Giovedì, 21 Novembre 2019

VOGHERA - LA STORIA DELLE MOTO VOGHERESI È IN VIA SANT’AMBROGIO

C’è un negozio di moto a Voghera dove tutti gli appassionati oltrepadani sono stati almeno una volta. è sempre lì da quando ha aperto, al civico 38 di via Sant’Ambrogio: il concessionario Lando Nobile dal 1967 è un punto di riferimento per tutti gli amanti delle due ruote. Un negozio-officina che è anche e soprattutto un affare di famiglia. Prima il padre Lando, oggi il figlio Diego, da oltre 50 anni la stessa passione, la stessa meticolosa attenzione per il dettaglio con un fine unico: servire al meglio il cliente per fidelizzarlo, farlo sentire accudito e unico. Non fosse così, al giorno d’oggi un piccolo negozio di provincia non avrebbe resistito.

L’entrata con vetrina dà sulla centrale via Sant’Ambrogio, ma i clienti più affezionati si affacciano anche dal retro, da via Pisacane, percorrendo la vietta non asfaltata che conduce direttamente alla porta dell’officina. Moto sparse qua e là e varcata la soglia, l’odore  inconfondibile della mòrchia, il grasso sedimentato dell’olio per motori che in un’officina che si rispetti non può mancare. Entrate e a un certo punto salterà fuori Diego Nobile, che vi verrà incontro con tutta la sua cordialità.

«Per fare quattro chiacchiere andiamo in ufficio» ci dice, e ci porta in una saletta attigua al negozio vero e proprio, dove sembra che il tempo si sia fermato agli anni ’60. Non solo per gli arredi e gli infissi, ma anche per il numero impressionante di foto d’epoca che costellano le pareti. Moto, motociclisti, scatti di gare, personaggi pubblici, campioni di motociclismo come Giacomo Agostini. Ce n’è per tutti i gusti.

Diego Nobile, quando è cominciato tutto?

«è partito tutto da mio padre Lando. Ha iniziato in giovane età, nel periodo bellico, come garzone nel periodo estivo presso un riparatore di biciclette, avendo sin da giovane la passione per la bici. Da lì è passato ai motori sempre come garzone e in seguito socio presso un’officina in via Gramsci a Voghera. Successivamente, dopo la metà degli anni cinquanta,  in società con Marco Marconi ha aperto la Commissionaria Motom in via sant’Ambrogio 38 da cui tutto ha avuto inizio. A partire dal 1967 poi è diventato unico titolare della Concessionaria Moto, attiva fino ai giorni nostri, con il passaggio di consegne a me nel 2014».

Lei da quanto tempo lavora al negozio?

«Ufficialmente dal 1997, ma ci sono cresciuto dentro, fin da quando ero bambino».

Com’è cambiato il mercato in tutti questi anni?

«Dall’alto della nostra esperienza possiamo dire che il mercato motociclistico  alterna periodi di boom a periodi di crisi. Si va da quella del 1974 che ha spinto all’acquisto di biciclette e ciclomotori, al successivo ingolfamento del mercato, fino a ritrovare splendore ad inizio anni 80, per ricadere nuovamente in crisi nei primi anni 90. dopo la spinta degli ecoincentivi dei primi anni 2000 si è ricaduti nella solita crisi di saturazione del mercato e aggravata dalla crisi economica e dai costi in media elevati dei motocicli, tecnologicamente sempre più evoluti e interconnessi.

Naturalmente bisogna essere positivi e sempre propositivi. Prima o poi ci sarà una ripresa economica e con essa la ripresa del mercato motociclistico e occorre farsi trovare pronti con i prodotti giusti».

Com’è cambiato il  cliente oltrepadano negli anni?

«Un tempo l’attività maggiore era concentrata tra maggio e ottobre, si vendeva al termine delle scuole in prospettiva dell’estate. Un tempo la motocicletta era il regalo più ambito, oggi probabilmente i ragazzi preferiscono il telefonino. In generale poi è cambiata la gestione del tempo: prima si lavorava parecchio il sabato, le persone erano libere e venivano in negozio. Oggi il sabato capita di restare aperti senza vedere un’anima. Il mondo è sempre più frenetico, si vuole fare sempre più in fretta e le abitudini di un tempo sono tutte cambiate. Viviamo l’imprevedibilità».

Di moto però se ne vendono più oggi o in passato?

«Sicuramente di più negli anni d’oro, diciamo nel ventennio tra l’80 e il 2000. Arrivavamo a 100 moto all’anno di cui 25 o 30 solo alla Fiera dell’Ascensione. Oggi ne vanno forse la metà. Più in generale si fanno meno chilometri, lo vedo perché tanti clienti vengono da noi per la manutenzione. Vent’anni fa si facevano 15 o 20mila km all’anno. Oggi 1.500, forse 2mila. I tempi sono cambiati, ci si prende sempre meno tempo per se stessi».

Prima ha nominato la Sensia, di cui voi siete anche un espositore storico, dato che avete partecipato praticamente a tutte le edizioni fin dall’apertura nel 1967. è corretto?

«Abbiamo saltato solo quella dell’anno del commissariamento e forse un’altra ancora, altrimenti ci siamo sempre stati».

Com’è cambiata la Fiera negli anni?

«Oggi è meno incentrata sul prodotto locale, ci sono tanti espositori che vengono da fuori. Diciamo che è meno sentita la “vogheresità” al suo interno».

