Lunedì, 25 Marzo 2019

STRADELLA - «IL RAPPORTO DIRETTO CON IL CLIENTE È FONDAMENTALE»

Da sempre uomini e donne utilizzano monili per distinguersi, manifestare il proprio potere, abbellire abiti e accessori. Da sempre i gioielli dicono qualcosa di noi. Nell’epoca della tecnologia informatica, dove il “nuovo” travolge il “vecchio”, un oggetto dal sapore antico, il gioiello, conserva il suo fascino e il suo mistero e resiste, tra continuità e innovazioni, all’usura del tempo. Forma d’arte e simbolo di status, arma di seduzione e ornamento sacro, il gioiello è, forse, la compiuta realizzazione del connubio uomo-natura. E, come tale, presuppone professionisti capaci di “sognare e di creare in grande”. Dietro un braccialetto, un anello e una collana, infatti, si nasconde un sapere artigianale che conferisce anima e spirito al gioiello e ne fa un segno imperituro.

A Stradella, nel suo atelier, abbiamo incontrato Giovanna Matassoni,  una donna che ha saputo trasformare la sua manualità in arte ed è riuscita a fare di quest’arte una professione.

Matassoni, lei ha avviato la sua attività qui a Stradella 23 anni fa ma non è di queste parti, come mai è arrivata in Oltrepò ed ha deciso di lavorare qui?

«Io sono nata a Bellaria-Igea Marina e mi sono trasferita qui per amore, nel senso che ho conosciuto mio marito che è oltrepadano e di conseguenza l’ho seguito a Stradella. Ho lasciato un piccolo negozio al mio paese e mi sono trasferita qui. Sono una persona che ha sempre lavorato fin dalla giovane età perché non mi piaceva molto studiare (ride). Ho frequentato per qualche anno il liceo ma poi ho abbandonato, ho fatto nel tempo corsi specifici per artigiani e ho aperto il primo negozietto di pietre e bigiotteria a Bellaria perché la mia passione viene molto da lontano in quanto mio nonno commerciava in gioielli ed io ne ho sempre visti molti, ero attirata dalla bellezza delle pietre e delle fatture pregiate. Per il mio compleanno dei 14 anni mio padre mi ha fatto trovare sul mobile del salotto una morsa impiantata, martello, pinza e seghetto e una bella lastra di ottone e da lì ho cominciato. Ho ancora queste cose che conservo con cura e che mi ricordano la gioia di quei momenti».

Mi diceva che ha seguito poi vari corsi da diversi maestri, c’è stato qualcuno che è stato importante per la sua formazione artistica?

«Sono andata prima di tutto ad imparare a saldare, poi mi sono sposata e mi sono dedicata per qualche anno a mia figlia e ad un certo punto, non riuscendo a star ferma ho fatto un corso a Milano dall’orafo e scultore Davide De Paoli che è stato importante per la tecnica non solo nell’ambito del gioiello. In seguito, grazie ad un’amica sono capitata a fare un corso a Bergamo presso Giampaolo Giardina, un artista a tutto tondo con una tecnica esagerata. Sono stata da lui  due anni facendo dei corsi settimanali e devo dire che è stato fondamentale per la mia formazione. C’è poi sempre stata la mia passione per le pietre e la predisposizione per questo mondo, mi piacciono i colori, i materiali, le forme».

Com’è arrivata ad aprire il suo atelier?

«Per me è stato un salto nel vuoto. Ho deciso di partire con la creazione di gioielli con una piccola vetrina e tanto laboratorio e di buttarmi per vedere come avrebbe funzionato. Sarebbero piaciute le mie creazioni? Non lo sapevo. Potevo far conto però  su di un’attrezzatura di laboratorio che era in grado servire una fabbrica e questo mi dava la possibilità di spaziare nel campo della produzione. E devo dire che, se sono arrivata fin qui, è perché sono riuscita ad incontrare il gusto delle mie clienti».

Lei crea le sue collezioni di gioielli, in base solo alle sua creatività oppure seguendo le tendenze della moda?

