Sabato, 15 Dicembre 2018

VOGHERA - «LONG TRAIN RUNNING DEI DOBBIE BROTHERS, LA PRIMA CANZONE DI RADIO VOGHERA»

Ci eravamo lasciati il mese scorso con l’invito a rivederci, se del caso... Bene: la prima intervista è stata un vero successo, di letture e commenti positivi! Così, la Redazione de Il Periodico ha deciso di continuare questo “Viaggio” amarcord con il nostro narratore: Giorgio Grandi!

Grande successo ha riscosso la nostra intervista del mese scorso, e così... riprendiamo da dove ci eravamo congedati ed aggiungiamo contenuti?

«Che piacere! Grazie davvero! Per me è un modo, in forma intima, di rivivere, raccontandoli, anni davvero meravigliosi. Felice che questo mio entusiasmo abbia contagiato i lettori! E allora... dunque, si! Proseguiamo. Anzi no! Facciamo un passo indietro, una piccola rettifica. Quando abbiamo parlato del premio “il più stupido del bar”, ho sbagliato vincitore». (ride di gusto!).

Scusi ?!

«Guardi alcuni giorni fa ho incontrato l’amico da sempre e stimatissimo medico il dottor Massimo Terziani, che mi ha sonoramente corretto, dicendomi “Giorgio, guarda che quel premio non l’ha vinto il Maestro Ghigini: l’ho vinto io!!! Quando il Maestro, nudo, nello shock generale, è arrivato alla porta del Bar Italia, io, invece di fermarlo e tentare di riportarlo alla ragione, guardando i ‘gioielli di famiglia’ ho sentenziato ‘Però, Maestro: complimenti davvero !!!’. E lì, Ragu Balestrero, ha a sua volta sentenziato ‘Basta! Hai vinto tutto! Dopo questa, chiudo il Premio!!!’. E ti dirò, caro Giorgio, che fu proprio quello il periodo in cui decisi di fare Medicina all’Università: forse il Premio mi incoraggiò pure, in quella decisione...”».

Dovremmo forse chiedere il permesso alla pubblicazione al dottor Terziani...

«Già fatto! Anzi! Dall’alto della sua eterna genialità, intelligenza, simpatia, ironia ed autoironia, è stato Massimo a richiedere, goliardicamente, questa precisazione, tra le sonore risate del nostro incontro e della nostra conversazione! In effetti, devo dirle che gli amici comuni conosciuti in quegli anni, tra quelle compagnie, l’ironia intelligente l’hanno sempre avuta, diciamo, nel dna. E certamente l’hanno coltivata fino ad oggi, agli anni della maturità...».

Qui ci stiamo riferendo sempre al “primo” Bar Italia, vero?

«Sì. Poi con Remo e Walter Lucchini, come abbiamo detto nel numero precedente, sono cambiate alcune cose, in primis la generazione frequentante. Del primo Bar Italia, per quanto riguarda le ragazze, che nel numero precedente abbiamo un po’ snobbato (sorride), ricordo, ad esempio, le bellissime Marina Cantù, Jurema, Raffaella e Simonetta Balma, Daniela Rolla, alla quale rivolgo un commosso ricordo affettuoso (scomparsa recentemente, n.d.r.) unitamente al dolce ricordo di Elena Sozzè, che arrivò a seguire insieme a Rosanna Leone, Cristina Taverna, Maurizia Codevilla, Flavia Torriglia, Marina Pessina... ed ancora, immediatamente dopo, ad inizio ‘80, arrivarono Lorenza Lugano, Monica Sissinio, Elena Ghiozzi, Giulia Pernetti, Daniela Botti, anche a lei va il mio affettuoso ricordo, ahimè...».

Alcune di queste ragazze le ricordo, però, più presenti al Bar Cervinia in Piazza Meardi...

«Vero, parzialmente, in effetti, alcuni tra noi, anche maschi, erano “trasversali” ad altri bar, come il Cervinia, il Teatro... del Cervinia ricordo Giacomo e Giovanni Rossi, Ettore Orsi, il compianto e caro Alberto Bosi, suo fratello Franco, Adriano Rosolen, Guido Sozzani, Gianfranco Cifarelli, Gelso Moroni, l’indimenticabile Silverio Riva...».

Come locali notturni, invece? Dove si ballava, all’epoca?

