Martedì, 16 Luglio 2019

VOGHERA - GIANCARLO “LALLO” ROSA IN MEMORIAM

“... Giancarlo Rosa, universalmente conosciuto come “Lallo” ed anche “Lallo della Foresta”, classe 1950 come Renato Zero, Loredana Bertè ed Adriano Panatta e, come loro, un fuoriclasse nel proprio settore professionale, che da sempre è il Mondo del Divertimento...”.

Così recitava il “cappello” dell’intervista all’amico Lallo comparsa nel numero di Giugno 2016 del nostro giornale. Fu uno splendido viaggio tra decenni di grandi opere, grandi iniziative e grandi realizzazioni che Lallo portò a compimento, offrendo specialmente a tutti i ragazzi degli anni ‘70, ‘80 e ‘90 la possibilità di vivere appieno le interminabili notti della movida oltrepadana, tra feste, comandate e create ad hoc, e serate indimenticabili, in tutti quei suoi spazi magistralmente gestiti, i suoi locali notturni, ove tutti noi, davvero rare le eccezioni, abbiamo ballato, cantato, bevuto e festeggiato, abbiamo incontrato belle compagnie per una o poche più notti, ma... dove molti si sono anche fidanzati, durante quelle stesse notti, ed ancora molti da li son partiti alla strutturazione della loro futura famiglia, divenendo adulti e genitori, ma sempre nel ricordo di quella gioventù strepitosa della quale Lallo Rosa è stato l’indiscusso protagonista.

Giancarlo Rosa è stato un uomo che ha conosciuto molta vita, e molto della vita, nel termine più esteso. Nipote e figlio di nonno e papà imprenditori milanesi, nel settore meccanico, e di una dolce mamma vogherese, un giovane Lallo vede la zia, all’anagrafe Maria Luisa ma per tutto il jet-set mondiale Ljuba, donna dalla bellezza inarrivabile e dall’infinita classe, vivere lo sfarzo più chic possibile!

Negli anni ‘50 zia Ljuba diviene la compagna di Ettore Tagliabue, petroliere e grande appassionato di ippica, famoso nel mondo quale proprietario di Ribot, il cavallo dei record. Ma lui è un bambino, che studia e gioca ancora con gli amici in cortile, e di queste cose non ne sa nulla. Ma è alla metà degli anni ‘60, quando Ljuba sposa il più potente editore europeo, ex Presidente della titolatissima squadra di calcio del Milan, produttore di capolavori cinematografici dei più grandi registi italiani, Andrea Rizzoli, che Lallo “volta pagina”. Per meglio dire, a scanso di equivoci, è allora che inizia a guardare il mondo da un’altra prospettiva; e mi par logico, aggiungerei.

In quegli anni adolescenziali e della prima maturità, Lallo e Lella, l’adorata sorella, passano lunghi periodi ospiti di zia Ljuba nella sfarzosa villa La Tour St. Hospice in Saint-Jean-Cap-Ferrat, in Costa Azzurra. Lallo si diverte molto, conoscendo personaggi della politica, dell’industria, della finanza e dello spettacolo a livelli intercontinentali, tanti nomi che rimarranno scritti nei libri storici dell’umanità, ma... il richiamo oltrepadano, il ritorno a casa, nella sua Voghera, con gli amici di sempre non lo abbandonerà mai. Certo è, come ha sempre ammesso, che quegli anni incredibili acuiranno in lui la curiosità e la ricerca che riverserà nel suo lavoro per antonomasia: creare locali notturni e luoghi di incontro e di  divertimento. E così, girando in auto un pomeriggio tra le strade collinari interne di Godiasco, s’imbatterà in questa collinetta, come lui la chiamava, verde ed irregolare, ma con la quale inizierà un vero sentimento d’attrazione fatale: era la metà degli anni ‘70 e, di lì a poco, quella collinetta sarebbe divenuta “La Foresta”, che personalmente ritengo il suo capolavoro. Ovviamente, con già in mente colori ed arredi, sull’ispirazione de “La Siesta” di Nizza, strepitoso club dall’importantissimo parterre clientelare, tanto frequentato nei soggiorni monegaschi, sulla cui pista da ballo spesso si scatenava in compagnia della fantastica Jane Fonda! Ma, a mio parere e senza timore di smentita, non è solo questo che la Costa Azzurra imprime nel suo dna.

