Lunedì, 06 Luglio 2020
 

RIVANAZZANO TERME - IL NEGOZIO CON 81 ANNI DI STORIA : «LA MASSIMA ATTENZIONE AD OGNI CLIENTE, NON IMPORTA QUANTO SPENDE»

La Ferramenta Noscardi è il negozio più longevo di Rivanazzano Terme. Un nome che rappresenta 81 anni di storia in terra oltrepadana dove stampa, associazioni e municipi lanciano grida di orrore quando una realtà commerciale storica chiude dato che non può essere considerata banalmente il bene di un singolo, ma il patrimonio di un paese intero. In Oltrepò spesso, troppo spesso, chiudono e spariscono attività che hanno una vita e una storia lunghissima sopraffatte dalla crisi e dalle catene commerciali. Come si può sopravvivere allo scacco dei giganti del commercio online come Amazon e all’assedio della grande distribuzione? A Rivanazzano Terme la Famiglia Noscardi sembra aver trovato la risposta e i fatti sono lì a dimostrarlo, da 81 anni. Quando Giancarlo Noscardi venne al mondo a Rivanazzano Terme, il 21 settembre del 1934, la nascita di un figlio maschio per una famiglia significava portare avanti il cognome e avere nuove braccia da lavoro. Fu così che il papà di Giancarlo, dopo tre figlie femmine, all’arrivo di quel maschio tanto agognato decise di aprire una nuova attività lavorativa: una ferramenta. 

«Mio padre apre il primo negozio di ferramenta in Piazza Cornaggia al numero 38 nel 1937,  stanco di fare il falegname, attività che aveva sempre fatto da quando era tornato dalla Grande Guerra e con la mia nascita la decisione gli fu più facile, finalmente aveva qualcuno che lo potesse aiutare e qualcuno a cui poter lasciare in futuro la sua attività».

Come furono gli inizi?

«Dopo il successo iniziale arrivarono gli anni non facili, erano gli anni alle porte della seconda guerra Mondiale e mio papà era a Tortona a fare il militare, mia mamma da sola a casa con 4 figli da crescere, fu costretta a chiudere l’attività che riaprì con la fine della guerra. Da allora non hai mai più chiuso».

Il dopo guerra è il periodo del boom economico per l’Italia e anche per l’Oltrepò. C’era molto lavoro?

«Tantissimo lavoro, si lavorava giorno e notte, arrivavano i frigoriferi, le stufe a carbone e a kerosene prima e poi a gas e non facevamo in tempo a scaricarle che già le avevamo vendute. Tanto lavoro tant’è che al mio ritorno dal servizio di leva intorno alla metà degli anni ‘60 abbiamo deciso di sviluppare il negozio, lo abbiamo demolito e rifatto più in grande ma nel medesimo posto».

Stessa storia che lei ha vissuto da figlio, la ritrova a vivere da padre. La nascita di suo figlio Luca. Cosa cambia?

«Nascendo mio figlio nel ’76, cosi come a mio padre, mi è venuta voglia di ampliare l’attività e mi sono trasferito dove oggi c’è il Covo, allora si trovava il bar Bina che acquisendo la proprietà a fianco dove tutt’oggi svolge la sua attività, era rimasto libero. Sono rimasto lì per 25 anni. Con il passare del tempo mi sono reso conto vista la mole di lavoro che avevo, che necessitavo di più spazio soprattutto per il magazzino e così pezzo per pezzo, anno dopo anno pagando 1milione al mese al proprietario dell’area dove mi trovo ora, il Signor Fagioli, dove prima c’era una fabbrica di persiane e tapparelle,  mi sono trasferito nella nostra sede attuale. Dal 2000 siamo qui in seduta stabile».

Lei fin da bambino ha sempre affiancato suo padre nell’attività. Anche suo figlio Luca?

« Sì, tornava da scuola e veniva in negozio. Dopo il servizio di leva, si è insediato definitivamente a lavorare con me».

E pensa di ripetere la “storia” anche con i suoi nipoti?

«Difficile, il mondo è cambiato…».

Dalla seconda guerra mondiale ad oggi quali sono stati gli anni migliori dal punto di vista imprenditoriale?

«Gli anni ’60, con il dopo guerra alla gente mancava tutto e comperavano di tutto, poi sicuramente gli anni ’70 ma anche successivamente quando le Terme erano a pieno regime e lavoravamo tantissimo con i clienti degli hotel».

Com’è cambiato il lavoro in questi 80 anni di attività?

«Tantissimo, intanto la clientela, un tempo la gente era di parola, spesso pagavano a rate, ma  tutti i sabati a costo di non mangiare venivano e mi portavano i soldi pattuiti. Oggi questo è impensabile, se concediamo il pagamento a rate non vediamo più un euro e peggio ancora non vediamo neanche più il cliente».

Come tipologia di prodotto, dal boom ad oggi cosa è cambiato?

«Nel boom economico c’era una richiesta generale di qualunque articolo, ora solo pezzi per riparazioni di privati. Si vendevano bene anche gli elettrodomestici ma con l’avvento degli ipermercati è stata una battaglia persa».

