Mercoledì, 08 Luglio 2020
 

OLTREPÒ PAVESE - SEMPLICEMENTE... 30 ANNI DI SACHER QUARTET

Amici da una vita, Artisti da una vita, cantanti per passione ma con un livello professionale davvero alto, e tanto curriculum! Per ben due volte, nel corso del 2018, Ospiti dell’Ambasciata Italiana a Parigi, ci hanno raccontato 30 anni, quasi,  di canto d’assieme e tanti aneddoti! Signore e Signori: i Sacher Quartet! Presentatevi singolarmente, prima di procedere... Laura, se non vuol dichiarare l’età... «Ma figuriamoci! (sorride) Laura Marchesi, Classe 1965. Alfredo Turicci, 1966. Alberto Favale, 1958 (ovazione degli altri componenti...), Giuliano Ferrari, 1965...».

Sacher Quartet da quando?

«Da 29 anni, 6 Aprile ‘90 la prima esibizione! Sempre con la stessa formazione. Gli inizi avvengono grazie alla Chitarra Orchestra del Maestro Franco Boffelli, quando, dopo le prove come chitarristi, cominciavamo a cantare tra noi... Poi, sempre negli anni ‘80, abbiamo iniziato ad armonizzare vocalmente, studiando su brani già a più voci, come Crosby, Stills & Nash, oppure armonizzando brani anche italiani... ricordiamo “Poster” di Claudio Baglioni, per esempio...».

Sacher proviene dalla celeberrima torta austriaca?

«Oh yes! E dalle sapienti mani culinarie di Laura (risata). A fine-prove c’era sempre qualcosa di sfizioso... Si è rivelata un portafortuna! Fu in occasione di una serata con Giorgio Macellari e Betty Villani, alla quale fummo invitati da Betty ad esibirci, ed al momento di decidere un nome d’arte... Giuliano (Ferrari, n.d.r.) aveva profetizzato un prossimo cambio di nome, all’epoca, ma poi...».

Gli inizi sono stati qui, nella nostra zona, immagino...

«Sì, certo. Ci esibivamo alla Ca’ di Sass a Salice Terme, sempre a Salice anche alla Ragazza d’Ipanema, al Thunder Road di Codevilla… abbiamo inaugurato, nel 1995, L’Alcatraz di Voghera del caro Mimmo Bartilucci, dove avevamo sempre una serata ogni mese , o due... Abbiamo partecipato, nel ‘92/’93, a “UnTetto sotto le Stelle”, serate organizzate da Ron alle Rotonde di Garlasco per raccogliere fondi per il Santuario delle Bozzole, spesso in compagnia di Biagio Antonacci, anche. In quegli anni ci accompagnavamo anche strumentalmente da noi. Poi abbiamo avuto un periodo in cui utilizzavamo anche basi musicali, non acquistate ma commissionate a veri strumentisti, Gianni Stellavato ne ha registrate molte per noi, miste a live di amici chitarristi come Micio Fassino, Antonio Giardina... fino al 2004. In quell’anno abbiamo cantato al Teatro Regio di Parma, e da allora abbiamo sempre avuto straordinari musicisti sul palco con noi! Uno dei periodi più fertili per noi, che continua ancora oggi, è stato l’incontro con il Maestro Andrea Girbaudo, pianista che è attualmente anche il nostro arrangiatore. Ci esibivamo spesso con pianoforte ed anche un violinista».

Oltre ai brani americani degli inizi, come si è poi evoluto il repertorio?

«Ma guardi, una particolarità degli inizi è che facevamo tantissimi matrimoni, molto più in chiesa che nei pranzi successivi. Ricordo che facevamo, ad esempio, “No poto reposar” dei Tazenda, una delle canzoni d’amore più belle mai scritte, oppure canti celtici, come una bellissima Halleluja celtica... Ricordo una funzione matrimoniale dove al termine della nostra esibizione scattò un applaudo spontaneo da concerto! Fu bellissimo! In generale, comunque, il nostro repertorio è sempre stato molto eterogeneo».

Ditemi tre “Cavalli di Battaglia” dei Sacher...

«Beh, diremmo “Teach your children” di Crosby, Stills, Nash & Young e “Helplessly hoping” di Crosby, Stills & Nash. Poi, “Vent’anni” dei New Trolls, “Java Jive” de The Manhattan Transfer e “Però mi vuole bene”, il nostro tormentone del Quartetto Cetra! Anche Lucia Mannucci, la splendida voce femminile dei Cetra, scherzando con Laura (Marchesi, n.d.r.), aveva dichiarato che “Però mi vuole bene” era ormai nostra ! Comunque, anche dei New Trolls, degli Eagles, e di tanti altri che abbiamo interpretato, non abbiamo mai scelto brani scontati, se così possiamo dire».

Avete prima accennato al Teatro regio di Parma: come escono dalla nostra i Sacher Quartet?