Si vende sempre?

«Più che altro diciamo che oggi la Sensia serve per farsi pubblicità o suscitare interesse.

In passato si chiudevano vendite già nei giorni di esposizione, oggi magari si trovano potenziali clienti che però non comprano subito, ti dicono che passeranno poi in negozio».

Ritenete che sia ancora una vetrina utile per una realtà del territorio?

«Sicuramente dà visibilità, però per quanto riguarda il riscontro è sempre un punto interrogativo. Una volta si investiva senza troppi pensieri perché si sapeva che si sarebbe rientrati con sicurezza. Oggi resta sempre il dubbio».

I costi sono aumentati?

«Da quando l’organizzazione è stata affidata a una società esterna sì, logicamente anche loro devono ritagliarsi la loro fetta di guadagno».

Torniamo al negozio. Suo padre Lando, recentemente scomparso, aveva anche una sua scuderia per le corse. Qualche nome illustre è passato da queste parti?

«Sicuramente il personaggio più vincente ad aver iniziato a correre con le moto di mio padre è stato Giovanni Sandi, che come responsabile tecnico ha vinto 7 titoli mondiali tra Moto Gp e SuperBike. Uno con Harada in 250, quattro con Biaggi (3 in 250 e 1 in SBK ndr), due con Jorge Lorenzo in 250».

Che ricordi ha di quel periodo e di Sandi?

«Praticamente frequentando l’officina e correndo con la scuderia di mio padre Sandi ha accumulato esperienza sulle moto e dopo aver terminato di gareggiare ha iniziato come meccanico presso alcuni Team a livello nazionale.

Passato al Team Italia della Federazione Motociclistica Italiana ha vinto nel 1986 il Campionato Europeo classe 500 con il pilota romano Massimo Messere. Giovanni per motivi di comodità logistica ha effettuato le manutenzioni della vittoriosa Honda RS 500 3 cilindri tra una gara e l’altra di quel Campionato proprio nella nostra officina. Ricordo la moto ogni volta completamente smontata in ogni sua parte  e accuratamente rimontata dopo aver verificato e sostituito le parti soggette ad usura, a testimonianza che i risultati si fanno oltre che con la bravura del pilota anche con la cura dei dettagli.

Ricordo di aver contribuito allora 15enne,  alcune volte a lucidare a specchio il telaio in alluminio. La corona d’alloro di Campione Europeo, insieme a quelle di alcune vittorie, è appesa su una parete del negozio».

Qual è il segreto che vi ha permesso di essere tanto longevi?

«La nostra mission è la soddisfazione del cliente finale, al quale forniamo una assistenza qualificata ed un prodotto di elevata qualità ed affidabilità prediligendo sempre un costo contenuto. Da sempre utilizziamo e vendiamo prodotti di sicura qualità ed affidabilità e con un elevato rapporto qualità prezzo. Selezioniamo i prodotti e li testiamo prima di decidere di venderli al cliente finale. Il credere nel prodotto che vendiamo è testimoniato nel corso degli anni dalla scelta di nuovi marchi che si sono affacciati sul mercato e che nel giro di pochi anni si sono affermati ai vertici delle vendite».

Qualche esempio?

«Innanzitutto va detto che mio padre è stato uno dei primi a utilizzare per la sua scuderia moto giapponesi, mentre tutti gli altri utilizzavano brand italiani o austriaci. Poi negli anni 50 Motom, anni 60/70 MV Agusta, dal 1976/1978 Aprilia e Cagiva (prima H.D. Cagiva), dal 1985 Ducati e Husqvarna , dal 1997 Derbi e Kymco...primi anni ‘80 Caschi Bieffe. Ed ora crediamo fermamente oltre che nel  prodotto Kymco anche  in F.B. Mondial e nell’olio Eneos».

Oggi che il mercato è cambiato come si fa a restare al passo?

«Noi lavoriamo molto su internet. Ci siamo specializzati nel fornire pezzi di ricambi nuovi per moto vecchie ad esempio. E’ un mercato in cui riusciamo a tenere il passo».

Più in generale come vede, da commerciante, il commercio vogherese?

«Un disastro mi viene da dire. I costi degli affitti sono decisamente alti, come testimoniano i negozi vuoti e in generale, anche in centro non c’è più passaggio. Una volta via Sant’Ambrogio era una bella vetrina, oggi neanche più la via Emilia la è».

Mai pensato di trasferirvi?

«Impensabile, con tutta l’attrezzatura che abbiamo qui dovremmo star chiusi dei mesi per spostare tutto».

Potesse farlo dove andrebbe?

«Restando a Voghera credo che oggi la zona con maggior passaggio sia via Piacenza».

Quali sono le prospettive future per il vostro settore?

«Una spinta potrebbe arrivare  dall’imminente introduzione dei mezzi elettrici, in attesa degli incentivi statali all’acquisto. Un’altra strada che consente di mantenere prezzi alla portata di tutti e un ottimo livello di qualità e la scelta di motocicli prodotti in Cina sotto il controllo delle Aziende europee. Ormai tutte le aziende motociclistiche hanno la gran parte della loro produzione decentrata nel Far East (Cina, Vietnam, Taiwan, India), che è un mercato sempre vivo e che consente numeri che in Europa sono inimmaginabili».

La più grande soddisfazione da esercente?

«L’aver inculcato la passione per le moto in tanti adolescenti».

di Christian Draghi

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