Lunedì, 20 Maggio 2019

STRADELLA - «OGNI COMUNE DELL’OLTREPÒ HA AVUTO ALMENO UN CADUTO, UN REDUCE O UN DISPERSO IN RUSSIA»

La Campagna Italiana di Russia rappresenta una delle pagine più cruente della partecipazione italiana alla seconda Guerra Mondiale, iniziata nell’agosto del 1941 e terminata con la tragica ritirata del gennaio 1943. Inizialmente l’esercito italiano fu presente per volontaria partecipazione di Mussolini con 65.000 uomini del CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia), con l’idea di essere il primo alleato tedesco e potersi fregiare del supporto al Reich nell’Operazione Barbarossa, inizialmente pensata come vincente. Successivamente, dopo le prime sconfitte, venne costituita l’8a Armata, denominata ARMIR (Armata Italiana in Russia) composta da 230.000 unità. Le sorti della Campagna Italiana di Russia sono ben note. Il 9 agosto 1946 a Roma, presso lo studio del Notaio Dott. Ignazio Arcuri, alcuni reduci della Campagna di Russia costituirono l’UNIRR - l’Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia, con lo scopo principale di ottenere dal governo russo la possibilità di rimpatrio dei prigionieri e delle salme dei caduti. Il numero preciso dei morti e dispersi non è mai stato possibile calcolarlo precisamente, ma studi effettuati dall’UNIRR nel corso degli anni stimano più di 90mila uomini. Tra il 1942-43 si ipotizza che l’Armata Russa catturò circa 70mila superstiti, di cui 22mila circa uccisi prima dell’arrivo nei campi di lavoro. Solo 10.032 dell’ARMIR riuscirono a tornare a casa. Abbiamo intervistato Carlo Brandolini, 65 anni, dipendente per il Comune di Stradella in pensione, nuovo presidente della ricostituita Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia, Sezione di Stradella e Oltrepò Pavese.

Quando è nata l’UNIRR di Stradella?

«La sezione UNIRR di Stradella esisteva già parecchi anni fa. Il primo nucleo dell’associazione nasce intorno alla metà degli anni 50 per volontà di un gruppo di reduci di Russia. Il primo Presidente fu il Dott. Civardi. A lui seguirono, nel corso degli anni, il Prof. Spairani, Enzo Parisi e Calderoni. Con la scomparsa degli ultimi reduci e degli ultimi presidenti, il labaro era passato alle Patronesse UNIRR Sacchi Anna e Ines Montini, fino al 2007/08. Successivamente il labaro era stato consegnato al Gruppo Alpini di Stradella e veniva portato nelle manifestazioni più importanti».

Per quale motivo avete deciso di rifondarla?

«Su stimolo della Presidenza Nazionale, in particolare del Vicepresidente Nazionale Vicario Luigia Fusar Poli, si è deciso di ripristinare la sezione stradellina. Dopo alterne vicende, il 29 dicembre 2018, presso la sala “Ugo Magnani” del Comune di Stradella, alla presenza del Vicepresidente Nazionale Vicario e del rappresentante del Sindaco di Stradella, la Dott. Federica Vannini, abbiamo ufficialmente riattivato la sezione nominandola UNIRR “Sezione Stradella e Oltrepò”, in modo da darle più ampia rappresentanza».

Quali obbiettivi vi siete posti?

«L’obbiettivo per me principale è quello di portare avanti e tramandare il ricordo dei reduci, prigionieri, caduti e dispersi nella Campagna Italiana di Russia. I libri di scuola trattano l’argomento in modo superficiale, senza andare a fondo, spesso commettendo errori o lacune. Questa tragedia andrebbe trattata più nello specifico, parlandone nelle scuole locali. Ogni Comune dell’Oltrepò ha avuto almeno un caduto, un reduce o un disperso in Russia. Altro nostro impegno sarà quello di recuperare dall’oblio le memorie storiche dei partecipanti a questa sfortunata pagina di storia, nello specifico ricercando e catalogando i decorati al valor militare della Zona».

Ad oggi, dopo pochi giorni, quanti inscritti vantate?

«Attualmente siamo una cinquantina, ma il numero è destinato a salire. Quotidianamente stiamo ricevendo richieste di informazioni e adesioni sia dai familiari che da semplici sostenitori. La nostra associazione è aperta a tutti coloro che vogliono collaborare o che abbiano informazioni utili alle nostre finalità comuni».

Secondo Lei, nonostante i numerosi anni trascorsi dalla fine della guerra, sarà possibile ottenere qualche informazione in più sui nostri caduti e dispersi?

«Certamente, le ricerche le stiamo sempre portando avanti. In passato gli archivi e i registri dei campi di prigionia, che i russi chiamavano in modo elusivo “ospedali da campo”, non erano accessibili, soprattutto per motivi politici ben noti. Con la Perestrojka di Gorbačëv alcuni archivi sono stati resi accessibili ed è iniziata una buona collaborazione tra Italia e Russia e gli ex paesi dell’URSS, la quale ha portato già nei primi anni novanta al riconoscimento e al rimpatrio di alcune spoglie. Il problema è che ora il 99% sono soldati ignoti. Le prime spoglie rientrate anni fa erano tutte riconoscibili, perché i caduti venivano seppelliti dai Cappellani militati e all’interno della cassa veniva messa una bottiglietta di vetro contenente i dati anagrafici e matricolari. Il tutto mappato con tanto di piantine precise che indicavano il luogo della sepoltura. Il problema è che esistono tantissime fosse comuni, in cui non ci sono solo soldati italiani. I cadaveri dei prigionieri venivano gettati tutti insieme: italiani, rumeni, cecoslovacchi, ungheresi sepolti a strati uno sopra l’altro. In questi casi è stato possibile stabilire la nazionalità di alcuni resti grazie ad alcuni brandelli divisa. Per non parlare poi di alcuni casi in cui, sopra le fosse comuni, è stato edificato senza alcun rispetto».

Collaborate con altre associazioni d’arma o locali?

«Innanzitutto collaboriamo strettamente con tutte le sezioni UNIRR limitrofe, ma anche con altre associazioni combattentistiche e di arma, tra le quali  l’Associazione Marinai di Broni Stradella, la Sezione Autieri Oltrepò Pavese, alcuni Gruppi Alpini e Sezioni dell’Associazione Carabinieri».

Avete in programma qualche iniziativa a breve?

«A maggio, durante la Visita Pastorale, nell’ambito di una manifestazione in ricordo dei reduci e caduti sarà benedetto il nuovo Labaro. L’idea è di istituire una manifestazione annuale itinerante, che si ripeta ogni anno nei diversi comuni dell’Oltrepò».

Quali sono le vostre aspettative?

«Cerchiamo di lasciare una testimonianza per le nuove generazioni, con l’augurio che la sezione si rinnovi e abbia sempre più adesioni. La Campagna di Russia è una triste pagina di storia che non va dimenticata».

 di Manuele Riccardi                       

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