Sabato, 21 Settembre 2019

PER FARE IL TAVOLO CI VUOLE IL LEGNO, PER FARE IL LEGNO CI VUOLE L’ALBERO, PER FARE IL VINO CI VUOLE L’OLTREPÒ?

Cosa rappresenta la parola «tavolo» per il mondo del vino dell’Oltrepò Pavese? L’apostrofo rosa tra una crisi e l’altra, tra una falsa partenza e l’altra, tra la svendita di una denominazione e quella successiva, tra una vendemmia con le uve sottopagate e quella dopo in cui le stesse uve valgono ancora meno per colpa della contingenza. Ti pisciano in testa e ti dicono che piove. Ora si cerca di partire in modo roboante, dopo l’incontro di ottobre risultato positivo al quale si è trovata una sostanziale unità sulla costituzione all’interno del Consorzio di tavoli di denominazione che riguarderanno, secondo quanto comunicato nella nota ufficiale di Regione Lombardia le seguenti tipologie di prodotto: spumante Metodo Classico DOCG e le DOC Riesling, Bonarda, Buttafuoco, Pinot nero e Sangue di Giuda.

Questi organismi, che il Consorzio attiva oggi ma che aveva già progettato tempo fa, avranno il compito di gestire in maniera autonoma i disciplinari e la produzione dei prodotti, nonché il codice etico di autogoverno per consorzi e consorziati.

I tavoli dovrebbero essere a breve al lavoro «per confermare le variazioni sui disciplinari», si legge sul blog dell’assessore regionale all’Agricoltura, Fabio Rolfi.

Il Consorzio sui disciplinari ha lavorato per 3 anni. Adesso è giusto pensarci ancora un po’: non si sa mai che riflettendoci altri vent’anni non si possa tornare all’età dei dinosauri e delle damigiane giganti.

In conclusione si è poi stabilita la composizione in seno a Ersaf di un pool tecnico di esperti che avrà il compito di affiancare il territorio e la filiera vitivinicola nella redazione di un piano di valorizzazione dei vini e del territorio.

Ersaf è la società di scopo di Regione Lombardia che non è riuscita a dare un senso e uno sviluppo vero al Centro Riccagioia né alla strada martoriata per arrivarci, ma che tuttavia ora punta addirittura a essere una guida per la Babele Oltrepò: speriamo ci riescano facendo lo slalom tra una buca e l’altra. Tutto questo accade mentre nell’ambito di un accordo tra Regione Lombardia e Assessorato all’Agricoltura e Unioncamere - Camera di Commercio di Pavia si finanzieranno nel triennio 2019-2021 azioni di promozione dei prodotti, di formazione enogastromica, di marketing territoriale e altre necessità del sistema. Tante parole per dire che l’Oltrepò riparte ancora dal «via», come al Monopoly, in questa eterna tessitura della tela di Penelope. Dare una proiezione a vent’anni al Centro Riccagioia di Regione Lombardia (eredità Carlo Gallini, l’ultimo mecenate dell’Oltrepò) e all’Enoteca Regionale della Lombardia (eredità Giancarlo Abelli, l’ultimo politico dell’Oltrepò) pareva poco a Regione Lombardia, che ha preferito inventarsi altri passatempi.

Mentre l’Oltrepò tesse sono altri a godere del frutto di strategie di territori maturi, in cui ognuno fa il suo senza essere attaccato alle giacchette dei politici e dei funzionari. Nelle terre in cui il vino è impresa sono i produttori a chiedere cose alla politica, qui si agisce sotto dettatura. Il tema è sempre quello da trent’anni: «Come farà l’Oltrepò a svilupparsi facendo sistema?». Che poi il sistema è sempre il solito: una mega cooperativa e i suoi “supermegaclienti” che il vino non lo producono né lo posizionano ma lo assorbono per farlo evaporare o quasi per moltiplicarlo quando serve con l’aiuto di mediatori con un fiuto da segugio.

Niente ha mai successo in una terra del vino in cui le cose interessano solo quando portano utilità dirette; niente funziona in una terra del vino in cui se un prodotto ha successo viene cannibalizzato. L’ex presidente del Consorzio vini, Paolo Massone, ha scritto sul blog «Buon Appetito Oltrepò» che l’Oltrepò non ha identità, pur forte di tanta storia e tante eccellenze. Ha spiegato che tutti i progetti produttivi sono sempre abortiti, nonostante la loro bontà e una dimensione strategica che spesso c’era.

Ha spiegato che bisognerebbe puntare davvero sul «vino edonistico». Tutti concetti che andrebbero però tradotti ai soci del cantinone che vorrebbero rese da doppio rimorchio e che a dire la verità non sono i soli, perché in Oltrepò Pavese ci sono produttori che vanno sui giornali come paladini della qualità ma che poi tra le loro quattro mura fanno giochi di prestigio che neanche il mago Silvan…

Buone Feste, Oltrepò, tanto a livello nazionale berranno ancora Prosecco, Franciacorta e Trentodoc (a parte i clienti del discount).

di Cyrano de Bergerac

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