Martedì, 22 Gennaio 2019

VOGHERA - FESTIVITÀ NATALIZIE E VEGLIONI DI CAPODANNO, TERZO APPUNTAMENTO CON LA “STORIA” A CURA DI GIORGIO GRANDI

Parliamo di Festività Natalizie e Veglioni di Capodanno: com’erano, allora, e come oggi si sono trasformate!

Giorgio, ormai, praticamente, una Rubrica del nostro giornale...

«Mi fa molto piacere!».

Ricordiamo qualche tradizione del periodo natalizio?

«La prima che mi sovviene erano i “Tè Danzanti”, la maggior parte tra i mesi di Dicembre e Gennaio. Ricordo il mio primo, al quale ho partecipato: sarà stato il ‘76. Radio Voghera aveva organizzato il Tè Danzante all’Ariston, ed invece di presentare in consolle i d.j. della Radio, facemmo intervenire 2 giovani milanesi, che avrebbero poi avuto uno straordinario successo radiofonico nei decenni successivi, ma che all’epoca erano proprio due ragazzi agli inizi: Alex Peroni e Max Venegoni, di “Studio 105”, l’antesignana dell’attuale 105 Network che tutti conosciamo! Fecero prima una diretta a Radio Voghera, poi ci fecero ballare al Tè Danzante, rigorosamente pomeridiano, ed infine... andammo a mangiare la straordinaria pizza del celeberrimo Luigi alla sua “Bella Napoli”!».

Erano costume diffuso il Tè Danzante pomeridiano?

«Era un appuntamento imperdibile! C’erano quelli delle scuole, dei Licei Classico e Scientifico, di Ragioneria, dell’Istituto Santa Chiara, credo...».

Dell’Istituto Agrario “C. Gallini”...

«No! L’Agraria organizzava “La Veglia”! Era l’unico istituto scolastico che già organizzava la Veglia serale! Come non organizzavano il Tè Danzante, bensì la Veglia, tutti i Bar cittadini! Sempre all’Ariston. Ospitavano Orchestre e Cantanti famosi dell’epoca».

L’Ariston è stato famosissimo in quegli anni per gli Ospiti di assoluto livello che ha portato in scena... Tutte queste feste dove sono poi confluite una volta chiuso l’Ariston?

«Beh... ricordo certamente il Tucano 185 di Codevilla, dei Fratelli Marini. Ricordo ad esempio, non però in occasione di una Veglia studentesca, un mercoledì o giovedì sera, forse del 1980 o 1981, che capitammo, io e l’inseparabile Lele Albani, al Tucano... una serata infrasettimanale qualunque e sul palco cantava... Vasco Rossi con la sua Band!».

In prossimità delle Festività Natalizie, cosa accadeva in zona?

«Erano sentitissime! La via Emilia di Voghera era bellissima, ancor più del solito, ed ancor più piena del solito (sorride). I bar esponevano i loro tanti cesti natalizi pieni zeppi da scoppiare! Le drogherie, ne ho un ricordo vivissimo, erano un trionfo di colori, di pacchetti, di composizioni... era già solo questo un piacere per gli occhi! C’era un’atmosfera straordinaria, proprio di calore Natalizio! Un’atmosfera che poi, nei decenni a seguire... niente...».

C’era una tradizione imprescindibile, obbligata?

«La scansione degli avvenimenti obbligatori era: il 24 sera aperitivo “ricco”, la Messa di Mezzanotte, con un’eleganza che pareva di stare alla “Prima” della Scala, dopo la Messa tutti nei bar a brindare e tagliare i panettoni, ed il 25, in tarda mattinata, prima del luculliano pranzo familiare... i maschietti a portar fortuna nelle case degli amici (ride di gusto...)!!!».

Scusi?!

«Sì! Il 25 mattina la visita di un maschio portava fortuna, si diceva così... no femmine, assolutamente! C’erano famiglie che alle persone di sesso femminile, la mattina del 25 Dicembre, non aprivano la porta per alcuna ragione! (ride ancora). Solo i maschietti... e dovevi farlo! Altrimenti, nei giorni successivi, incontravi amici e parenti che ti rimproveravano: “Non sei passato a portarmi fortuna...!”».

Nei locali notturni non si organizzava nulla di particolare?

«A ridosso del Natale no, c’era un importante appuntamento fisso teatrale, secolare, che era la rappresentazione dell’Opera di origine piemontese “Gelindo”, bellissima storia, per metà comica, di questo pastore che, con agnello trasportato sulle spalle a giro-collo, lascia su ordine dell’Imperatore la sua casa in Monferrato e si ritrova, per magia nel suo vagare, a Betlemme. Gelindo aiuta Maria e Giuseppe a trovare la grotta dove nascerà Gesù bambino, quindi è il primo uomo a vedere Gesù appena nato, trattando il tutto e tutti, non rendendosene conto, con la tipica semplicità contadina... Un testo bellissimo che Beppe Buzzi e Peppino Malacalza, grandi amici di mio padre ed impareggiabili attori ed Artisti, hanno portato in scena per decenni».

