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MILANO - ZAVATTARELLO, ANDATA E RITORNO: «IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI»

Maurizio Popi, nasce a Milano ed è nella grande città che ha vissuto fino a 26 anni per poi trasferirsi a Trevozzo in Valtidone. È la Valtidone e lo storico Milleluci di Zavattarello che nel 1978 hanno visto un giovanissimo dj Popi muovere i primi dischi, che quest’anno festeggia 40 anni di carriera. «Non utilizzo nessun nome d’arte o per lo meno ho deciso di tenere il mio, in quanto ho un cognome Popi che potrebbe benissimo sembrare un nome d’arte». Inizia così la nostra intervista.

Quando è nata la passione per la musica?

«La passione per la musica l’ho avuta fin da piccolo. Ricordo che già all’età di 8 anni, con le poche tecnologie a disposizione, continuavo a registrare su cassetta tutte le canzoni ed i brani che proponevano sugli unici canali radiofonici disponibili all’epoca: quelli della Rai. Ricordo perfettamente fra queste alcune radiotrasmissioni del tipo Alto Gradimento di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, Supersonic, Dischi Caldi; ricordo anche che aspettavo sempre con impazienza l’inizio di questi programmi per sentire le novità!».

L’idea di farne una professione?

«L’idea di fare il dj è scaturita invece all’età di 17 anni, quando partendo da Milano con alcuni coetanei, in auto o con la vespa, si andava a ballare al Milleluci di Zavattarello, dove per altro ci siamo sempre divertiti e dove uno dei miei amici d’infanzia aveva la casa dei parenti in zona. Li ho avuto la folgorazione. Alcuni mesi dopo, sempre al Milleluci, venivo a conoscenza del fatto che il dj del locale di allora Carlo Balestra avrebbe a breve terminato la sua esperienza lavorativa e, con uno stratagemma, mi feci raccomandare da un cugino del mio amico, quello che aveva parenti in zona, a Peppino Comaschi il proprietario del locale… Beh da lì è stato un gioco: Peppino chiamò il nipote Mauro Comaschi, ci presentammo, quattro chiacchiere e fissammo la prova per la domenica pomeriggio successiva. Era il10 dicembre 1978... all’epoca si ballava anche alla domenica pomeriggio!»

Il mitico Milleluci è stato il primo di una lunga serie...

«Da quel momento diventai il dj del Milleluci della domenica pomeriggio. Mauro capii che avevo voglia, passione e soprattutto, abitando a Milano, avevo la possibilità di reperire nei negozi le novità discografiche più all’avanguardia del momento, motivo per cui, nel giro di un mese diventai anche il dj del sabato sera, subentrando ad un ragazzo di Voghera poco più grande di me che aveva coperto per quel mese le serate del sabato. Si aprì per me da quel momento un periodo “musicale” fantastico che da 40 anni mi accompagna nella vita. Fra innumerevoli locali italiani, per citarne alcuni, che negli anni fecero storia ricordo la mia esperienza al Tucano 185 di Codevilla, il Typhoon di Gambara (BS), il Mediterraneo di Casalpusterlengo (LO), l’Alcatraz di Milano e tanti, tanti altri... Per dirti la verità non potrei ricordarmeli tutti. Negli anni questa passione, mi ha aperto, nel tempo, la strada anche ad altre esperienze sia nel campo radiofonico e televisivo».

40 anni di attività sono un traguardo importante in un mondo in continua evoluzione, come ha intenzione di festeggiare?

«Per festeggiare degnamente la mia carriera e non potrebbe essere diversamente, sarò al Milleluci. La mia storia è nata sicuramente dall’impegno ed il cuore che ho messo in tutti questi anni, ma questo è stato il locale dei miei albori, che mi ha dato visibilità e sicuramente la possibilità di emergere artisticamente. Quindi vi aspetto tutti per una grande festa... Dove ripercorrerò 40 anni di musica!».

Com’ è cambiata negli anni la discoteca?

«Secondo me la discoteca negli anni ha subito dei cambiamenti epocali, anche per via della miriade di locali che offrono intrattenimenti musicali senza essere discoteche. Diciamo che la discoteca vera e propria, tranne in alcuni casi, ha lasciato il posto a locali multifunzionali che possono essere Ristopub, Discopub: puoi mangiare, bere, ascoltare musica e in alcuni casi anche ballare… senza avere l’obbligo di accedervi con un ingresso. Sicuramente il fatto e’ dovuto al cambio generazionale, alla variazione delle mode e dal continuo bisogno di scoprire locali e gente diversa. Si, le differenze da quando ho iniziato le ho viste e vissute e continuo a vederle anche adesso in prima persona».

Giovani di oggi e di ieri, come è cambiato il modo di vivere la discoteca dal 1978?

«Credo che i giovani di oggi vivano la discoteca diversamente da come la vivevo io ed i miei coetanei 40 anni fa. Ovviamente il mondo va avanti però in definitiva, per alcuni aspetti, la volontà di divertirsi c’è sempre. Si è perso un po’ il vero “rapporto umano”: una volta in discoteca ci si relazionava, ci si conosceva, ci si fidanzava e magari ci si sposava anche. Oggi la tastiera la fa da padrona e rende sia i ragazzi che le ragazze più timidi e restii al dialogo».

Il ricordo più bello, il più brutto e… il più strano.

«Ricordi belli in discoteca ne ho tantissimi, ricordi brutti nessuno per fortuna, ma più di una volta persone, magari sotto euforia alcolica, venivano a richiedere una canzone nel momento stesso in cui la canzone stava suonando… Ecco lì mi scatenavo in risposte molto pittoresche, oltre a rimanere sconcertato, però alla fine la cosa mi divertiva molto. Ricordi strani tanti e tutti divertenti! Ricordo un tipo che ha girato per il locale per due ore con la torcia del cellulare accesa, io non capivo e così gli domandai se potevo essergli utile in qualche modo e lui mi rispose “No, No, grazie. Stavo cercando la mia lente a contatto”. Non sapevo se ridere o no, ma sicuramente al buio e nel marasma… era come cercare il famoso ago nel pagliaio».

Una domanda di rito, ma di cui forse conosco già la risposta: il locale a cui è più affezionato?

«Sono affezionato ed ho bellissimi ricordi di quasi tutti i locali nei quali ho lavorato. È logico che il primo amore non si scorda mai, il primo locale che mi ha dato la possibilità di esprimermi non lo dimenticherò mai: in vetta c’è il Mille».

Qualche domanda fa diceva che la consolle non è stato l’unico palco, oltre alla musica ha infatti avuto altre esperienze nel mondo dello spettacolo.

«Nel tempo la musica ed il lavorare in questo campo mi ha dato la possibilità di conoscere tante persone e di poter lavorare e collaborare anche nel campo televisivo e radiofonico, nonostante io avessi sempre avuto un po’ di vergogna della mia voce... Anche qui ho avuto fortuna e grazie a questa voce sono riuscito nel marzo del 2000, grazie anche ad un incontro casuale con Nicola Savino il famoso conduttore televisivo e radiofonico, nonchè amico, a fare schetch comici; che fra l’altro continuo ancora a fare nella trasmissione radiofonica “Ciao Belli” di Radio Deejay condotta da Dj Angelo e Roberto Ferrari. Sempre per merito di Savino ed Angelo tanti gli anni di partecipazione su Rai 2 a “Quelli che il calcio”; ancora oggi sto partecipando ad altre trasmissioni di Rai 2 e di Italia 1, per citarne alcune: Scorie, Colorado, Lo Show dei Record».

di Paola Nobile