Giovedì, 05 Dicembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NEI NEGOZI «LA MIA SFIDA ALL’OLTREPÒ»

Ha ideato una piattaforma online che potrebbe rivoluzionare il concetto stesso di commercio in Oltrepò, ma si sta confrntando con una realtà «rassegnata, diffidente e senza umiltà». Paolo Pedrazzi, vogherese di nascita (il padre è stato direttore della Biblioteca Ricottiana per 15 anni), ha presentato recentemente a Broni in anteprima la nuova creatura messa a punto insieme agli studenti del MiBe (Master in International Business e EntrePreneurship). Un “sogno” tirato fuori dal cassetto del suo creatore che sta diventando realtà e che potrebbe cambiare per sempre non solo il rapporto tra clienti e commercianti ma anche le strategie di vendita e gestione portando l’intelligenza artificiale nei negozi. Fare acquisti da casa attraverso l’utilizzo di visori elettronici, sincronizzazione dei canali di vendita online, scontrini elettronici e commercializzazione delle informazioni ai brand sono solo alcune delle opportunità offerte dal servizio ad utenza e addetti ai lavori. Un linguaggio non semplice per l’Oltrepò, territorio spesso restìo al cambiamento e all’innovazione. «Siamo gente bizzarra – spiega Pedrazzi -  ci facciamo la guerra nel nostro orticello, anziché creare sistema e far crescere il nostro valore investendo in Comunicazione, siamo tante piccole one-man-band che non andranno mai da nessuna parte».

Ciò nonostante la nuova startup può annoverare l’adesione di una ventina di negozi e interesse ad approfondimenti da parte dei comuni di Vigevano e Pavia. Da Voghera, per ora, neanche un cenno. «Ho cercato di organizzare una presentazione scrivendo al Comune, ma per ora nessuno mi ha risposto». Da sempre appassionato di informatica, il 38enne vogherese con un passato da editore e il pallino dell’e-commerce ha lanciato una sfida molto innovativa partendo proprio da casa sua, l’Oltrepò.

Come si chiama la nuova piattaforma e come è nata l’idea di realizzarla?

«Si chiama “1ClickFashion” ed è un progetto che mi porto dietro da anni. Ho sempre avuto passione per l’e-commerce e ho sempre cercato di ascoltare le esigenze, gli sfoghi, le problematiche dei commercianti. Dopo aver chiuso l’attività editoriale mi sono rimesso a studiare, ho preso certificazioni, fatto corsi, passato il giorno e la notte a imparare qualunque linguaggio di programmazione esistente. Quest’anno, a 38 anni suonati, ho deciso di iscrivermi di nuovo all’Università e per caso, a Ingegneria, sono venuto a sapere dell’iniziativa Univenture, promossa dal MiBe, dal Polo Tecnologico e Comune di Pavia e mi sono lasciato convincere a tirar fuori dal cassetto questo progetto, nonostante le enormi delusioni e la sfiducia di fondo che nutro nel sistema startup italiano. Sono stato selezionato tra un centinaio di imprese e, dopo una prima fase, il progetto è passato in finale».

Come funziona e quali vantaggi offre ai commercianti?

«1Clickfashion nasce per potare l’intelligenza artificiale nei piccoli negozi, aprendo loro le porte del web e delle vendite online in maniera semplice e assistita, ma soprattutto… Omnicanale. La problematica principale che incontro quando parlo con i commercianti è quella di non avere il tempo per gestire le vendite su più canali. Grazie all’uso dell’Internet of things, l’Internet delle cose, abbiamo creato un punto cassa intelligente che consente ai negozi di caricare l’intero inventario in poco tempo e di tenerlo sincronizzato in tempo reale con Amazon, Ebay, un sito di proprietà, brand, grossisti, agenti e, ovviamente sul portale 1clickfashion.com».

Qualcuno potrebbe obiettare che il commercio online già esiste. Che differenza c’è tra voi e, ad esempio, Amazon?

«Sostanziale. Amazon è un servizio online. Noi consentiamo ai negozianti di scalare e di vendere anche su Amazon, ma la nostra finalità è aiutare il commercio fisico attraverso le più evolute tecnologie».

Come cambia il modo di fare acquisti per il cliente con la vostra piattaforma?

«In primis l’utente può cercare un prodotto in una determinata area e conoscerne la disponibilità in tempo reale.

