Mercoledì, 24 Luglio 2019

OLTREPÒ PAVESE - «CHE SPUMÀNT VÒT? QUÀL CO LA TÈSTA RUSA» NASCE COSÌ IL MITO DELLO SPUMANTE "TESTAROSSA"

Il Testarossa “La Versa” nacque ufficialmente trent’anni fa, nel 1989, ma per raccontare al meglio la sua storia dobbiamo tornare indietro di parecchi anni. Da documenti rinvenuti, già nel 1907 nella Cantina Sociale di Santa Maria della Versa si produceva un “vino spumante naturale” rifermentato in bottiglia. Tutt’ora però non esiste alcuna prova che si tratti di uno spumante millesimato.

Nel 1930 l’enotecnico Mario Pozzi, con l’autorizzazione del fondatore Gustavo Cesare Faravelli (che durante il ventennio aveva lasciato ufficialmente la carica di presidente, ma era di fatto colui che comandava) sperimentò l’imbottigliamento di qualche migliaio di bottiglie di spumante con rifermentazione in bottiglia, esclusivamente millesimato. L’operazione avvenne nella totale clandestinità, in una zona poco operativa del caveau. L’evoluzione venne seguita per qualche anno finché Pozzi ritenne opportuno “tirare” le prime unità.

I risultati furono subito entusiasmanti e il 1930 viene tuttora ritenuto come “Il primo dei Millesimati” (che diventerà claim pubblicitario durante l’era del “Duca” Denari). Nacque così il Gran Spumante “La Versa” secco, con la storica etichetta bianca, in cui “La Versa” era in senso stretto il nome dello spumante, non della Cantina. Qualche anno più tardi, nel corso degli anni ’40, la versione “secca” venne affiancata da una versione “semi-secca”. Per differenziare questi due spumanti, i quali avevano la stessa etichetta bianca, la direzione decise di utilizzare due capsule differenti: nera per il secco, rossa per il semi-secco. Ad insaputa di molti questo è stato il passaggio fondamentale per la nascita del Testarossa. Nei bar di Santa Maria della Versa alla domanda «Che spumànt vòt?» i frequentatori iniziarono a rispondere «quàl co la tèsta rusa» (quello con la testa rossa). Nacque così, in modo informale, il termine Testarossa. Cesare Faravelli ritornò alla presidenza e negli anni ’50 la Cantina Sociale di Santa Maria, che nel frattempo era diventata nota in tutta Italia (ma anche in Francia, Regno Unito, Germania e Russia) con il “Gran Spumante Brut La Versa”, passò da cooperativa a società per azioni. Il marchio “La Versa” venne applicato sull’intera gamma di prodotti, non solo spumanti e, successivamente, divenne l’insegna della società.

Il Gran Spumante semi-secco con capsula rossa rimase in produzione solo per un decennio circa. Con la morte del fondatore, la Cantina entrò in un primo periodo di crisi. La produzione del metodo classico proseguì, ma vennnero ridotte le tipologie. Anche la qualità dei prodotti iniziò a calare, puntando su grandi numeri, bottiglioni e vini per le mense. L’anno della svolta per la spumantistica oltrepadana fu il 1972, quando i soci di “La Versa” riuscirono ad evitare la vendita della Cantina ad una multinazionale svizzera sfiduciando il presidente in carica ed eleggendo il “Duca” Antonio Denari. Tra gli anni ’70 e ’80 gli spumanti di “La Versa” invasero l’intera penisola, diventando il metodo Champenoise italiano di riferimento. Arriviamo al 1989. In quell’anno la vendita di spumanti di Santa Maria della Versa subì un brusco calo. Il Gran Spumante Brut, che tanto aveva fatto sognare l’Oltrepò, non aveva più l’appeal degli anni passati. I mercati vennero invasi da varie tipologie di metodo classico: pas dosè, demi-sec, extra brut e dry, per dirne alcuni. Un solo Brut non poteva reggere l’intera rete vendita. Perciò l’azienda inserì due nuovi metodi classici: il “Gran Spumante Extra-Brut”, millesimato 1986 e il “Gran Spumante Extra-Dry”. Il primo manteneva la storica etichetta bianca, abbinato ad una capsula blu; il secondo aveva la stessa etichetta in versione nera, ma con capsula rossa. Per mantenere la leadership della spumantistica però serviva un nome con un forte appeal sul mercato. Ed è qui che arrivò il colpo di genio dell’area commerciale: rinominare la versione Extra-Dry in “Testarossa”, unendo il vecchio “soprannome” coniato nei bar durante gli anni ’50 con il nome della più nota Ferrari, che dal 1984 stava facendo sognare il Mondo intero.

