cella di Padre Nazareno Fabbretti, rivolta faccia al muro. Un nuovo priore subentrato nel monastero, ad un certo punto, gli impose di sbrogliarsene. Fabbretti ce l’ha regalata, devoluta allo SpazioViola certo del fatto che non verrà mai venduta, né alienata, ad imperitura memoria, sempre considerata sconveniente da tutte le forze politiche, soprattutto quelle di sinistra...».

di Lele Baiardi

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