Sabato, 15 Giugno 2019

STRADELLA - «IL PROBLEMA PIÙ GRANDE IN UNA SOLA PAROLA? LA MANCANZA DI UNA CULTURA DELL’IDENTITÀ»

Lo psicologo di Stradella, Giuseppe Marino, ha realizzato, fra il 2017 e il 2018 un importante progetto che ha coinvolto numerosi abitanti di Stradella e dei comuni limitrofi, nella rielaborazione delle famose favole di Esopo. Il dottor Marino ci vuole spiegare in che modo si sono svolti gli incontri e il loro argomento principale, che ha poi tradotto in un libro che è appena uscito, intitolato per l’appunto, “Una vita da favola”.

Ci risentiamo a distanza di poco più di un anno per trattare nuovamente di quegli appuntamenti fra le favole e la psicologia di cui all’epoca ci aveva parlato e  che erano da poco iniziati. Ci rinfreschi la memoria, di che genere di progetto si tratta?

«Il progetto delle favole aveva come obiettivo quello di avvicinare le persone al mondo della psicologia. Le favole di Esopo sono state un ponte tra la teoria psicologica, spesso complessa, e un pubblico curioso di scoprire questa affascinante materia. Conoscere i labirinti della mente non è facile, se però ci riesci ti cambia la vita. Potersi orientare con serenità lungo i viali della psiche incide molto sul benessere personale. Le favole hanno spianato la strada».

Che tempistiche ha avuto il percorso di questa attività?

«Il progetto delle favole è durato circa un anno e mezzo. È cominciato con l’estate del 2017 e si è concluso con pubblicazione del libro “Una vita da favola”, avvenuta proprio poco tempo fa – appena prima di Natale».

Il progetto ha subito una mutazione rispetto all’idea iniziale che aveva, o ha rispettato gli “standard” che aveva scelto?

«Certamente. Il progetto è cresciuto e maturato nel tempo. In principio tutto l’impegno era indirizzato su Facebook. Ogni giorno pubblicavo sulla mia pagina una favola di Esopo. Tutti avevano la possibilità di commentarne la morale: così nascevano tanti confronti, tante discussioni e molte riflessioni. Dato il piccolo successo sul web, ho pensato che riproporre lo stesso format vis a vis potesse funzionare: e difatti così è stato. Abbiamo realizzato 10 incontri con 10 temi differenti di psicologia. È stato davvero una splendida esperienza!».

In quanti hanno partecipato e che tipo di partecipazione è stata? Si trattava di incontri privati o di gruppo?

«Agli appuntamenti poteva partecipare chiunque, ma senza che si superassero le 25 persone ad incontro. L’intenzione era quella di creare un luogo di confronto, una chiacchiera serale attorno a un fuoco immaginario. Volevo che i partecipanti potessero dialogare di psicologia, arricchendo le ore con tanti spunti su cui riflettere. È stato davvero stupendo: ad ognuno di loro va un carissimo ringraziamento perché tutti hanno davvero contribuito a rendere speciale ogni minuto passato assieme».

La pubblicazione del libro, che è stata alla fine consequenziale al progetto, era un’idea che aveva fin dall’inizio, o è stata solo uno dei risultati più diretti della sua conclusione?

«L’idea c’è stata quasi da subito, ma i gruppi d’incontro hanno decisamente motivato questa scelta! Le ore passate assieme ai partecipanti hanno arricchito enormemente le pagine del testo. Le difficoltà emerse, i dubbi, le domande, tutti i crismi e le curiosità emersi dagli incontri sono stati semi importanti per coltivare l’idea di un libro di psicologia rivolto a tutti. Grazie a questi contributi, così policromi e differenti, nasce “Una vita da favola”, un testo in cui ognuno può trovare tanti spunti per affrontare con il sorriso la propria quotidianità».

Ci parli esattamente del libro, il tema principale immagino sia il collegamento delle favole di Esopo con la vita reale di tutti i giorni, ci faccia qualche esempio.

