Venerdì, 16 Novembre 2018

MONTALTO PAVESE - BIRD CONTROL, «SERVIZIO EFFICACE RICHIESTO DA MOLTE AZIENDE»

Giuseppe Crea, 40 anni, è il titolare della Falconeria di Montalto Pavese. Dapprima appassionato di rapaci, ha trasformato la sua passione in un vero e proprio lavoro.

Quando ha iniziato?

«Una decina di anni fa…»

E la passione?

«Mi sono sempre piaciuti tantissimo i rapaci e gli uccelli in generale, fin da quando ero piccolo e ho cominciato a seguire vari falconieri, da uno di questi ho preso il mio primo rapace e ho iniziato questa avventura. Qualche volta ho anche salvato qualche uccello in difficoltà e l’ho rimesso in libertà. Ho amato fin da subito l’interazione che si può creare con questi animali».

Ci spiega come funziona il suo lavoro?

«Ho una ditta di allontanamento piccioni a mezzo rapaci. Praticamente allontano specie invasive che possono essere appunto piccioni o gabbiani, per mezzo dei rapaci addestrati. Io vado nella zona infestata e metto in volo i rapaci, senza che avvenga la predazione, ma sono ed esclusivamente in volo libero, e la specie infestante, dopo un po’ di interventi, capisce che quella zona non è adatta per stazionare e cerca un altro posto».

Con quali animali lavora?

«Per la maggior parte lavoro con poiane di Harris e falcone ad alto volo: le poiane le utilizzo in spazi chiusi come i capannoni e stabilimenti di grandi dimensioni, mentre i falconi in spazi aperti».

Prima lei parlava di interazione con questo tipo di animali… come avviene?

«Sono animali che non sono certo affettuosi, ma si legano all’uomo per cercare il cibo: si crea un rapporto di fiducia e mangiano sul nostro guantone quando vengono richiamati. Infatti, quando andiamo a fare allontanamento sanno che sul guantone c’è il cibo che gli basta per vivere, volare e fare quello che devono».

Si lasciano quindi avvicinare?

«Lo lasciano fare a me perché sono abituati a me. Tollerano le altre persone, ma non si fanno toccare né tantomeno accarezzare. Anche perché, a differenza di altri animali, come per esempio i cani, loro non gradiscono le carezze. Arrivano, fanno quello che devono fare, sono rispettati e la cosa principale per cui tornano è il cibo».

Come le è venuta l’idea di svolgere proprio l’attività di allontanamento e Montalto Pavese è una zona particolarmente favorevole da questo punto di vista?

«Perché parecchi falconieri in Italia lo fanno e, visto che parecchie aziende richiedono questo tipo di servizio in quanto molto efficace, mi sono lanciato in questo lavoro».

è un’attività che ha avuto successo in questi dieci anni?

«Si può vivere. Di certo non è un’attività che arricchisce, ma sono un artigiano ed è un lavoro come può essere il fabbro oppure il muratore…»

Però lei ha la fortuna di unire passione lavoro…

«Sì, questo sì. Quando curo i miei falchi sto benissimo: mi piace vederli volare, mi piace vedere come si muovono e come reagiscono anche alla finta preda che gli presento ogni tanto per richiamarli. I falconi, infatti, non vengono richiamati al pugno, ma su una preda finta di cuoio. Loro quindi salgono, prendono quota e fanno delle evoluzioni particolari, come delle “picchiate” su questa finta preda, per poi risalire di nuovo. Alla fine li premio con un pezzettino di carne».

Ha delle altre persone che la aiutano in questa sua attività?

«No, sono solo io. C’è mia moglie che mi da una mano ogni tanto, solo per la gestione dei rapaci. Per esempio gli dà il cibo se io non ci sono. Per quanto riguarda invece il lavoro di allontanamento lo faccio solo io».

è un lavoro impegnativo.

«Eh sì, alla fine ci dedichiamo ai nostri animali dalla mattina alla sera e si passa continuamente il tempo con loro. Può capitare anche che, mentre sono a lavorare, un falco si allontana perché magari segue un altro uccello lontano e può succedere di dover stare fuori per giorni a recuperarlo, questo anche grazie alle trasmittenti radio che ci danno la loro posizione».

Quanti rapaci avete lei e sua moglie?

«Quattordici. Sono sia rapaci diurni che notturni. Quelli notturni sono per diletto e passione. I diurni invece servono per la mia attività principale che, ci tengo a precisare, rimane l’allontanamento».

di Elisa Ajelli

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