Mercoledì, 24 Aprile 2019

SANTA MARIA DELLA VERSA - CARLO SCARABELLI, LA VITA DI UN POETA GARIBALDINO

Ricostruire la vita di questo curioso personaggio risorgimentale non è stato affar semplice.

Sebbene oltrepadano di nascita e di morte, Scarabelli trascorse la propria vita in giro per l’Italia, lasciando pochissime tracce sul territorio pavese. Questo ha causato il disseminarsi di informazioni in archivi e documenti sparsi per tutta la penisola, a discapito di quelli situati sul territorio natale.

Carlo Scarabelli nacque a Pizzofreddo, frazione di Soriasco (poi Santa Maria della Versa), nel 1838 da Paolo e Giovanna Groppi. Nonostante le origini contadine, vantava già un personaggio illustre nella parentela: era nipote di Luciano Scarabelli, (Pizzofreddo , 1806 – Piacenza, 1878), noto letterato, studioso dantesco, politico e professore di estetica all’Accademia di belle arti di Bologna.

In giovane età si trasferì a Pavia per intraprendere gli studi alla facoltà di Legge. Essendo cugino di Luigi Castellazzo (ufficiale garibaldino dalle idee federaliste) frequentò spesso i salotti pavesi, stringendo amicizia con la famiglia Cairoli. Proprio in questo periodo Scarabelli, già caratterialmente rivoluzionario, fu affascinato dalla corrente mazziniana. Fu così che nel 1860 seguì Benedetto Cairoli e Luigi Castellazzo nell’impresa di Garibaldi. Con grande rammarico non riuscì ad imbarcarsi a Quarto con la spedizione dei Mille. Superando numerosi ostacoli raggiunse Genova il 9 giugno, aggregandosi ad altri 1200 volontari pronti a partecipare alla spedizione Medici, la terza in supporto ai Mille. Nella notte tra il 9 e il 10 giugno si imbarcò sul piroscafo mercantile Washington, sbarcando a Marsala qualche giorno dopo, giusto in tempo per aggregarsi alle truppe che si stavano organizzando per la valorosa azione militare in Calabria. Il 1 ottobre 1860 venne ferito a Maddaloni, insieme al cugino Luigi, durante la cruenta Battaglia del Volturno. Tale vittoria garibaldina fu essenziale per l’unità d’Italia ed in merito a ciò ottenne la promozione a sergente furiere. Durante l’esperienza garibaldina strinse amicizia con Felice Cavallotti e rafforzò i suoi rapporti con Benedetto Cairoli.

Al termine degli eventi bellici non fece mai inutilmente vanto della sua avventura, com’era invece prassi per molti altri reduci. Ritornato a Pavia si laureò in legge nel 1863, discutendo la sua tesi dal titolo “Proibità e Lavoro”. Neolaureato ottenne immediatamente dal Tribunale di Voghera l’affidamento della difesa di un suo concittadino di Pizzofreddo, accusato di un terribile fatto di sangue.

Il caso che gli venne presentato non era complesso, ma la condanna del suo assistito era praticamente contata. Con lo stupore di tutte le parti in causa, Scarabelli in primis, l’accusato venne scagionato. Il giovane avvocato però non accettò moralmente la sentenza, essendo a conoscenza della colpevolezza del suo assistito. Dopo il processo, l’avvocato convocò il suo assistito, gli strinse in mano una cospicua somma di denaro (presumibilmente la parcella della causa) e gli impose di lasciare il paese. Terminò così la sua breve ma vincente esperienza giuridica.

Nel 1871 intraprese la carriera da statale presso il Ministero delle Finanze. Stimato dalla politica per la sua preparazione e per la sua conoscenza delle problematiche amministrative, rifiutò i corteggiamenti del Presidente del Consiglio Agostino Depretis, il quale desiderava fortemente candidarlo come deputato nel vicino collegio di Castel San Giovanni.

Iniziò come segretario d’intendente di finanza a Grosseto, nel 1875. Successivamente venne trasferito a Campobasso e poi ad Ancona. Nel 1889 venne nominato Capo di Gabinetto del sottosegretario di Stato, On. Paolo Carcano e, sempre nello stesso anno, venne nominato Cavaliere. Successivamente divenne funzionario del Ministero delle Finanze, ottenendo delicate mansioni sia in Italia che all’estero

Con la promozione ad intendente di finanza diresse le intendenze di Reggio Emilia (1896-1899), Pisa (1899-1905), Ancona (1905-907) e Milano (1907-1912).