La Cuvèe Testarossa venne presentata ufficialmente a Pavia, nel 1989, presso l’enoteca “Angolo di Bacco” di Strada Nuova, tenuta a battesimo dal sommelier Carlo Aguzzi. Si trattava di un metodo classico cuvèe, non millesimato, e senza denominazione d’origine. Fu subito un successo e il Testarossa diventò il metodo classico di punta dell’azienda, andando a sacrificare il più storico Gran Spumante.

Nel corso degli anni ’90 nessun amante dello spumante non poteva non conoscere il Testarossa. Riviste del settore, spot pubblicitari, gare automobilistiche e sportive. Non c’era evento importante senza il Testarossa. Lo “spumante dalla capsula rossa” diventò protagonista di numerosi cocktail e abbinamenti creati dai sommelier Ais e Aibes, diventando una vera e propria icona. C’è ancora oggi chi si ricorda della Piazzetta di Portofino, a metà anni ’90, interamente invasa di ombrelloni, tavolini e sedie marchiate “Testarossa La Versa”.

Anno 2000, anno del Giubileo ed inizio del nuovo millennio. La dirigenza commerciale ritenne opportuno lanciare uno spumante commemorativo. Venne così ideato il “Testarossa Jubilèe”, caratterizzato dalla particolare bottiglia conica (già utilizzata qualche anno prima per commemorare i novant’anni dell’azienda) in formati da 0.75, 1,5 e 3 litri. Questa edizione speciale ebbe un enorme successo, sebbene fosse rimasta in commercio solo pochi anni. Cinque anni più tardi si celebrò il centenario della storica cantina di Santa Maria. Per quell’occasione il Testarossa venne sottoposto ad un forte restyling, in quanto la vecchia etichetta nero-verde venne sostituita con una più lineare, caratterizzata da vari motivi grafici, mantenendo però la storica capsula rossa. Ma il restyling non fu solo grafico: lo spumante assunse la denominazione d’origine controllata (che dal 2007 diventerà DOCG), diventando un Brut millesimato. Nella stessa occasione venne presentato anche il “Testarossa Principio”: uno spumante millesimato con maturazione a 65 mesi dalla vendemmia, commercializzato in un’apposita bottiglia speciale, caratterizzata da un motivo a riccioli.

Nel 2007 venne ideato il “Testarossa Rosè”, che poi successivamente diventerà Cruasè: uno spumante DOCG 36 mesi sui lieviti, caratterizzato dalla capsula rosa che però andava a contrastare con la storia del nome. Agli inizi del 2010 “La Versa” entrò in una forte crisi, da cui purtroppo non riuscirà mai ad uscire. Non vennero più accatastati nuovi millesimi, perché i caveau faticano a svuotarsi.

La rete commerciale totalmente fuori controllo, le vendite in calo portarono a  varie promozioni e svendite. Il Testarossa passò da 36 a 48 mesi, fino a diventare, nel 2016, un 96 mesi sui lieviti. “è colpa del mercato”, dissero dalla dirigenza… Nel 2015 “La Versa” entrò in regime di concordato e il Tribunale di Pavia autorizzò l’ingresso di un gruppo di investitori, capitanati dal bresciano Abele Lanzanova, i quali avrebbero dovuto rilevare il 50% della società. Nel corso della vendemmia la Cantina tornò a pigiare alcuni quintali di Pinot Nero, destinati all’imbottigliamento di una decina di migliaia di bottiglie di spumante, dalle quali avrebbe dovuto nascere il nuovo Testarossa. Il 21 luglio 2016 fu un giorno nefasto per tutto l’Oltrepò Pavese: il Tribunale di Pavia dichiarò il fallimento di “La Versa 1905 Spa” e l’amministratore delegato venne arrestato.

Il 20 febbraio 2017 la cooperativa Terre d’Oltrepò e il colosso trentino Cavit si aggiudicarono la storica Cantina di Santa Maria della Versa, con tanto di marchi, magazzino e caveau. Al successivo Vinitaly la nuova dirigenza dichiarò l’intenzione di voler riportare gli spumanti di “La Versa” sul mercato d’elite, partendo proprio dal Testarossa. Arriviamo ai giorni d’oggi. Il 29 Marzo 2019, presso il The Westin Palace di Milano, la nuova “La Versa” presenta alla stampa nazionale e di settore il “Testarossa 2015”: un metodo classico DOCG brut, di 36 mesi sui lieviti, più un mese di affinamento in bottiglia, 100% Pinot Nero. Un ottimo spumante che da subito risulta fresco e che spiazza chi da una vita consumava Testarossa, in quanto abituato ad uno spumante evoluto, di 96 mesi sui lieviti, con leggera ossidazione. Ma quelle del millesimato 2015 sono le caratteristiche originarie, quelle del vero Testarossa. Un millesimato che sicuramente riuscirà ad imporsi e a far da traino per tutto l’Oltrepò.

di Manuele Riccardi

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