Lallo affina, nel confronto con persone di grande eleganza, le doti empatiche, la cordialità, la gentilezza, la garbatezza, e quel suo aperto sorriso dolce, sincero coinvolgente che diventerà la sua “arma” principale nel contatto con le migliaia di clienti delle sue Aziende. Sì, credo che Lallo abbia imparato a “fare il gestore” così, confrontandosi quotidianamente con le amicizie di zia Ljuba ai Casinò, al Beach, al Jimmy’z, allo Sporting Club, al Cafè de Paris, a St. Tropez, a Milano, etc., ed in tutte quelle brillanti feste su barche di lusso ed in residenze di altrettanto sfarzo.

Glielo leggevi addosso, in quella sua eterna disponibilità e generosità, in quel modo “raccolto” di muoversi, in quel tono della voce sempre misurato, leggero, conviviale. Ed un’altra dote, speculare, certamente arrivava da quel mondo: l’ironia e l’autoironia. Finissime, talmente sottili, moderate e pungenti, a volte, da “doverci pensare” per alcuni secondi prima di comprenderle appieno.

Era un uomo divertente, Lallo, istrionico, specialmente nei racconti della “Vita a Corte”, come noi ragazzi, amici, definivamo il mondo monegasco, le sue avventure, le sue conoscenze. Ma riservato e modesto: non era mai lui ad iniziare quei racconti. Anzi, talvolta si avvertiva nell’aria che li portava sulle spalle quasi come un peso, una cosa capitata ma fuori dal suo controllo e dal suo volere intimo; perché il suo vero desiderio era sempre creare i presupposti, tra amici e conoscenti, per creare divertimento, spensieratezza. Non voleva essere guardato come il “Nipote di”. Voleva essere Il Lallo della Foresta, dello Sporting, prima ancora del Tannhauser, ed ancora del Jessica, del Rick’s, e delle tante altre avventure professionali nelle quali ha coinvolto e resi partecipi una moltitudine di amici, conoscenti e sconosciuti. Creando, ancora una volta devo usare questo termine, anche parecchi futuri professionisti del settore semplicemente dalle sue intuizioni. Al termine della cerimonia funebre, svoltasi presso il Duomo di Voghera in un soleggiato pomeriggio, Davide e Claudio, due storici amici comuni, hanno coralmente espresso un pensiero che racchiude molto dell’ultimo concetto: “ci ha cresciuti tutti”. Grande verità. Ci ha davvero cresciuti tutti, sotto molti aspetti. Unitamente all’amico Aldo che, indicando il feretro, istintivamente mi ha detto “anche un po’ della tua vita è lì”... non esattamente, caro Aldo: non “un po’”. Moltissimo, della mia vita. Lallo mi ha insegnato tanto, ed ancor più, talvolta senza accorgersene, ha messo in condizione la mia esistenza di essere diversa, un’altra cosa rispetto al triste, provinciale progetto di partenza.

è stato per me una persona importantissima. Di ciò, non potrò mai smettere di ringraziarlo, tra i miei pensieri. Porgo le condoglianze più sentite, personali e della nostra testata, alla moglie Simona, ai figli Valeria e Riccardo, alla sorella Lella ed ai perenti tutti. Ed anche al nostro territorio tutto, che ha perso un grande nome, un  Protagonista.

Ora, asciugandomi le lacrime, manderò in stampa questo semplice ricordo e, come avremmo fatto tanti anni fa, uscirò di casa nella speranza di incontrare un amico per bere una cosa, e probabilmente parlare di te. E così come tanti faranno, porterò per sempre il tuo ricordo scolpito nel cuore. Ciao, Lallino...

di Lele Baiardi

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