Martedì, 19 Febbraio 2019

DA STRADELLA A RAI 2: «ADORO IL MIO LAVORO, MA LE MIE ORIGINI NON LE DIMENTICO»

Gilberto Savini, classe 1989 originario di Stradella. La passione per il mondo dello spettacolo ci confessa essere un suo “pallino” fin da piccolo. «Mi è sempre piaciuto, ho avuto sempre il pallino fin da quando ero molto piccolo. Diciamo che adoravo fare le recite scolastiche, amavo stare sul palco e parlare davanti ai compagni e ad altre persone. Tutti i bambini hanno un sogno, c’è chi vuole diventare astronauta, chi pilota. L’astronauta non mi interessava, di fare il pilota avevo paura e allora ho sempre sognato di fare spettacolo! Ho sempre tenuto questo sogno in un cassetto fino a quando, due anni fa, per una serie di situazioni favorevoli, mi sono ritrovato a farlo per davvero». Passione coltivata nel tempo che lo ha portato a realizzare il suo sogno e a diventare un inviato in un noto programma della Rai. Fin da bambino ha avuto esperienze in ambito televisivo «Ho fatto anche pubblicità, ma l’ho sempre visto come un hobby, un passatempo…».

Ci raccontava di quanto le piacesse stare sul palco, non ha mai pensato di intraprendere un percorso illuminato dalla luce dei riflettori?

«Ho fatto diversi corsi di recitazione. Ma non sono mai riuscito a concludere qualcosa di grosso con la recitazione, probabilmente perché non ero così portato. Allora ho deciso di lasciar perdere quella strada».

È riuscito comunque a farsi largo nel mondo televisivo, ci racconti di come ha mosso i primi passi.

«Dopo gli studi universitari ho iniziato a lavorare con mio fratello, che gestisce dei bar a Stradella. A 26 anni pensavo quindi che la mia vita fosse dietro ad un bancone. Poi un giorno mi trovavo per caso in giro e ho iniziato, per gioco, a fare cose con il telefonino, a fare piccoli video divertenti. Mi sono appassionato così al mondo del video e a studiare in quel settore. Ho fatto un master in “Produzione audiovisiva” e mi sono detto che volevo assolutamente che quella fosse la mia vita! Ci ho creduto tanto e ho voluto vedere cosa poteva succedere stando dall’altra parte della telecamera».

Dallo smartphone alla Rai.

«Ho fatto un colloquio come tanti, non sono il primo né l’ultimo. Ma durante questo incontro, quasi per sbaglio, ho fatto vedere un mio video, il famoso primo video che avevo girato in centro a Milano. La produzione del programma mi ha detto che di videomaker ne avevano tanti ma mi hanno fatto una domanda precisa: “Ma se ti mandiamo in giro con un telecamera a intervistare le persone sul tema dell’influencer cosa ne pensi?”… Ho accettato subito! A quel punto mi sono giocato tutte le mie carte ed è andata bene».

Inviato e videomaker. Cura tutta la produzione del video, non ci mette solo la faccia.

«Faccio l’inviato per la trasmissione “Detto fatto” su Rai2. Faccio l’inviato e sono anche videomaker. Il mio idolo è sempre stato il famoso Pif: quando mi sono laureato qualche anno fa in Comunicazione e Pubblicità avevo fatto la tesi proprio su di lui. Avevo anche avuto la fortuna di passare una giornata intera con lui e vederlo lavorare. La cosa che mi ha colpito di lui è che non è un attore, un regista, un inviato, ma è un insieme di tante cose. La stessa cosa ho cercato di farla io in questo programma: i video che faccio li scrivo io, li giro io, li monto io, li realizzo io e ci metto anche la faccia».

Si è soliti fantasticare sui retroscena, il dietro le quinte della tv. Com’è veramente?

«è un mondo difficile, perché ci sono secondo me due modi di fare televisione: o si ha la botta di fortuna, magari con un reality, di entrare in tv ma se non si hanno le capacità non si emerge, oppure ci si impegna tanto davvero, con studio e dedizione. Io ho avuto la fortuna di aver lavorato con persone veramente molto in gamba. Penso subito ad Alfonso Signorini, che è un “drago”, instancabile, super disponibile e che mi insegna tanto».

Continua a collaborare con Alfonso Signorini?

«Sì, si chiama “361” e anche in questo caso faccio l’inviato e videoeditor. Si tratta di una web tv. Da fuori può non sembrare, ma ci sono davvero lavoratori instancabili dietro a questi programmi: è gente che lavora un sacco di ore al giorno e che insegna tanto».

Abbandoniamo il lontano, per molti, mondo dello spettacolo per tornare in Oltrepò. È uno svantaggio provenire da una piccola realtà come può essere Stradella?

«Io ho solo lo svantaggio di essere partito tardi, c’è gente che inizia molto molto prima. Io forse non ho mai creduto fino in fondo alle mie potenzialità. Quindi due anni fa, quando è iniziato tutto, ho dato davvero l’anima. Vedo però che quello che piace di me agli altri è che sono cresciuto in un paese piccolo e “non me la tiro”. Non è che tutto mi è dovuto, mi sono conquistato piano piano tutto quello che ho…ogni singola cosa che ho fatto».

Una domanda personale, forse scontata, la sua famiglia immagino sia particolarmente entusiasta. Non capita a tutti di vedere un figlio in tv.

«Molto!… Spero un giorno di portare i miei genitori e mio fratello in trasmissione… io non ho mai fatto sport, non ho mai, per esempio, giocato a calcio con la famiglia che ti viene a vedere durante una partita, quindi ho il sogno di vederli in trasmissione a vedermi».

Cosa si aspetta dal futuro?

«Bella domanda! Nei prossimi anni vorrei continuare a fare questo lavoro per vedere cosa posso fare ancora in questo settore. Ho iniziato tardi e devo recuperare il tempo perso, anche se la cosa positiva è che andrò al doppio della velocità, proprio perché devo recuperare. Un domani mi piacerebbe anche tonare a Stradella e portare quello che ho imparato lavorando con grandi personaggi. Mai dare per scontate le proprie radici! Mi manca la mia terra, che nell’ultimo periodo vedo poco…più o meno una volta al mese. Adoro il mio lavoro e non mi pesa essere sempre in giro, ma le mie origini non le dimentico».

di Elisa Ajelli

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