«Prima di quel concerto, eravamo già andati fuori-zona, diciamo, in diverse occasioni, ma tutte in serate, ci passi il termine, normali, appuntamenti canori in locali come quelli della zona. Il Regio è stato certamente uno spartiacque per noi! Da li, ad esempio, abbiamo cominciato ad utilizzare sempre una band, dal vivo, in concerto con noi, cosa che prima era assolutamente saltuaria... Abbiamo imparato molto dagli straordinari professionisti allora conosciuti!».

Come arrivate al Regio di Parma, allora?

«Io (Giuliano Ferrari) lavoravo per Romano Menini, grandissimo impresario vogherese, e Juliano Cavicchi spesso frequentava l’Agenzia Menini. Nacque un’amicizia tra noi, gli proponemmo il nostro cd, e lui, circa sei mesi dopo, ci propose questo appuntamento! Noi, con molta incoscienza ed altrettanta consapevolezza, ci presentammo alle prove in questo teatro strepitoso, con un’orchestra di 70 elementi, con Silvia Mezzanotte ed Ami Stewart sul palco. Abbiamo conosciuto in quell’occasione Andrea Girbaudo, che ci arrangiò tutte le parti corali. Furono due settimane di prove giornaliere davvero pesanti ma assolutamente indimenticabili! Eravamo talmente immersi in questa situazione, che l’invito ricevuto ad una settimana di distanza dall’organizzazione della Fiera dell’Ascensione vogherese, che quell’anno presentava un programma Rock incredibile firmato ed organizzato dal Thunder Road, di aprire il concerto in caserma, appunto, di Suzanne Vega, una star mondiale, lo “sentimmo” come una cosa... normale! Ne parliamo anche raramente, mentre fosse successo in periodi precedenti lo avremmo eletto ad avvenimento straordinario, come effettivamente anche questo è stato!».

E nel proseguimento di carriera? Capitarono ancora occasioni così importanti?

«Assolutamente! Possiamo dirle, ad esempio, “Terre in bocca”, che fu un progetto pavese di Daniela Bonanni! Fu la riedizione di un album omonimo dei Giganti, del 1970, Concept Album che trattava di mafia dell’acqua, argomento da sempre spinoso... al punto che i Giganti, visto il rifiuto dell’Authority e la censura alla pubblicazione di quell’Album, si sciolsero di li a breve! Nel 2010 Daniela Bonanni, in occasione del 40esimo dell’Album, lo volle riproporre interamente live al Teatro Fraschini di Pavia, con presenti molti Artisti dell’epoca ed alcuni partecipanti all’Album originale, e ci contattò, tramite l’amico Sergio Tamburelli, perché i brani prevedevano molte parti corali. Il progetto prevedeva anche diversi incontri, ad esempio nelle scuole, per parlare di legalità, con interventi anche di Magistrati».

Effettivamente, come dicevate prima, le vostre esperienze artistiche sono state multiple e diverse...

«Sono state sfide che abbiamo accettato, fondamentalmente, ed affrontato. Siam passati dalle prove ai primi locali, ai matrimoni, alla West-coast, allo swing, ai Cetra, al progressive, perché i Giganti erano appunto progressive, altamente in questo album, abbiamo poi fatto The Wall dei Pink Floyd, De Andrè, ed ancora, le scuole... mondi così totalmente diversi tra loro».

E nel 2018 si sono aperte per i Sacher anche le porte dell’Ambasciata Italiana a Parigi, se non erro per due volte! Com’è accaduto ?

«Siamo stati Ospiti sia il 5 Giugno, con riferimento al 2 Giugno, Festa della Repubblica Italiana, sia il 10 Dicembre scorso, per il Gran Galà di Natale. L’occasione è nata grazie alla moglie dell’Ambasciatore, Sig.ra Mariella Visani, originaria di Scaldasole ed amica di Giuliano (Ferrari, n.d.r.) e di Laura (Marchesi, n.d.r.) di vecchia data. I nostri Concerti sono stati organizzati presso L’Istituto Italiano per la Cultura».

Che repertorio avete presentato?

«A Giugno siamo andati solo con il Maestro Girbaudo al pianoforte, presentando brani italiani, compreso l’Inno di Mameli che è sempre emozionante da cantare, mentre a Dicembre, con la band al completo, ed un repertorio più internazionale, per larga parte del pubblico straniero presente».

Quante date hanno effettuato i Sacher Quartet in carriera, al momento?

«Dunque: in tv abbiamo fatto 78 apparizioni. In concerto, siamo vicini alle 900 serate... A Marzo di quest’anno abbiamo pubblicato il nostro ultimo lavoro, che è un libro contenente un cd, dal titolo “Semplicemente Sacher”, unitamente al carissimo amico, scrittore e poeta Angelo Vicini. Un modo di celebrare la nostra carriera fino ad ora, ringraziando tutte le persone che hanno con noi collaborato, i musicisti, gli amici, le celebrities con le quali siamo venuti artisticamente in contatto. Anche i nostri figli, che quando siamo partiti non c’erano, e che ora, crescendo, stanno al nostro fianco! Anche per il nostro orgoglio!».

di Lele Baiardi

 
 
  1. Primo piano
  2. Popolari