Su proposta del Ministero delle Finanze, con decreto dell’8 giugno 1897, venne promosso al grado di Ufficiale e, tre anni più tardi, a Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Scarabelli non si sposò mai, pur avendo un’impegnativa vita mondana. Si trasferì parecchie volte, dividendosi tra le sedi delle sue intendenze, Pizzofreddo e Porto Santo Stefano, seguito dalla sua fedele domestica Agata Pulitini.

Il 10 maggio 1910, nell’anniversario dell’ingresso di Garibaldi a Palermo, il personale finanziario della Città e della Provincia di Milano gli conferì una medaglia d’oro quale unico superstite del 1860 nella famiglia finanziaria della provincia milanese.

Raggiunta l’età della pensione nel 1912, ritornò in pianta stabile a Pizzofreddo, senza farsi mancare qualche soggiorno nell’amata Porto Santo Stefano. Nonostante l’esigua pensione rifiutò numerose richieste effettuate dalle varie aziende locali, le quali volevano avvalersi della valida consulenza fiscale dell’ex intendente, affermando che «come pensionato dello Stato non poteva mettersi contro lo Stato».

Morì nella frazione natia, il 20 settembre 1922. I suoi resti riposano nel Cimitero di Soriasco accanto al nipote Paolo Scarabelli, sergente del 9° reggimento d’artiglieria, morto tragicamente nel maneggio del cavallo a soli 22 anni. L’equipaggiamento utilizzato da Scarabelli durante la spedizione garibaldina, ossia la borraccia, la divisa, due sciabole e la corrispondenza con Vittorio Emanuele II e con altri protagonisti del risorgimento, vennero donati alla nazione dalla sua ultima nipote diretta e sono tutt’ora conservati presso il Museo del Risorgimento nel Castello Sforzesco di Milano. Il nome di Carlo Scarabelli è strettamente legato alla località di Porto Santo Stefano, paese che visitò per la prima volta nel 1875 quando venne trasferito come funzionario a Grosseto. Si innamorò da subito di quella terra, facendovi ritornò parecchie volte. Si fece subito ben volere dalla popolazione, strinse amicizie con i personaggi più influenti e, carpite le caratteristiche del territorio, il 28 luglio 1878 tenne una conferenza “Sull’avvenire di Porto Santo Stefano”, col la quale espresse le proprie tesi sulle potenzialità turistiche di questo piccolo porto tirrenico. Inizialmente soggiornava nei pochissimi alberghi del luogo, in quanto la zona non era ancora un’affermata località turistica, ma successivamente acquistò un terreno in riva al mare, sul quale costruì un villino dove soggiornarvi durante la stagione estiva: tale proprietà venne rinominata “Punta Scarabelli”. Nei pressi del villino, da buon oltrepadano che si rispetti, impiantò alcuni filari di uva dai quali otteneva un ottimo vino artigianale.

Il 18 aprile 1882 l’amministrazione comunale di Monte Argentario gli conferì la cittadinanza onoraria «per essersi indefessamente con la parola e con la stampa adoprato in vantaggio di Santo Stefano, ed aver potenzialmente contribuito al maggior concorso di bagnanti, i quali per le sue cure hanno raggiunto un numero inaspettato». Due anni più tardi pubblicò “Monti e marine. Porto Santo Stefano di Monte Argentario”, una vera e propria guida turistica, la quale fece da vero e proprio trampolino di lancio per la località balneare. Gli abitanti si adattarono immediatamente, capendo che il loro futuro si sarebbe basato sul turismo, aprendo locande, caffè, alberghi e stazioni balneari.

Per merito del suo impegno il 2 giugno 1904 venne eletto sindaco di Monte Argentario, carica che mantenne per soli undici giorni. Per motivi di incompatibilità con il suo impegno di funzionario statale decise di declinare l’incarico dimettendosi il 13 giugno stesso.

La sua passione per la scrittura lo portò a collaborare con il periodico grossetano “L’Ombrone”, sul quale pubblicava racconti a puntate. Nel 1876 pubblicò “Poveri Bimbi”, un racconto scritto dopo aver visitato la Repubblica di San Marino.

Successivamente scrisse altri racconti, poesie e storie in prosa pubblicati in “Mammole” (1878), “Iglesias: storie sarde” (1880) e “In Maremma racconto” (1882). Nel 1887, al Teatro Nazionale di Campobasso (città in cui era segretario d’Intendente di Finanza), mise in scena il dramma “Cuore di donna”, apprezzato a pieni voti dalla critica dell’epoca.

di Manuele Riccardi

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