Martedì, 11 Dicembre 2018

IL BOSCO ARCADIA DI PANCARANA: «NON È COME ANDARE IN PIAZZA MEARDI…»

È sempre una buona notizia quando un’area degradata viene ripulita dal più vario inquinamento e riportata allo stato naturale. La notizia è ancora migliore quando l’area viene messa a disposizione del pubblico e mantenuta in ordine. Obiettivo minimo ma non affatto scontato. Non nel 2018, non in Italia. Questa è la storia della famiglia Almangano e del Bosco Arcadia a Pancarana, lungo il grande fiume. È Marco Almangano, in rappresentanza della famiglia, a raccontarci qual è il loro impegno quotidiano.

Almangano, qual è il suo ruolo in questo bosco?

«Sono il figlio del gestore del bosco, che è mio papà Piero. Si tratta di una realtà a conduzione famigliare: ad occuparcene siamo io, le mie due sorelle, mio padre, appunto, e mia madre. Mia sorella maggiore, Elena, cura più la parte social e gli eventi: le ‘‘public relations’’. Io e mio padre ci occupiamo del bosco più nell’aspetto pratico».

Il resto della famiglia?

«L’altra mia sorella, Carla, ci dà una mano nell’organizzazione degli eventi: dal volantinaggio, alla presenza nelle fiere, cui partecipiamo per far conoscere il bosco, e poi nei giorni degli eventi a gestire l’accoglienza dei visitatori, ad aiutarli nelle loro esigenze».

Come è stato creato questo parco?

«Noi abbiamo un’azienda agricola e possediamo alcuni campi lungo il fiume. Ogni volta che mio padre passando verso il campo vedeva quest’area abbandonata - per la maggioranza demaniale - cercava un modo per valorizzarla e per renderla fruibile. Nel 2009 Regione Lombardia ha aperto il bando ‘‘10mila ettari di nuovi boschi’’, che finanziava idee che potessero dare un’altra vita ad aree demaniali come questa. Mio papà ha contattato lo Studio Terraviva di Vigevano ed è nato il progetto. Nel 2010 sono iniziati i lavori».

Cosa prevedeva il progetto?

«L’area è di 84 ettari totali. Il progetto prevedeva di lavorare su circa 50 ettari, e di lasciare allo stato naturale gli altri 34. Nella prima porzione abbiamo tagliato tutte le piante secche e malate e abbiamo ripiantumato circa 70mila esemplari di vario tipo, sia arbusti, sia ad alto fusto. Ci occupiamo di tenere tutto in ordine; di tagliare l’erba, di rimuovere i rami secchi, per esempio. Inoltre sono state posizionate panchine ed aree picnic».

Quanto tempo vi richiede la gestione dell’area?

«La maggior parte del lavoro è concentrato fra marzo e ottobre. Di norma noi lavoriamo tutta la settimana circa una decina di ore al giorno per tutti i giorni, dal lunedì al sabato. Poi dipende sempre un po’ dalle condizioni climatiche della stagione».

Quanto è stato investito da Regione Lombardia per la realizzazione di questa area?

«Nei primi sei anni sono stati investiti circa settemila euro. La Regione investe il 90%, noi privati cofinanziamo il 10%».

Quali essenze caratterizzano il bosco?

«Tra gli arbusti abbiamo il salicone, il pallondimaggio, il sanguinello, e la selenella. Tra le piante ad alto fusto pioppo nero, pioppo bianco, salice, quercia, faggio. La maggioranza sono pioppi e salici, perché essendo area di espansione del fiume sono quelle che resistono meglio agli stress causati dalle esondazioni. Il fiume esonda circa due volte l’anno in questo bosco, e l’acqua copre quasi completamente l’area. I pioppi inoltre presentano accrescimento veloce, quindi dopo pochi anni abbiamo già alberi alti 15 metri».

A proposito: qual è la situazione degli argini del Po in questa zona?

«Direi buona, gli argini attualmente non presentano buchi o crepe».

Che orizzonte temporale ha il progetto e quali risultati ci si vorrebbe aspettare?

«Abbiamo in concessione questo terreno per cento anni, quindi dal 2009 fino al 2109 la nostra famiglia ha il compito di prendersene cura. L’obiettivo era quello di dare una seconda vita a questa zona. Prima c’erano frigoriferi, pneumatici, rifiuti abbandonati di ogni tipo. Ora può essere disponibile per persone che vogliono staccare dalla solita attività frenetica, e passare mezz’ora o anche l’intera giornata a passeggio nella natura. Ci sono quelli che portano a spasso il cane, che si fanno un giro in bicicletta, o semplicemente si fermano a scrutare il fiume o a fare un picnic, specialmente nel weekend».

Quali sono le modalità di fruizione?

«L’ingresso al bosco è gratuito: chiunque può entrare e usufruire dei sentieri e dei tavoli o delle panchine. Essendo zona di espansione del fiume non abbiamo strutture fisse, quindi si può usare solo quando le condizioni atmosferiche lo permettono».