«Improvviso molto. Per un certo periodo ho seguito le tendenze della moda, seguivo le sfilate. In realtà devo dire che la storia si ripete, una stagione predilige il lungo, quella dopo  il corto, si passa dal colorato alla tinta unita, da grandi a piccole dimensioni. Spesso e volentieri le mie clienti mi lasciano carta bianca, mi dicono per esempio su quale abito devono mettere il gioiello. Mi piace sapere anche com’è fisicamente la persona a cui va ad esempio regalato un gioiello, il colore degli occhi, dei capelli. Un’idea giusta può scatenare un’emozione. Devo dire che i miei gioielli sono pezzi unici e riuscire a soddisfare la cliente con una creazione è per me un successo personale».

Lei pensa che il gioiello sia fondamentale per dare carattere ad un outfit?

«Il gioiello è quello che caratterizza prima di tutto una persona. Io cerco sempre di entrare in empatia con chi lo deve indossare. Molte volte ho pensato alla vendita on-line e non riesco ad avviarla proprio perché manca il contatto umano che per me è molto importante. Se si pensa che il gioiello viene acquistato o regalato per un evento o un momento importante  o magico della vita di una persona , a mio avviso, è fondamentale avere un rapporto diretto con l’acquirente.

Devo dire con orgoglio che ormai  i clienti che tornano nel mio negozio sono tutti amici, ci si siede a chiacchierare e , a volte , si riesce a dare anche un momento di svago guardando le pietre e i colori a persone che stanno passando un momento difficile».

Qual è il materiale che preferisce lavorare?

«Sicuramente l’oro che oggi lavoro meno, visti i tempi difficili, però quest’anno l’ho lavorato con piacere e l’ho venduto facendo delle creazioni alla portata di tutti. In questo momento sto facendo degli orecchini di seta e foglia d’oro. Mi piacciono molto i tessuti preziosi con i quali realizzo anche delle borsette. Le materie prime sono molto importanti, devono essere di gran pregio per la realizzazione di manufatti di classe. A volte mi ritrovo ad essere troppo avanti per i tempi con la mia creatività, lo dico con presunzione ma bisogna dare tempo al tempo, non bisogna avere fretta di imporre le proprie creazioni».

La sua clientela è solo locale?

«No, ho anche clienti che vengono da molto lontano. Mi conoscono per aver ricevuto in dono uno dei miei gioielli o per qualche mostra a cui ho partecipato come  ad esempio una mostra al Carousel du Louvre, “L’art shopping” molto conosciuta nell’ambito dell’arte. Sono stata a Londra con la Camera di Commercio per un progetto di Regione Lombardia sugli orafi della provincia di Pavia per una due giorni a contatto con gli acquirenti e questo mi ha permesso di ottenere  il premio per l’eccellenza orafa lombarda con la pubblicazione su di un catalogo con i più importanti orafi. Però a me piace molto rimanere qui nel mio microcosmo, sono i miei gioielli che vanno in giro con chi li indossa».

Non pensa che rimanere qui a Stradella abbia penalizzato la sua attività?

«Assolutamente no. Vivere qui mi permette di coltivare i miei rapporti personali che fanno parte della vita semplice che in realtà voglio fare con la mia famiglia, i miei cani. Se chiudo il negozio un giorno e incontro il cliente che mi ha cercata, prendo appuntamento per il giorno dopo senza problemi, non sono angosciata dai ritmi di una grande città. Vivo bene così e mi metto alla prova ogni giorno con diverse esperienze artistiche nuove. Mi piacerebbe che mia figlia seguisse le mie orme perché è molto portata. Quest’anno è molto impegnata perché dovrà sostenere l’esame di maturità ma se poi vorrà cimentarsi sono sicura che realizzerà delle bellissime cose nel campo della moda».

Secondo lei che cosa si potrebbe fare per aiutare l’artigianato e il commercio in questo Oltrepò pieno ormai di negozi chiusi?

«Fino a dieci anni fa la Camera di Commercio con la Regione  organizzava e promuoveva il commercio con grandi progetti anche all’estero che ora non si fanno più forse per mancanza di fondi. Le associazioni dovrebbero organizzare corsi rivolti all’artigianato e al commercio  per persone adulte. Spesso e volentieri poi, chi apre un’attività commerciale oggi non è abbastanza preparato a portarla avanti. Quando ho aperto il mio laboratorio io avevo fatto un corso dell’associazione commercianti che mi ha insegnato molte cose del settore. Al giorno d’oggi anche con la burocrazia non è facile destreggiarsi pur  avendo una piccola attività e quindi bisogna essere ben organizzati e conoscere bene il proprio lavoro».

di Gabriella Draghi

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