Martedì, 11 Dicembre 2018

TORRAZZA COSTE - CENTRO DI SOLIDARIETÀ «IL NOSTRO AIUTO AI BAMBINI DEL CONGO»

In tanti dicono “aiutiamoli a casa loro”. Alcuni (molti meno) lo fanno per davvero, come la decina di volontari della Onlus Aleimar del nucleo operativo di Torrazza Coste che dal 2010, con il Progetto Congo, si occupa dei bambini più sfortunati in una zona molto delicata dell’Africa. Aleimar è un’organizzazione di volontariato che, attraverso l’adozione a distanza e i progetti di sviluppo dà una mano ai minori in difficoltà: bambini di strada, orfani, profughi, discriminati o abbandonati. «Senza distinzione di religione, razza e cultura» specifica Francesco Moroni, che fa parte dell’associazione ormai dal 2005 ed è responsabile del Progetto. 

«Il nome Aleimar – racconta – è stato dato nel ricordo di un ragazzino brasiliano della città di Belem che portava questo nome, aiutato dal gruppo e ucciso dalla polizia del posto per un piccolo furto».

La presenza del gruppo Aleimar nella Repubblica democratica del Congo risale ormai al 1994, quando è entrata in collaborazione con le suore Figlie di Maria Ausiliatrice in un centro di accoglienza denominato Maison Laura Vicuna, a Lubumbashi, capitale del Katanga con cui collabora tutt’ora. Lì Aleimar aiuta chi dà asilo e assistenza a oltre cinquanta bambine e più recentemente ha iniziato anche a supportare un centro per disabili e l’ospedale Policlinico Don Bosco di Lubumbashi.

Moroni, solidarietà a tutto tondo. Che tipo di problematiche hanno le bambine di cui vi occupate?

«Possono essere le più svariate, che vanno dall’essere orfane all’essere abbandonate o anche ripudiate perché considerate streghe».

Prego?

«è proprio così. In certi villaggi ci sono ancora credenze e superstizioni e il capo villaggio ha ancora diritto di vita e morte sui suoi sottoposti. Non è affatto infrequente che bambini piccoli vengano allontanati perché ritenuti portatrici di disgrazia».

Però non vi limitate a mandare aiuti economici, che pure sono una parte importantissima…

«No, perché la nostra idea di base non è semplicemente tamponare i problemi, quello che vorremmo è creare pian piano le condizioni perché queste persone possano avere un futuro migliore nel loro paese. Dal 2012 è iniziata una collaborazione con le suore Agostiniane del luogo alle quali vengono inviati aiuti per le scuole gestite da loro ma anche attrezzature mediche e medicinali per il dispensario. Quest’anno abbiamo donato al villaggio di Sambwa 8 macchine da cucire e pedali per la scuola di taglio e cucito che è senza corrente, oltre a latte specifico per bambini malnutriti dando il via ad un progetto che speriamo prosegua nel tempo, con obiettivo la cura e il monitoraggio di questi bambini. Allo stesso modo da diverso tempo stiamo fornendo all’ospedale Don Bosco di Lubumbashi apparecchi e attrezzature come un grande generatore di corrente, sedie a rotelle, un ecografo, medicine e altro».

In che modo riuscite a finanziare l’attività?

«Diciamo innanzitutto che le forme di aiuto si distinguono in due categorie: una è il sostegno a distanza, attuato dalle famiglie che adottano a distanza un bambino e provvedono economicamente al suo mantenimento ricevendo periodici aggiornamenti e fotografie. La seconda forma di sostegno la mettiamo in atto noi attraverso l’organizzazione di mercatini e manifestazioni in cui raccogliamo offerte, senza contare le generose ma imprevedibili donazioni private che ogni tanto riceviamo».

Quanto si riesce a recuperare mediamente in un anno?

«Possiamo dire che al momento siamo in grado di procurare all’incirca 10mila euro di aiuti annui. Quest’anno con orgoglio posso dire che 5.500 sono arrivati dalla sola Torrazza Coste».

Sono tanti o pochi?

«Quando si parla di solidarietà non si può dire. Di sicuro non è mai “abbastanza”, perché più si ha più si può fare. Ad esempio abbiamo nel cassetto un progetto molto importante che speriamo di poter finanziare tra non molto».

E sarebbe?

«Portare il fotovoltaico sul tetto dell’istituto che ospita le bambine: sarebbe per tutta la piccola comunità un aiuto notevole, permetterebbe di risparmiare moltissimo visto che l’attuale caldaia è a gasolio, che ha un costo quasi pari a quello italiano con la differenza che in Congo lo stipendio medio è di 100 dollari».

“Aiutarli a casa loro” si dice spesso parlando di immigrati. è davvero possibile creare condizioni di vita che permettano a quelle persone di poter trovare fortuna nel loro paese?

«Secondo noi sì. Istruzione e piccolo artigianato sono delle risorse importanti unite al miglioramento della sanità. Non bisogna poi dimenticare che il Congo è un paese ricchissimo».

In che termini?

«In termini di risorse minerarie. è ricco di diamanti e possiede circa il 70% del Coltan disponibile al mondo: un minerale formato dall’unione di colombite e tantalio, fondamentale per la realizzazione degli apparecchi come cellulari e computer. Una grande ricchezza che però finisce tutta nelle mani delle multinazionali, soprattutto cinesi, e che non resta in alcun modo sul suo territorio di origine».

Come si fa a cambiare la vita di chi deve fronteggiare condizioni tanto disagiate?

«Con pazienza e sacrificio, partendo dalle basi: quest’anno  abbiamo avviato il progetto per la realizzazione di un orto, un allevamento di polli e maiali e la produzione di mais, che in Congo sostituisce il grano ed è alla base della alimentazione. Il nostro obiettivo è portare all’autoproduzione di cibo, dato che l’indipendenza alimentare è chiaramente un passo fondamentale».

Ogni quanto andate in Congo?

«Una volta l’anno, restandoci per circa 3 settimane».

In quanti vi chiedono di poter venire in Italia?

«Tanti, ma noi lo sconsigliamo a tutti, perché qui non è il paradiso che si immaginano da là. Il viaggio è lungo, pericolosissimo e costoso. La contropartita per chi arriva in Italia è poi davvero misera nella maggior parte dei casi. Si può avere una vita dignitosa restando nel proprio paese se si viene aiutati nel modo giusto, con pazienza e solidarietà».

Avete in programma iniziative per raccogliere fondi?

«Il 21 dicembre al Cowboy’s Guest Ranch di Voghera ci sarà una serata musicale benefica che coinvolgerà diversi artisti del territorio. L’ultimo appuntamento del 2018 per raccogliere offerte».

 di Christian Draghi

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