In Italia, negli ultimi 4 anni,  hanno chiuso 50 mila negozi, voi no…

«Siamo a casa nostra non abbiamo affitto e siamo a conduzione familiare, se dovessimo assumere un dipendente chiuderemmo, tant’è che io a 84 anni sono ancora qui ad aiutarli».

Non è che offrire un servizio notevole alla clientela e l’assortimento che avete vi ha aiutato?

«Certamente, anche perché dopo 80 anni di attività abbiamo un magazzino veramente molto fornito. Se oggi una persona dovesse aprire un negozio come il nostro sarebbe un pazzo, abbiamo in negozio un capitale di merce».

Rivanazzano è uno dei paesi più vivaci della Valle Staffora, il fatto di trovarvi proprio qui vi ha aiutato nell’attività lavorativa?

«È il migliore della vallata, negli altri paesi c’è una tal moria. Se fossi stato a Godiasco per dire il paese più vicino a noi, non so se saremmo ancora aperti. C’era un mio collega e amico che aveva una bella ferramenta a Varzi, ha chiuso e da diversi anni. La gente scappa, di giovani non se ne vedono. Qui ormai viene solamente chi non ha i mezzi per spostarsi altrove, gli anziani in particolar modo. È pur vero che se si cerca un pezzo particolare si sa che da Noscardi lo si trova e  dalle altre parti no, ma sono clienti occasionali che non producono reddito. La gente compera on line oramai e lì trovi di tutto».

L’aspetto più negativo di questi ultimi anni?

«Il veder la classe media diventare povera, sa che c’è gente che viene nel mio negozio e mi chiede quanto costa far fare il doppione di una chiave? Costa due ero e purtroppo devono fare i conti per decidere se farne uno solo o due…».

Quando ha capito che anche suo figlio avrebbe proseguito come lei la sua attività cosa ha provato ?

«Una bella soddisfazione, anche se essendoci lui io sono sempre qui dentro a dargli una mano e non mi sono ancora goduto la pensione…».

Un fatto per niente trascurabile è che la ferramenta Noscardi è anche un covo di tifosi del Torino…

«Questo è un vero orgoglio, sono stato il primo della mia famiglia a diventare uno sfegatato del Toro. Avevo dei cugini che a Torino hanno aperto negozio da parrucchiere e mi portavano allo stadio a vedere il toro e da lì una grande passione».

Se suo figlio fosse stato tifoso della Juve?

«Impossibile, non sarebbe mio figlio».

La richiesta più strana che ha avuto in questi anni?

«Ogni giorno mi chiedono qualcosa che non c’è…».

La più grande soddisfazione come imprenditore?

«Quando ho fatto questo negozio 20 anni fa, anche se, se penso all’investimento, è stato un capitale…».

Il più grande complimento ricevuto?

«I complimenti mi arrivano sempre dai “forestieri”, proprio l’altro giorno una mia cliente di Genova, la Contessa San Pietro mi ha detto che “Se ci fosse un Noscardi a Genova sarebbe una meraviglia e si eviterebbe di girare 5/6 negozi diversi per trovare ciò di cui si ha bisogno”».

Dopo il “patriarca” , abbiamo voluto porre qualche domanda anche al Figlio Luca, che continua e continuerà la tradizione della Ferramenta Noscardi , con l’obiettivo , minimo, dei 100 anni d’attività

Luca ora che suo papa è pensionato, è lei l’intestatario della ferramenta e  oneri e onori sono i suoi. Spera che i suoi figli possano un domani prendere il suo posto e arrivare alla terza generazione della ferramenta Noscardi?

«Mi farebbe piacere, certamente magari evolvendosi e diversificando l’attività. Sarei contento che venissero a dare un’occhiata ogni tanto e prendere dimestichezza”

Torinista il nonno e il padre. I suoi figli?

«Anche loro, li sto già educando ad essere dei bravi tifosi…».

Insegnamento principale di suo padre?

«Lavorativamente parlando mi ha insegnato a servire in modo accurato e a dedicare la stessa attenzione ad ogni cliente, indipendentemente da quanto spende. Poi avere un’etica e mantenere sempre la parola data».

I negozi/botteghe storiche, come la Ferramenta Noscardi, sopravvivono nel nostro tessuto urbano, sociale e culturale. Rappresentano una tradizione fortemente consolidata, che, giorno dopo giorno, continua a guardare al futuro, lasciando spazio a un’evoluzione, una forza che nasce dalla capacità di reinventarsi, soprattutto nei momenti congiunturali più difficili. è giusto valorizzare la storia di queste aziende e degli uomini e donne intraprendenti che le hanno gestite e dei loro figli che pur tra le mille difficoltà continuano a portarli avanti seguendo valori d’altri tempi. «Dedicare la massima attenzione ad ogni cliente, indipendentemente da quanto spende». Che il segreto della Ferramenta Noscardi sia proprio questo? 

di Nilo Combi

 
 
  1. Primo piano
  2. Popolari