Vincente, a differenza forse di oggi, o forse molto più sentita, era comunque l’atmosfera che circondava quei giorni?

«Beh... credo non ci sia neppur bisogno di dirlo... Chi ha vissuto quegli anni si è certamente accorto dell’impoverimento generale d’intenti, anche per quanto riguarda le Feste di Natale e Fine Anno! Ah scusi... dimenticavo La Cena della Sette Cene! In Oltrepò non si festeggiava la cena del 24, originariamente quasi di digiuno, bensì il pranzo del 25, che era certamente più “ricco”. Nella tradizione, fin dal medioevo, il 23 Dicembre, da noi da sempre definita “l’antivigilia”, bisognava “riempirsi” per arrivare al pranzo del 25. Così il 23 si faceva, appunto, la Cena delle Sette Cene, composta da sette portate, come i Peccati Capitali, i Giorni della Creazione e le ore di luce invernali! Si trovano ancora ristoranti in zona, pochi, che seguono questa tradizione secolare! Io me la ricordo benissimo...».

Invece cosa ricorda di quelle feste di Capodanno?

«Dunque: anche qui c’erano differenze. Oggi molti locali da ballo organizzano cenoni, con catering, etc. etc. etc. Nei ‘70, ‘80 ed anche ‘90, il Cenone lo si consumava nei ristoranti, oppure organizzando feste private, o ancora in case di amici e parenti, e poi, dopo la mezzanotte, si affrontava la lunga maratona, fino alle colazioni del mattino, in discoteca. Straordinari Capodanni sono stati quelli dell’Ariston, del San Francesco di Rivanazzano, del Club House di Salice Terme e del Tucano, e poi ancora, in ordine puramente cronologico, quelli del Fontanile e dell’Amarcord di Redavalle, dello Sporting di Rivanazzano, del Mayerling di Castellar Guidobono... Ricordo che la mattina del 1° Gennaio, a Voghera, il primo bar che apriva, per le colazioni, era il “solito”, perché stava sempre praticamente aperto, forse chiudendo solo dalle 2.00 alle 4.00 di notte, Bar Cevenini di Via Emilia».

Ed a livello di stile, di moda... con quale abbigliamento si affrontavano questi appuntamenti?

«Facilissimo da ricordare (sorride)! Le ragazze e le signore, sia per le Veglie sia per le notti di Capodanno, almeno fino all’inizio degli ‘80, erano rigorosamente in Abito da Sera lungo! Era il trionfo dell’eleganza! Anche gli uomini, nella quasi totalità, erano in abito, non dico Smoking, anche se parecchi lo indossavano, ma certamente con abiti di alta qualità! Sui biglietti d’invito era sempre specificato! Le sartorie vogheresi, e più in generale della zona, hanno molto lavorato in quei decenni (sorride)... Mentre a livello musicale la differenza era enorme! Partendo dagli anni ‘70, la serata di divideva, a scansione regolare, tra balli movimentati e lenti! Diciamo, come esempio, quattro balli veloci e quattro balli lenti! E quando si abbassavano le luci sulla pista da ballo ed  arrivavano i “lenti”, i maschi giravano per la sala, o si indirizzavano direttamente verso “l’amata”, per chiedere alle possibili partner se volesse ballare... quanti rifiuti!!! (ride di gusto). Come diciamo noi, era la sagra dei “2 da picche”!!! E come ricorda il mio amico Renato Ciamballi, che in quegli anni lavorava all’Ariston, dato che erano molti di più di oggi i tavoli nei locali da ballo che venivano prenotati, per essere “figo”, una volta arrivato al tuo tavolo prenotato, dovevi avere già lì, pronta, la bottiglia di Martini Rosso!!! Altroché gli Champagne!!! Si beveva “meno”, in giro per i locali, ma certamente molto meglio di ora a livello qualitativo... E comunque, una cosa che ricordo certamente, e della quale noto l’esponenziale differenza con l’attualità, è il fatto che noi eravamo tutti raggruppati in enormi compagnie! Sia tu fossi accoppiato o single, appartenevi, facevi parte in modo familiare, alla tua compagnia di 40, 50 ed ancor più ragazzi, e questi battaglioni si spostavano uniti, durante quelle giornate istituzionali di Festività in modo particolare, maschi e femmine insieme, ovunque si decidesse di andare... Ci spostavamo “in spedizione”, organizzati in 10, 15 automobili piene! Sì, devo proprio dire che eravamo una società meravigliosa!!!».

di Lele Baiardi

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