Martedì, 22 Gennaio 2019

BRONI – STRADELLA – “UNA STORIA RACCONTATA DA TRE GENERAZIONI”

È il lontano 1928, anno in cui Giuseppe Novelli, dopo aver frequentato diversi corsi di orologeria e dopo anni di tirocinio, decise di aprire il suo negozio a Voghera. Si occupa di riparazioni di orologi dell’Ottocento, attività che richiede passione e una formazione specifica, ma i suoi sforzi sono stati premiati: il negozio infatti ha resistito agli urti del tempo e  negli anni si è affiancata alle riparazioni di orologi anche la vendita di gioielli. Il Signor Giuseppe è riuscito a infondere questa sua grande passione ed esperienza ai tre figli, che a loro volta, contribuiscono ad ampliare l’attività. Nel 1968 Angelo, uno dei figli, arriva a inaugurare un altro punto vendita a Broni e nel 1987 ha aperto la gioielleria a Stradella che ancora oggi si trova in Via Trento. All’attività subentrerà poi nel 2013 anche Andrea, figlio di Angelo e Maria: figlio d’arte e perito gemmologo qualificato che si è specializzato in perizie legali e commerciali, nell’analisi e certificazione internazionale di diamanti e pietre di colore. La storia della gioielleria Novelli parte da molto lontano, ma a distanza di 90 anni l’attività, che si è trasformata in una vera e propria tradizione famigliare è ormai parte integrante della storia vogherese, è stata premiata come negozio storico dal Comune.

Angelo, un’attività che parte da molto lontano, grazie a suo padre, e che le ha regalato soddisfazioni.

«Sogni e soddisfazioni. Pensi che abbiamo anche ricevuto un premio dal comune di Voghera, una pergamena, tanti anni fa. Siamo stati premiati con altri negozi storici della città, è stata una soddisfazione enorme, anche per mio padre che aveva ormai più di novant’anni».

A che età ha iniziato a lavorare nel negozio di suo padre?

«Avevo 28 anni».

Ci sono stati momenti in cui la vostra attività ha vacillato?

«Ci sono stati anche momenti brutti, ad esempio quando sono venuti i ladri o quando c’è stata la crisi del ‘29».

Avete però resistito.

«Si, abbiamo resistito bene».

Una domanda rivolta a tutta la famiglia. Com’è cambiato il vostro lavoro negli anni?

«è migliorato e peggiorato allo stesso tempo. Negli anni Settanta si lavorava molto bene, erano anni buoni, ma per quanto riguarda gli ultimi anni… Penso che molto stia anche sul come si è investito nel settore. Chi investiva tanto nell’oro negli anni indietro adesso magari ha le spalle un po’ più coperte».

Sentiamo Andrea, il rappresentante dell’ultima delle tre generazioni. Lei ha iniziato qualche anno fa, fin da giovanissimo si è dedicato all’attività di famiglia.

«Sì, ma andavo in negozio anche da piccolo quindi ho respirato quest’aria da sempre. Poi da quando avevo 18 anni sono venuto più spesso in negozio… Non tutti i giorni, ma comunque spesso. E poi dal 2013 ho iniziato veramente».

Non tutti i figli amano seguire le attività di famiglia. Un suo pensiero a riguardo?

«Secondo me è perché magari vogliono introdursi troppo velocemente e i genitori, forse, dovrebbero lasciare i figli liberi di sbagliare e soprattutto di fare. Siamo nell’epoca dei social: una volta si dava peso ad altre cose, invece adesso si guarda la moda. I giovani dovrebbero avere la possibilità non dico di stravolgere il lavoro, ma magari di aggiungere qualche piccola cosa, qualche dettaglio che al giorno d’oggi funziona sicuramente. Avere un altro punto di vista, un’altra ottica può essere molto importante».

La visibilità sui social, oggi, è importante per un’attività.

«Credo che noi abbiamo iniziato nel momento migliore. Adesso è già cambiato il modo di pubblicizzare le cose, forse perché anche tante altre aziende si sono “mosse” in questo senso. Io mi sono fatto aiutare e ho creato anche un brand mio: lo pubblicizzo, vendo le creazioni ai negozi. Faccio braccialetti».

Segue l’attività di famiglia, ha creato una linea di braccialetti. Un giovane creativo e pieno di idee.

«Ho iniziato anche a studiare Gemmologia nel 2011 a Milano e sono quindi gemmologo. Ho fatto anche studi a Madrid. Al momento faccio perizie per notai, ufficio dell’entrate, per clienti privati: stime di gioielli».

Ha ereditato la passione per questo settore da suo padre e da suo nonno, ma “ci ha messo del suo”.

«Ho una passione grande, è vero. Il lavoro me lo sono trovato, ma ho voluto studiare e andare a fondo, capire tutto».

Maria, la donna di casa, cosa dice? Anche lei è in questo mondo da tantissimi anni.

«Io prima facevo l’impiegata, poi a 30 anni mi sono sposata con Angelo e ho iniziato a lavorare in negozio. Ho lavorato con mio suocero, una persona meravigliosa che mi ha sempre trattata come una figlia. Questo non lo dimenticherò mai».

Ha visto tanti cambiamenti negli anni?

«Sono stata fortunata a lavorare negli anni Ottanta e Novanta. A Voghera e a Stradella si lavorava benissimo, c’erano tante fabbriche  e il lavoro girava. Pagavano anche a rate. Avevamo intere famiglie che venivano a comprare da noi, sono bei ricordi. Servivamo le generazioni: mi ricordo quando nascevano i bambini: compravano di ogni! Adesso questa usanza si è persa, non si fa quasi più neanche al diciottesimo anno. Ricordo, a Voghera, quando i nonni venivano a comprare l’orologino d’oro per il nipote che faceva la Comunione o la Cresima, mentre adesso c’è la tecnologia è cambiato il mondo. Non rimane più il ricordino, non ci sono più ricordi, tutto si è modificato. Una volta c’era anche la fiducia tra orefice e cliente, tra negoziante e cliente; oggi non è più così e parlo per qualsiasi settore».

Ha sempre lavorato con la famiglia Novelli.

«Sì, sempre con mio marito, i suoi fratelli e con mio suocero. Un rapporto bellissimo. Così come è stato con tanti clienti, con cui poi si è creato un rapporto di amicizia».

Adesso non è più così?

«No, si è perso il contatto, la fiducia. Mi ricordo che tanti clienti venivano in negozio a Natale e dicevano a mio marito “Novelli, dammi qualcosa per mia moglie!” e quando lui chiedeva cosa preferivano, la risposta era sempre “Lo sai meglio tu di me!”. C’era amicizia, c’era fiducia, c’erano rapporti umani ed erano sempre contenti di quello che acquistavano. Ci sono clienti da una vita che ci ringraziano ancora per gli oggetti che gli abbiamo venduto vent’anni fa. Sono queste le soddisfazioni più belle».

Cosa ne pensate dei tanti negozi che stanno chiudendo?

«Sicuramente Amazon e simili hanno inciso molto sulle decisioni, anche perché c’è una lotta di prezzi pazzesca. Noi con i tempi che corrono lavoriamo, non sono di certo gli anni Ottanta, ma non ci possiamo lamentare. Poi qui arrivano anche tanti clienti dalle colline, agricoltori soprattutto».

di Elisa Ajelli

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