Venerdì, 22 Novembre 2019

PIETRA DE’ GIORGI PRESENTA I MIRABELLA: FAMIGLIA E COMPAGNIA TEATRALE

Una famiglia nella vita e anche sulla scena. Elisabetta Cavanna ed Edoardo Mirabella da 15 anni residenti a Pietra de’ Giorgi, si sono reinventati compagnia teatrale con un progetto originale coinvolgendo i loro tre figli Martin, Matilde e Mael. è così che oggi “Il teatro Viaggiante” gira Italia ed Europa con una forma molto coinvolgente di teatro di strada. Il segreto del loro successo? «Essere invadenti con tanta riservatezza». Il loro obiettivo è consolidarsi anche in Oltrepò, dove vivono, nonostante il territorio non si sia ancora “aperto” a nuove iniziative tanto quanto i Mirabella speravano.

Parlateci un po’ di voi, di dove siete e come avete iniziato ad avvicinarvi al vostro mestiere?

Elisabetta: «Io sono di origine umbra ma ho sempre vissuto in Brianza, dove ho studiato al liceo scientifico, che però non rispecchiava i miei interessi, quindi ho capito di volermi cimentare in ambito artistico e proprio in quel periodo è capitato che frequentassi uno stage di mimo-dramma con Marcel Marceau ed è stata una vera rivelazione per me».

Edoardo: «Io sono di Pozzuoli, ma vivo a Milano da quando avevo 11 anni e per me la cosa è nata in maniera differente perché ho iniziato a studiare la mia disciplina subito da piccolo, appena arrivato a Milano».

Quindi sia lei che Edoardo provenite da Accademie. Quali sono queste scuole?

Elisabetta: «Io ho conseguito il titolo appunto alla scuola di mimo e dramma di Marcel Marco a Parigi. Allo stage che avevo frequentato si parlava di poesia, di arte, insieme all’attività motoria e alla danza e ne rimasi tanto incantata che quell’anno mi recai a Parigi per provare la selezione ed entrare nella scuola di Marcel e fui presa!»

Edoardo: «Io invece sono di Milano, ho studiato teatro in due scuole, la prima, appunto, all’età di 11 anni era la Scuola Augusto Ripari, come mimo e teatro secondo il metodo Lecoq e in seguito studiai alla scuola di arte drammatica di Kuniaki Ida che è l’insegnante anche della scuola Paolo Grassi di Milano. Finita la scuola sono stato coinvolto subito in un primo lavoro a pagamento come teatrante di strada, sui trampoli. Mi sono buttato e da lì non ho più smesso!».

Quindi è lei, Edoardo, che ha affrontato per primo il Teatro di Strada. Per lei, Elisabetta, come è nata la scelta?

«Io ho capito fin da subito che non era l’idea di teatro “normale” quella che mi attirava di più, ma proprio quella di farlo all’aperto, cioè: nella scuola a Parigi studiai molto teatro nella sua forma più classica, moltissima danza, sia moderna che contemporanea, studiai il mimo e il teatro corporeo, ma  fu proprio quando tornai in Italia che iniziai un percorso di teatro all’aperto e iniziammo i nostri primi festival di teatro in giro per l’Italia. Proprio in quei festival io e Edoardo ci siamo conosciuti! Fra tutti gli artisti di strada dell’epoca lui era fra i migliori proprio per la sua capacità di coinvolgere e di improvvisare, forse una cosa che ai tempi non sapeva di possedere e di cui io sono rimasta molto impressionata».

Elisabetta cos’è esattamente il teatro di strada: come lo definirebbe?

«Il teatro di strada è qualcosa di magnetico che nasce fra l’attore e lo spettatore. Generalmente ti devi presentare ai passanti e lo fai ponendoti sul loro stesso livello: sicuramente ti presenti con un costume e con delle attrezzature, ma le persone non si fermano solo per quello. Devi creare una sorta di fluido magnetizzante nei confronti delle persone che devono essere convinte di restare a guardarti fino alla fine dello spettacolo».

Da chi è nata quindi l’idea di fare teatro di strada insieme? Quando è che la vostra famiglia diventa proprio la compagnia?

Elisabetta: «Noi ci siamo conosciuti nel ‘97, lui era già un professionista e io avevo già fatto alcuni primi tentativi. Abbiamo iniziato a lavorare insieme e “Il Teatro viaggiante” è nato nel ‘99. A spingerci sono stati due motivi essenziali: la sua professionalità di artista e teatrante già formato e la mia determinazione a voler imparare l’arte che mi appassionava. Dico sempre, infatti, che i primi 5 anni ho solo guardato».

Edoardo: «Dal 2002 siamo diventati una famiglia nella vita e per scelta artistica anche sulla scena! I nostri figli, Martin, Matilde e Mael, ci aiutano e partecipano attivamente a nostri spettacoli grazie alle loro capacità artistiche e tecniche acquisite negli anni; hanno imparato fin da subito la bellezza del viaggiare, una componente del nostro lavoro. Un esempio del nostro lavoro assieme, è lo spettacolo famigliare intitolato proprio “La Famiglia Mirabella” che abbiamo portato in scena diverse volte con grande successo».

Quali sono stati i progetti più importanti che avete messo in scena e dove principalmente?

