Lunedì, 20 Maggio 2019

SANTA MARIA DELLA VERSA - «CESARE FARAVELLI ERA UN GRAND’UOMO... HA DATO DA MANGIARE A TANTA GENTE»

La Valle Versa agli inizi del ‘900 poteva vantare il primo esempio di “azienda moderna”, perchè a detto degli abitanti più anziani di Soriasco, il Sig. Cesare Gustavo Faravelli nato nel 1872 e morto all’età di 94 anni (nel 1966), è stato un lungimirante ed intraprendente agricoltore, nonché fondatore della Cantina Sociale di Santa Maria della Versa (1905). Faravelli fu un uomo dal carattere forte con idee innovative, tutto ciò unito ad una qualità essenziale per un uomo pubblico, ovvero quella di saper lavorare in squadra, accettando suggerimenti e affrontando con obiettività i problemi. Inoltre, nel 1953 fu proclamato Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Luigi Scotti – classe 1943 – e Giovanna Beltrami – classe 1934 – hanno lavorato e dedicato parte della loro vita nell’azienda del “Signor Cesare”, come lo chiamano loro... nello specifico, Luigi si è dedicato dapprima ai campi e poi alla raccolta della frutta, mentre Giovanna si è occupata delle galline.

Luigi che ricordo ha di quegli anni?

«Per me è stato un periodo molto bello – dice con la voce strozzata dall’emozione - gli anni più belli della mia vita li ho trascorsi a Soriasco. A quei tempi c’erano persone in grado di lavorare, facevano le cose fatte bene; se un giovane voleva imparare, qui c’era tanto da imparare... era un’azienda modello. Non era solo la raccolta delle mele, c’erano gli animali (galline, conigli, maiali, mucche ecc.), si faceva il burro e il miele, si coltivavano le rose. La mia prima estate l’ho trascorsa nei campi e nei vigneti, mentre la mia prima raccolta delle mele l’ho fatta nel 1959; poi sono andato a militare e, una volta rientrato, sono tornato a lavorare ancora in questa grande azienda per un bel po’ di anni (fino al 1971). Quando ho iniziato eravamo in 14 ad occuparci dei trattamenti della frutta...poi c’era chi si occupava delle stalle, chi delle galline – come Giovanna – chi dei conigli, chi faceva il burro, chi il miele e chi si dedicava alla coltivazione delle rose baccarà, una qualità molto bella, che venivano vendute ai fioristi delle zone. Si facevano anche i mangimi per gli animali. Io ho imparato un sacco di cose, cose che i giovani d’oggi possono appena immaginare. I giovani li aiutavano, volevano che lavorassero e imparassero. Oggi non è più così...i giovani sono solo numeri, si è perso il contatto umano!».

Che tipo di persona era Cesare Faravelli?

«Cesare ha trasmesso il suo sapere; inoltre era preciso – pagava ogni settimana – ed ha aiutato tante persone. Lui aveva delle vedute imprenditoriali davvero avanzate per l’epoca. Non era sposato, non aveva eredi... aveva due fratelli, che facevano altri lavori, ma che non c’entravano con l’azienda. Era un grand’ uomo... ha dato da mangiare a tanta gente, non solo di Soriasco... arrivavano fin dal piacentino per lavorare.Ha creato la Cantina Sociale di Santa Maria, ma anche il tramvia elettrico che collegava Stradella a Santa Maria, il Ponte della Becca, la società del gas, l’asilo e la scuola a Soriasco... ha fatto tanto per la comunità. La Valle Versa l’ha fatta lui! Nel 1951 fu anche eletto Sindaco di Santa Maria della Versa». 

Giovanna, lei invece che ricordi ha di quegli anni?

«Io mi occupavo delle galline, delle ovaiole... accudivo i pulcini appena nati e questi poi venivano rivenduti. Ho iniziato da ragazzina, quando avevo 12 anni; i tempi erano diversi: le famiglie erano povere e per mangiare, anche i più piccoli dovevano lavorare. Ho conosciuto personalmente Cesare... era come mio padre. Era una persona buona e ha fatto tanto, per tante persone. Durante la guerra, ci accoglieva tutti (noi bambini) a casa sua... e dava da mangiare anche ai tedeschi... non ci hanno mai fatto del male. Una volta era diverso. Se qualcuno aveva la possibilità di aiutare la comunità, lo faceva (ci guadagnava giustamente), ma distribuiva il tutto su tutti... non come i politici di oggi! Una volta c’era la fame, ma si era più allegri e più onesti».

Luigi tornando alla raccolta della frutta, per esempio, le mele le vendevano?

«Sì certo; sia ai privati, ma anche ai negozi della zona. Il profumo che emanavano queste mele non potete neanche immaginarlo... le mele erano piccoline, ma erano profumatissime e gustosissime. Sapevamo davvero come coltivarle... ricordo che veniva un professore dell’Istituto Gallini di Voghera, e cercava di capire come fosse possibile realizzare un prodotto di qualità come quello. Facevamo anche il vino buono... l’uva è più semplice e meno impegnativa rispetto alla frutta».

Luigi il suo era un lavoro duro?

«Raccoglievo mediamente 15qt di frutta da ciascuna pianta. Era un lavoro duro... arrivavo a casa alla sera dalla mia famiglia, distrutto e infreddolito».

Quante persone hanno lavorato per quest’azienda?

«Negli anni, tra quelli fissi e quelli di passaggio, saranno stati migliaia, venivano da ogni parte della vallata, fin dal piacentino».

Giovanna come è cambiata l’azienda quando è stata ceduta al Clero?

«Verso l’inizio degli anni ‘60, Cesare ha ceduto l’azienda al Clero, precisamente alla Congregazione Sacra Famiglia di Nazareth di Brescia, e da qui è iniziato a cambiare tutto: volevano risparmiare sulla manodopera e non avevano lo spirito imprenditoriale del Sig. Cesare».

Luigi e Giovanna siete mai saliti sul tramvia elettrico?

«Sì, una volta sola! Approfittiamo di questo perchè, una persona di nostra conoscenza vorrebbe realizzare un modellino ed è difficile stabilire quale sia il colore originale del tramvia e, visto che le foto sono in bianco e nero e noi anziani fatichiamo a ricordarcelo, vorremmo fare un appello per risolvere questo “mistero”».

 di Silvia Cipriano

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