«“Una vita da favola” parla della vita di tutti i giorni, utilizzando le favole di Esopo per aiutare chi legge a comprendere con facilità i macro-temi della psicologia. Un esempio? La favola della tartaruga che batte la lepre alla gara di corsa può aiutarci ad affrontare il tema del “limite”; la volpe che non si sforza a raccogliere il grappolo d’uva è un ottimo incipit per parlare di motivazione, ma anche di responsabilità. E così via. Il libro parla di figli, genitori, lavoro, sport e fobie dei piccioni. Ci sono capitoli sull’amore, sulle relazioni, sulla depressione e sull’ansia; ma anche sulla gioia e la felicità e tanto altro ancora. Per ogni argomento c’è il parallelismo con una o più favole di Esopo. Insomma, “Una vita da favola” è un piccolo vademecum su come affrontare la quotidianità».

A chi si è appoggiato per la pubblicazione? Come funziona, in un contesto come il nostro dell’Oltrepò, quando si intende pubblicare un libro?

«La pubblicazione non è che l’ultimo step della redazione di un libro. Non è così difficile trovare una casa editrice o una soluzione ottimale per poter dare alla luce il proprio testo. L’importante, come in molte cose, è desiderare fortemente di raggiungere un obiettivo ed affiancare al sogno una buona strategia e tanto tanto impegno».

Parlando più in generale della sua attività di psicologo, che cosa ci può dire del nostro Oltrepò. Quali sono le problematiche maggiori che riscontra nella società che ci circonda?

«L’Oltrepò è una terra di mezzo. Vive a metà tra gli influssi di Pavia e Piacenza, sente sui fianchi lo sfrecciare delle autostrade e può rifugiarsi tra le verdi creste degli Appennini o sulle rive del grande fiume. La sua natura fa del nostro territorio una bilancia i cui bracci non riescono a trovare mai il giusto equilibrio tra innovazione e tradizione, apertura e custodia. Io credo che questa altalena sia un valore immenso che non riusciamo a sfruttare. Per tanti aspetti siamo lo specchio di una realtà che scavalca i confini dei nostri colli. Il problema più grande in una sola parola? La mancanza di una cultura dell’identità».

Ha intenzione di proseguire con altri progetti nel corso del nuovo anno?

«Certo. Sicuramente punto molto sul format di questo libro: credo sia davvero efficace. Dovunque potrò riproporrò volentieri qualche incontro tra favole e psicologia. Già ho ricevuto alcune belle proposte. Tra i nuovi progetti c’è quello in collaborazione con Don Cristiano, vice-parroco di Stradella, di un ciclo di 7 incontri sulla Genesi e gli aspetti psico-pedagogici ed antropologici che può regalare la lettura del primo libro della Bibbia. In cantiere ho qualche idea per i giovani, qualche bozza su un percorso per supportare i liberi professionisti e un progetto sull’affettività. Sono comunque aperto a nuove proposte e collaborazioni».

Sappiamo che poco tempo fa è andato in scena anche uno spettacolo teatrale, presso il Teatro Sociale di Stradella, in cui ha partecipato, ce ne può parlare?

«La domenica, in collaborazione con la Croce Rossa di Stradella, coordino un laboratorio teatrale. Sono tutti ragazzi e giovani-adulti che hanno voluto impegnarsi in un percorso di crescita personale. Il laboratorio di teatro va ben oltre la semplice rappresentazione scenica. Durante le prove ci si mette davvero (gioco di parole) alla prova: si impara a lavorare assieme, a coordinarsi, a riflettere su se stessi e sulla propria natura. Il teatro permette di giocare alla vita, divertendosi e portando a casa ogni volta un grande insegnamento personale. A Dicembre siamo andati in scena con “Il Conte di Montecristo”; probabilmente ci saranno delle repliche, ma non siamo ancora certi. Stiamo aspettando alcune risposte».

di Elisabetta Gallarati

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