Cerchi un paio di scarpe nere taglia 45 su Voghera? Il sistema ti fa vedere quali sono effettivamente disponibili all’acquisto. Ma non ci fermiamo qui: abbiamo creato un sistema di intelligenza artificiale in grado di riconoscere, grazie ad un visore in dotazione ai commessi, i clienti che entrano in negozio dal volto, semplicemente guardandoli in faccia. Il cliente può così avere sempre la massima cortesia e professionalità da parte del commesso che, senza bisogno che dica nulla, conoscerà per esempio, vedendolo attraverso il visore, le sue taglie, gli acquisti pregressi, se sta cercando qualcosa di particolare, quali sono i suoi gusti, le sue passioni, potendo così garantire un livello di servizio sempre più costruito intorno al cliente. Ma non solo… l’intelligenza artificiale riconosce anche un campione di circa 3 milioni di capi di abbigliamento, profilati e catalogati. Così un commesso guardando come sei vestito può conoscere le marche che preferisci, i colori che indossi più spesso e consigliarti abbinamenti e taglie, sapere se quel prodotto è a magazzino o se lo deve ordinare».

In Oltrepò questa sembra più che altro fantascienza… I commercianti cosa ci guadagnano, al di là dell’offrire un servizio diciamo così “personalizzato”?

«I dati di cui entrano in possesso grazie a questi visori e camere sono oro per i negozi del futuro, che potranno monetizzare attraverso lo scambio dati e facendosi pagare questi dati dai brand. La piattaforma infatti è collaborativa, riunisce utenti e influencers, brands e designer, negozi e grossisti in un unico ecosistema basato sulla fisicità. Avranno altri vantaggi indiretti come snellire i processi di caricamento prodotti e schede, poter incassare istantaneamente i proventi delle loro vendite online grazie alla nostra partnership con Paypal, potranno farsi trovare in un motore di commercio di prossimità e fare marketing sul territorio grazie a mappe, tool e strumenti integrati all’app e al sito. Inoltre abbiamo già integrato lo scontrino elettronico, che dal 2019 sarà legge, allo stesso modo la fatturazione elettronica SDI per facilitare la comunicazione tra brand e negozi. Insomma, è una sfida che chiunque voglia restare al passo con I tempi  e quindi - dico io – continuare a esistere, non può non raccogliere».

La piattaforma è già operativa?

«Stiamo già abilitando i primi negozi, partendo dall’Oltrepò perché partire da casa è sempre più facile e ci ha consentito di tastare un pochino il polso della situazione. Il 17 Dicembre presenteremo la cosa all’openSummit di StartupItalia, l’evento più importante dell’anno per la community degli innovatori italiani. Da lì vedremo cosa succederà».

Non credo vogliate limitarvi al solo Oltrepò…

«No, abbiamo già in agenda appuntamenti a Milano, Roma e Bologna».

Come si fa per aderire al circuito? Ha un costo?

«Ci sono diversi abbonamenti di cui un free Plan gratuito che prevede solo la percentuale sul venduto».

La nuova iniziativa è stata presentata recentemente a Broni. Come è stata accolta?

«Una dozzina di commercianti hanno partecipato alla serata da Casteggio Stradella e Castel San Giovanni oltre che Broni. Altrettanti ci hanno richiamati in seguito. Ho cercato di organizzare qualcosa anche su Voghera scrivendo al Comune stesso, ma per ora nessuno mi ha risposto. Mentre a Pavia e Vigevano ci hanno dato massima disponibilità ad organizzare eventi coinvolgendo i negozianti».

Torniamo sulle difficoltà del far attecchire una simile innovazione sul  territorio: come mai crede che in Oltrepò certe sfide siano tanto ardue?

«Mancano la cultura del rischio e dell’impresa. Faccio un esempio: La stessa piattaforma che è 1ClickFashion è declinata anche per il settore turistico-alberghiero, enologico ed enogastronomico: si chiama Oltrepop, è pronta all’uso, ma ho desistito perché purtroppo nessuno è interessato a darmi una mano. Tutti quando parli di Oltrepò ti dicono “Ah no, troppo difficile”.  Vorrei creare un incubatore di impresa per startup innovative a sfondo vinotech ed enogastrotech: proprio qui in Oltrepò ho bussato a tante porte, ma non c’è interesse per la tecnologia evidentemente, sono tutti troppo occupati a vendere bocce di Bonarda ai milanesi. Peccato, si perdono le occasioni così. L’innovazione non ti aspetta in eterno, un territorio come il nostro dovrebbe fare quadrato attorno ad un progetto comunicativo forte e investire in comunicazione. Come ha fatto altrove Napa Valley per esempio. Io nostri vini e il nostro territorio non hanno nulla in più o in meno rispetto a Napa Valley». 

di Christian Draghi

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