Elisabetta: «Nella nostra carriera abbiamo fatto un po’ di tutto, la direzione artistica dei festival, esibizioni artistiche in strada, gli spettacoli a teatro. Non è solo teatro in strada, ma i nostri spettacoli vengono richiesti in teatro proprio per la loro peculiarità di coinvolgere le persone; lo spettacolo diventa quasi un genere di varietà come quello che va di moda in nord Europa. È coinvolgente. Abbiamo lavorato in tutta Italia, ma anche in Europa, dove vorremmo concentrarci maggiormente in futuro».

Edoardo: «Abbiamo diversi spettacoli, sviluppati negli anni: si possono anche vedere nel nostro sito internet, “Il Teatro Viaggiante”».

E in Oltrepò?

Edoardo: «In Oltrepò abbiamo fatto molto effettivamente. Abitiamo a Pietra de’ Giorgi da 15 anni e abbiamo sempre mantenuto un filo rosso con i Comuni della zona, cercando sempre di chiedere un cachet più contenuto per gli ingaggi. Abbiamo lavorato molto a Voghera, Casteggio, Borgo Ratto Mormorolo con la “Festa della Castagna”, poi a Pavia anche tramite l’Università, che rimane sempre un centro di maggiore fervore artistico.

È capitato di collaborare con un’associazione culturale, “Artemista”di Spessa Po, che operà però in tutto l’Oltrepò».

Elisabetta: «Una bellissima esperienza è stata invece quella con la frazione Calghera di Valverde, che ci ha affidato per sette anni consecutivi la direzione artistica de “Un Borgo in Festa”, un festival che ha attirato ogni anno migliaia di persone, una cosa bellissima.

Dobbiamo però ammettere, amaramente, anche se non vuole essere una critica, che abbiamo trovato una scarsa... chiamiamola collaborazione da parte delle amministrazione e delle direzioni artistiche dei teatri dei paesi più vicini a noi: Broni e Stradella, in futuro certamente ci potrebbero essere collaborazioni migliori».

Perchè questa constatazione?

Elisabetta: «Non siamo mai riusciti a capire per quale motivo i nostri progetti, spesso richiesti direttamente dalle stesse amministrazioni, non siano poi mai arrivati a buon fine. Eppure le nostre idee erano state ritagliate a misura del paese, conoscendoli appunto bene».

Edoardo: «Inizialmente, e parlo di 8 anni fa forse, ci fu un iniziale interessamento da parte di chi si occupava del Teatro Sociale di Stradella e del Teatro Carbonetti di Broni; noi cercavamo una collaborazione, ci interessava realizzare una rassegna mista per i teatri della zona, adatta a tutte le età, ma la cosa non andò nemmeno in quell’occasione a buon fine».

L’Oltrepò non è forse ancora pronto a certe rappresentazioni?

«Ma noi non pretendevamo nemmeno quello; l’obiettivo era collaborare con le amministrazioni e le direzioni artistiche, per creare qualcosa di originale e di adatto ai paesi e ai loro abitanti».

Che cosa cambia tra esibirsi in strada a farlo in teatro?

Elisabetta: «Cambia moltissimo. All’inizio abbiamo dovuto imparare anche noi ad adattare gli spettacoli. La forza e l’intensità che si mette in strada e nei luoghi aperti non si può pensare di poterla portare dentro a un teatro, bisogna equilibrare le cose. Poi sulla strada le persone se ne possono andare via quando vogliono loro, anche a metà spettacolo, e devi essere tu a riuscire a tenerli fermi a guardarti. Questa è la differenza maggiore. Anche in teatro questa cosa resta, diciamo che riusciamo a coinvolgere tutti quanti, anche chi sbadiglia! Il segreto è essere invadente con tanta riservatezza!!».

Edoardo:«Esatto! In piazza è tutto diverso... a volte vediamo quello in fondo a tutti, seduto al bar a bere un caffè e lo chiamiamo per partecipare; se invece stai facendo uno spettacolo per otto persone sedute al bancone di un bar a bere un drink o in un teatro, è tutto diverso chiaramente».

Avete mai organizzato corsi di mimo-teatro per adulti?

«Sì, abbiamo provato ad organizzarli per due volte, ma senza riscuotere grande successo, anche se non abbiamo mai capito il reale motivo».

Come è nato invece il progetto di Giocoleria nelle scuole che sta riscuotendo un grande successo? Dove state operando ora?

Elisabetta: «Il progetto è in corso da parecchi anni, è nato per gioco e su spinta di insegnanti e di amici. Ogni anno cerchiamo di mantenerne uno, anche se quest’anno ne abbiamo in corso due. Sono dei corsi di “circo-teatro” creati direttamente da noi, che sono diretti allo sviluppo della motricità attraverso delle tecniche base del giocoliere, dell’equilibrista e del mimo per arrivare a stimolare la fantasia e spesso anche volti alla realizzazione finale di uno spettacolo (a discrezione degli istituti). Finora abbiamo riscontrato un grande successo e a noi è sempre piaciuto tantissimo vedere come i bambini riescono a rispondere alle varie discipline, proprio in questa fase di sviluppo (dalla primaria alla secondaria di primo grado), riuscendo spesso proprio a migliorare l’autostima! Attualmente stiamo lavorando alla scuola primaria di “Renè Panis” di Redavalle e alla secondaria di Cava Manara».

 

                                 di Elisabetta Gallarati

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