Come si articolano i sentieri?

«Sono circa 7 chilometri in totale. C’è un sentiero principale, che dall’ingresso va fino al Po, e poi ci sono vie secondarie, che si diramano da quella principale e permettono di visitare il bosco in tutte le sue parti. Abbiamo circa venti panchine disseminate nel bosco, e tre punti per aree picnic».

Quali servizi mettete a disposizione?

«Mettiamo a disposizione un noleggio di biciclette e siamo a disposizione per eventi, come feste di compleanno. Abbiamo tavoli, gazebo e sedie per questi casi».

Quando è avvenuta l’inaugurazione?

«Il 19 giugno del 2016, alla presenza del sindaco di Pancarana, Maurizio Fusi, e di alcuni politici e funzionari di Provincia e Regione, fra cui Giuseppe Villani e Paolo Gramigna».

Che tipo di eventi proponete agli utenti?

«Facciamo eventi di ogni tipo. Di norma nel numero di sei all’anno. Anche di tipo sportivo. Quest’anno, per esempio, abbiamo avuto due corse podistiche».

Non solo eventi sportivi, però…

«Anche attività culturali-ricreative. A maggio è venuta Legambiente; con alcuni volontari abbiamo raccolto i rifiuti abbandonati ed è stato svolto un laboratorio per dare una seconda vita agli oggetti di plastica, come le bottiglie, che sono stati ritrovati abbandonati. Per Pasqua lo scorso anno abbiamo organizzato una ‘‘caccia all’uovo’’. L’obiettivo è far capire ai più piccoli la bellezza della natura, avvicinarli alla bellezza del verde».

Sono state realizzate collaborazioni con altre associazioni o enti del territorio?

«Abbiamo proposto un evento in collaborazione con il Gruppo Micologico Vogherese. Il loro scopo era quello di educare le persone a distinguere funghi commestibili da non commestibili. I partecipanti hanno potuto raccogliere chiodini, orecchielle, e portarseli a casa».

Questo bosco è stato anche di ispirazione per un’opera letteraria…

«È stato rappresentato qui il libro ‘‘Silenzio in Arcadia’’. La scrittrice, Elisa Contardi, quando ha visto questo bosco se ne è innamorata e l’ha utilizzato come location per questo suo romanzo. Si tratta di un giallo, dove il protagonista, il commissario, deve risolvere un caso di omicidio e ‘‘parla’’ con gli alberi per cercare di ricostruire la scena del crimine. ‘‘Le piante sono gli unici testimoni che hanno visto tutto’’, dice il commissario, e in effetti dall’osservazione di un ramo spezzato riesce, magari, a ricostruire un evento».

Quali feedback le capita di ricevere dal pubblico?

«Trovo gli utenti trovo felici di aver visto il bosco e sorpresi dalle cose che sono state fatte. A volte qualcuno arriva pensando di trovare un parco come fosse in piazza Meardi a Voghera. Ma si tratta di un’area naturale, a volte anche brulla, che muta e cambia in continuazione, anche perché ci sono animali e quindi magari una strada normalmente pianeggiante può trovarsi erosa dal giorno alla notte. Quando piove molto i sentieri diventano impraticabili. Bisogna ricordare che si tratta di un’area naturale, ecco».

E che l’uomo, qui, è un ospite.

«Esatto. Un ospite. Gli animali ci sono, e si fanno anche vedere. Abbiamo lepri, a volte qualche cerbiatto che arriva dalle colline; talpe, volpi. Questo è il loro territorio, il nostro compito è soltanto quello di tenere pulito, per quello che è possibile».

Quali regole sono prescritte per usufruire di questa area?

«Non si entra con i veicoli a motore, non si può cacciare, è vietato gettare rifiuti. Ciò che è normale per un parco. Anche per questo abbiamo messo a disposizione bidoni per la raccolta differenziata».

Crede si possa replicare questa esperienza in altre aree, nell’Oltrepò Pavese?

«Per fare progetti di questo tipo ci vuole tanta passione, pazienza, e anche credere davvero in quello che si fa. Altrimenti si rischia di iniziare e di chiudere in un paio di anni, lasciando l’area in uno stato di abbandono. Non so se Regione Lombardia farà altri bandi di questo tipo, ma ci sono certamente altre aree di questo tipo lungo il fiume».

Nei pressi del parco passa anche il tracciato della pista ciclopedonale VenTo. Vuole parlarci di questa opera?

«VenTo, che collega Venezia e Torino, passa proprio sull’argine accanto al parco, che quindi può anche diventare un luogo di sosta su questa direttrice. Questa parte del percorso non è ancora attrezzata, ma lo sarà nei prossimi anni. Pare che in futuro questo tracciato diverrà parte di un progetto più ampio che collegherà la Spagna all’Est Europa».

di Pier Luigi Feltri

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