«Opus di Casei Gerola, dove l’amico Jimmy Ragazzon era d.j., ed Alcatraz di Voghera, il primo Alcatraz in Via Sant’Ambrogio di proprietà del famoso, istituzionale Mimmo Bartilucci e dei compianti Augusto Moroni e Daniele Barbieri, quest’ultimo proprietario dell’immobile. Era bellissimo e molto ben frequentato, uno dei primi disco-bar con d.j., che qualche volta ho fatto anch’io, aperto praticamente tutte le sere... era un’altra vita...».

Lei lavorava anche come d.j.?

«No, veramente... ma sa, con mio padre, giornalista pubblicista, a Radio Voghera... ma di questa cosa parleremo tra breve. Non ero un d.j., ma all’epoca contava divertirsi (sorride)! Pensi, ad esempio, che io sono stato il primo d.j. de La Foresta di Pozzol Groppo, proprio la prima apertura del locale inventato da Lallo Rosa! Ricordo come fosse ora: era un giovedì, orario aperitivo; incontrai il Lallo, che mi chiese cosa avessi in programma per la serata. Risposi che avrei partecipato all’inaugurazione del locale. Mi ribattè: “No. Tu vai a casa, prendi tutti i dischi che hai e vieni a fare il d.j., stasera!”. Io tentai di giustificare il fatto che non fossi in possesso di dischi da ballare, il mio gusto era più rock-soul-blues... Niente. Alle 20.00 mi ritrovai a preparare la mia postazione di d.j. al locale! L’impianto era così composto: un tavolo “instabile”, due giradischi, uno diverso dall’altro, e due casse della Montarbo con potenziometri! Dovevo abbassare ed alzare il volume della cassa tramite il potenziometro, senza pre-ascolto in cuffia... insomma, un delirio!».

Non si festeggiava ancora Halloween, ma c’erano Feste di Carnevale indimenticabili, vero?

«Halloween non sapevamo neanche cosa fosse (ride di gusto)... Noi avevamo, e per quanto mi riguarda ancora abbiamo, il Carnevale! Strepitose le feste allo Sporting Club di Rivanazzano, e poi il celeberrimo Carnevale di Varzi! Per anni ed anni, in compagnia, a Varzi si frequentava la domenica sera ed il successivo lunedì, che noi chiamavamo “la serata delle sposate”! Tutte le ragazze e le donne si mascheravano, il lunedì sera, e noi maschietti ovviamente, no! Sicché capitava qualsiasi cosa, anche che la tua ragazza ti facesse ballare, ammiccando, per mettere alla prova la tua fedeltà, chiaramente! Ricordo un lunedì sera con Beppe Sannino e Maurizio Lucchetti, le due star calcistiche della grande Voghe dell’epoca, davvero troppo divertente! Mentre il martedì sera non si andava a Varzi ma, ad esempio, allo Sporting dove anche noi ragazzi ci travestivamo! Erano feste stupende! Si cenava al piano superiore, al Ristorante dell’indimenticabile Bruno Gazzaniga, e poi si faceva mattina in discoteca. Ricordo un Carnevale, con l’amico Alex Lanfranchi, travestiti con tuta bianca integrale riportante la dicitura “Siamo belli come il Sole” ed un grande sole raggiante a coprirci faccia e testa! Peccato che ad un certo punto della serata, dall’elevato tasso alcolico, Alex diede la sua maschera ad uno sconosciuto, con il quale io conversai amabilmente per un sacco di tempo non accorgendomene assolutamente... Oppure un altro Carnevale, quando con i compianti Manuele Albani ed Enrico “Chicco” De Giorgi andammo a Milano, dall’allora in voga Brigatti, ad affittare tre costumi, perfetti ed  identici, da giocatori di baseball americani!».

Aveva accennato prima a suo padre e Radio Voghera...

