Martedì, 23 Aprile 2019

BRONI - STRADELLA - «È UN MOMENTO IN CUI LA FISARMONICA NON HA L’APPEAL DI QUALCHE TEMPO FA»

Debora Sbarra e la sua fisarmonica, un connubio indissolubile. Un amore nato da piccola e che è cresciuto sempre più, fino a far diventare la musicista un vero e proprio simbolo. La Sbarra, classe 1976, è riuscita infatti a farsi conoscere e a portare lo strumento tradizionale stradellino in giro per le piazze italiane e in tv.

Debora, come è nata la sua passione per questo strumento?

«è nata semplicemente tramite mio padre e mio nonno che suonavano la fisarmonica. Quando sono nata io si facevano le classiche festicciole tra amici della mia famiglia: mio padre suonava e io cantavo. Sono così nata e cresciuta con questa passione per la musica folkloristica. A dieci anni, poi, ho deciso che mi sarebbe piaciuto suonare e mi ispirava il pianoforte, ma alla fine non c’è stato un approccio come doveva esserci. Si parlava all’epoca di Conservatorio e io non lo volevo fare: quindi a quell’età mi sono messa in spalla per la prima volta una fisarmonica».

La scelta è stata giusta…

«In effetti è nato tutto per scherzo. C’era anche un cugino di mio papà che ogni tanto gli dava qualche lezione e ho iniziato a prendere lezioni anche io. All’inizio era una cosa costante, poi ho cominciato a gestirmi da sola, ma chiaramente non era semplice e devo dire che ho fatto anche un po’ di danni! Dopo un paio di anni passati così... ho provato la scuola di musica a Stradella, con il Maestro Masiero. Appena mi ha sentito suonare ricordo che mi disse “Sei molto brava, ma adesso dobbiamo ricominciare tutto da capo”. Quindi ho fatto davvero così, ho seguito i consigli del Maestro e ho notato che più le cose erano complicate e più mi piacevano. Si è aperto davvero un mondo per me».

Ha lasciato perdere definitivamente il pianoforte?

«Non nascondo che ho studiato anche quello! Mi era rimasta questa idea e devo dire che mi ha aiutata poi molto anche con la fisarmonica, perché tutte le tecniche imparate sul piano mi sono servite automaticamente sull’altro strumento. Ho avuto esclusivamente dei vantaggi in questo».

Ha fatto concorsi?

«Quando ero piccola, fino ai 15/16 anni. Sono stata a Pianello Val Tidone, poi a Cosenza. Mi piacevano perché erano delle sfide, dei piccoli esami, che mi potevano portare qualcosa di positivo. Potevo essere a contatto con altre persone e conoscere nuovi mondi. Quando poi ho iniziato a insegnare ho portato un paio di mie allieve a questi concorsi».

E qui si apre il capitolo insegnamento…

«Sì, abbiamo aperto con Romina Vavassori l’Accademia Musicale di Stradella. Ormai sono tanti anni che c’è questa scuola e gestisco la classe di fisarmonica, organetto e la parte teorica di solfeggio. Poi c’è il laboratorio di fisarmonica, sempre a Stradella, alle scuole medie che gestito da me: sono lezioni di gruppo, una volta alla settimana. Poi insegno anche a Casorate Primo e a Mairano nelle scuole musicali».

Ci può spiegare cosa prova mentre suona e mentre insegna?

«Quando suono diciamo che io e il mio strumento diventiamo una cosa unica. Faccio a volte cose virtuosistiche, ma mi piace molto di più la semplicità e l’immedesimarmi nelle parti. La maggior parte del pubblico che mi segue mi dice sempre che la fisarmonica con me parla! è il mio trionfo più grande. Per quanto riguarda la parte dell’insegnamento, invece, diciamo che non guardo mai il limite dell’età, soprattutto perché in questo periodo sono sempre di più le persone dai 50 anni in su che si avvicinano allo studio di questo strumento. A volte provo un sentimento di ‘quasi delusione’ perché magari capita di dover fare più volte di seguito le stesse cose, perché non c’è mai tempo a sufficienza o perché con i ragazzi delle scuole medie bisogna ripetere perché magari qualcosa non è chiaro: lì mi sento un po’ sconfitta per non essere riuscita a trasmettere il mio sapere e non essere arrivata subito al risultato. A volte, invece, ci sono momenti fantastici in cui tutto riesce e gli allievi sono felicissimi».

Debora, lei ha inciso anche dei cd…

«Ne ho fatti quattro. Ho sempre scelto nei miei lavori di fare una parte dedicata alle canzoni inedite perché logicamente ci si deve sponsorizzare e far capire il proprio gusto, e l’altra parte di canzoni classiche».

è spesso anche ospite in trasmissioni televisive.

«Sì, partecipo ogni tanto alla trasmissione di Sabrina Musiani ad Antenna Tre e poi sono stata anche negli studi di Canale Italia».

E poi naturalmente la si può trovare nelle varie piazze durante le feste di paese estive…

«Sì, è una cosa che richiede molto sacrificio e passione, ma che da anche molte soddisfazioni».

Come vede questo periodo per la fisarmonica?

«è un momento in cui la fisarmonica non ha l’appeal di qualche tempo fa. Forse servirebbero più cose, più eventi, ma magari è solo un periodo di stallo e poi si ritornerà come prima. Io lo spero e non mollerò mai».

Il fatto di arrivare dall’Oltrepò ha mai rappresentato un ostacolo per lei?

«Secondo me no. Dipende sempre come uno imposta il proprio lavoro. Io sono originaria della Calabria, ma sono cresciuta qui… non mi sfiora l’idea di ripartire da zero in un altro posto, ma non avrei problemi. Non è che devi studiare a Londra per avere chissà quale successo: se ci sai fare, sai essere cordiale e brava con tutti, disponibile, allora il lavoro lo puoi fare ovunque e arrivare da qualsiasi posto».

di Elisa Ajelli

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