«Giusto! Dunque: il 5 Dicembre 1975 inaugurò Radio Tele Voghera di Mario e Gino Orsi, e la prima voce che “uscì” fu la mia annunciando il primo disco in trasmissione, Long Train Running dei Doobie Brothers. Mio padre, appunto giornalista-pubblicista, ne era il direttore, ed un altro “fondatore” fu Luigino “Stereodisco” Alpago. Ma il vero tentativo era di creare Tele Voghera, in quanto in Italia si stavano facendo le prime prove di Tv private! La prima era stata Tele Biella, attorno al ‘73. Ho una foto del primo tentativo sperimentale di trasmissione di Tele Voghera durante una manifestazione cittadina in una gremita Piazza Duomo, con un televisore di fronte all’ingresso del Municipio che appunto ne trasmetteva le immagini! L’idea televisiva venne presto abbandonata, e ci si concentrò sulla radio, la cui prima sede fu in Via Scarabelli, all’ultimo piano mansardato, nel palazzo dove al piano terra era presente il famosissimo negozio Portobello! A proposito del sopracitato Silverio Riva, amato scultore, insegnante dell’Accademia delle Belle Arti di Brera ed Artista a tutto tondo, decisamente, le voglio raccontare questa “particolarità”. Anche Silverio fu una delle prime voci di Radio Voghera, e, per chi l’ha conosciuto di persona, questa cosa potrebbe aver dell’incredibile, perché il Maestro Riva aveva una, chiamiamola, “difficoltà espressiva verbale”, che non era proprio balbuzie, ma... come dire... spesso le sue frasi si “inceppavano” in forma strana. Ebbene: davanti al microfono, con le cuffie in testa, Silverio parlava speditamente, e con un timbro vocale estremamente radiofonico, bellissimo! Era la nostra voce più bella! Alla sua amicizia con il grafico milanese Francesconi, mi pare si chiamasse così, si lega anche il logo, la R e la V stilizzate ed unite, che ha sempre accompagnato la Radio per tutta la sua vita. Ricordo perfettamente il giorno che con Silverio, appunto, Jimmy Ragazzon e Paolino Canevari, voce e chitarra dei celeberrimi Mandolin Brothers, andammo a Milano a casa di Francesconi, sui Navigli, a ritirare il logo... che il grafico ci omaggiò ! Ah! Nell’appartamento di fronte viveva Enzo Jannacci!».

In quegli anni, la città, ed in generale la zona, presentava un’offerta ristorativa davvero eccezionale...

«Assolutamente ! Erano tanti i ristoranti e tutti di ottimo livello! Mi ha fatto tornare alla mente un “menù del giorno” di Ferragosto fine anni ‘70, che ancora da qualche parte in casa devo avere, del Ristorante Albergo Italia, che si trovava di fronte al Teatro Sociale in Via Emilia, menù che appunto, scritto a macchina con la Olivetti “Lettera”, riportava un’infinita serie di prelibatezze, trasversali anche stagionalmente! Si andava dalla trippa ai piatti di qualsiasi tipo di pesce ai piatti “carnivori” della tradizione, eccetera eccetera, ma in quantità numerica davvero stupefacente! Il Ristorante Albergo Italia del Cav. Torti era davvero un’istituzione!».

E quali altri ancora?

«C’era l’imbarazzo della scelta! Il Ristorante Cristina, con il suo storico Carrello dei Bolliti, il Ristorante Giardino, il Leon D’Oro in Piazza Duomo, Il Torino in Via Don Minzoni, la Trattoria del Ponte Rosso, dove oggi c’è il Ristorante dell’amico Mimmo, il Rallye, il vecchio Impero... Le dico: c’era solo l’imbarazzo della scelta! A differenza nostra, come città intendo, allargando la visuale alla zona altri ristoranti dell’epoca hanno “resistito” negli anni. Mi riferisco, ad esempio, ai Ristoranti Guado e Caminetto in Salice Terme, al Cavallino San Marzano e Cerchi in Tortona...».

Probabilmente il cambio epocale, a livello generale, tra gli anni ‘70 e gli ‘80 ha spostato gli interessi su altre attività e professioni?

«Magari sì, non saprei... certo, stiamo parlando di un mondo lontano ed irripetibile. Per darle il polso del cambiamento, ricordo da bambino il suono del “corno”, in strada, che annunciava l’arrivo del ghiaccio! Era un addetto appunto alla vendita, casa per casa, del ghiaccio. Scendevamo in strada a prendere un pezzo di ghiaccio spaccato e lo tenevamo in un mobile in legno, un po’ “coibentato”. C’erano frigoriferi piccoli e senza freezer, quindi...».

Grazie Giorgio, ci ritroviamo per il prossimo numero del Mese di Dicembre e l’atmosfera di quelle Festività natalizie?

«Con piacere! Grazie a lei, e buona lettura ai vostri lettori!».

 di Lele Baiardi

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