Martedì, 19 Marzo 2019

OLTREPÒ PAVESE - AVEVA PORTATO LE BOLLICINE OLTREPADANE A SFIDARE IL PIÙ BLASONATO CHAMPAGNE FRANCESE.... PER TUTTI “IL DUCA DENARI”, ORA PIÙ CHE MAI L’OLTREPÒ HA BISOGNO DI UNA FIGURA COSÌ CARISMATICA.

Il 9 ottobre 2008 l’Oltrepò Pavese perdeva il suo principale ambasciatore, colui che aveva portato le bollicine oltrepadane a sfidare il più blasonato Champagne francese. Antonio Giuseppe Denari, per tutti “Il Duca Denari”.

Ma chi era “Il Duca Denari”?

Antonio Giuseppe Denari nasce a Retorbido il 2 maggio 1921. A 7 anni insieme alla famiglia si trasferisce a Voghera, dove prosegue gli studi nelle scuole primarie e al Ginnasio Severino Grattoni. Nel gennaio del 1941, mentre frequenta il Politecnico di Milano, viene chiamato alla leva militare  e assegnato in Slovenia nell’aprile del 1942.

Finita la guerra conosce la Duchessa Ida Novaresio, vedova del Duca Angelo De Ferrari, proprietaria della possessione Cascina Bella di Bressana (che nel 1813 diede i natali ad un certo Agostino Depretis), con la quale si congiunge a nozze nel 1948.

Da quel giorno il Denari si fa a carico della gestione di Cascina Bella e di parte del patrimonio dei duchi De Ferrari, che non navigavano in buone acque. In pochi anni converte l’azienda da cerealicola a zootecnica, ampliandosi alla lavorazione del latte, formaggi e burro.

Nel 1955 viene riconosciuto all’Eliseo di Roma come “Primo agricoltore d’Italia”, e Cascina Bella come “Prima azienda Agraria d’Italia”.

Nel 1963 lancia il movimento “Concentrazione di Unità Rurale”,  portando 15.000 agricoltori a Roma, a manifestare il malumore del settore agricolo. In pochi mesi il movimento si trasforma in partito politico, adottando come simbolo una spiga di grano con sullo sfondo l’Europa. Partecipa così alle elezioni del 1963 nel collegio di Pavia-Milano ottenendo più di 25mila voti, insufficienti però ad essere eletto a Montecitorio. Nel 1966 si separa dalla Duchessa Ida Novaresio e si trasferisce a Casaldonelasco, conosciuto all’epoca come “Il Casale”, situato nel comune di Santa Maria della Versa.

La famiglia Denari aveva acquistato questo possedimento negli anni ’40 dai baroni De Ghislanzoni, destinandolo principalmente a vigneti e campi. Nel 1958 Denari entra a far parte del consiglio d’amministrazione della Cantina Sociale di Santa Maria della Versa e nel corso degli anni ’60 si concentra sulla produzione di vini a marchio “Il Casale”, tra i quali il più famoso resta il “Rosso del Roccolo”. Inoltre, negli stessi anni, al Casale viene aperto il ristorante “Hosteria del Casale”, portando di fatto Denari ad aver costituito il primo “agriturismo” della zona, quando gli agriturismi (giuridicamente) ancora non esistevano. L’anno della svolta è il 1972: Silvio Maggi, presidente della cantina La Versa sta per cedere l’azienda alla Winefood (società elvetica che nel corso degli anni settanta e ottanta ritirerà una quindicina di aziende vitivinicole storiche italiane) per soli quattrocento milioni di lire. Ad affare quasi fatto alcuni importanti conferitori riescono a raccogliere abbastanza consensi per chiedere le dimissioni del consiglio d’amministrazione. Alle successive elezioni è quasi un pebliscito per Denari. Con 19.500 voti torna a far parte del consiglio di La Versa, il quale gli conferirà la carica di Presidente, carica che ricoprirà per ventidue anni.

Durante la sua presidenza, la cantina La Versa subisce una forte rivoluzione: via i bottiglioni da 1,5l e le damigiane e largo spazio al Gran Spumante Champenois e ai grandi rossi. Uve maggiormente remunerate e addirittura distribuzione dei dividendi della S.p.A.

Cinque anni più tardi viene nominato presidente del Consorzio Tutela Vini dei Colli della Provincia di Pavia, che successivamente si trasformerà in Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese. Denari mantiene questa carica per ben sedici anni, nonostante due dimissioni volontarie (1981 e 1991) sempre rifiutate dal consiglio dell’ente.

Nel corso del suo mandato combatte per la tutela dei vini di collina (dimostrando più volte il suo dissenso per i vini da vigneti di pianura) e porta lo spumante Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese a sfidare lo Champagne francese.

Denari si fa inoltre promotore della spumantistica italiana nel Mondo. Con La Versa, nel 1975 si fa capofila, insieme a Gancia, Carpenè, Contratto, Ferrari e Antinori, per la creazione dell’ “Istituto Italiano Spumante Classico” (che nel 1996 diventerà “Istituto Talento Metodo Classico”), con lo scopo di tutelare lo spumante di qualità nel rispetto di un rigido disciplinare associativo. Le quotazione dello spumante italiano, soprattutto quello oltrepadano, iniziano a volare tantoché nel 1980 alcuni esperti del settore enologico dichiarano che lo spumante metodo classico italiano, vinificato secondo i disciplinari dell’Istituto, è di gran lunga superiore ai più blasonati Champagne francesi. La sfida è così vinta.

Arrivano gli anni novanta e, complice la vecchiaia, arriva la discesa di Denari. Nel 1992 si dimette volontariamente, senza alcuna polemica, dalla carica di presidente del Consorzio, rifiutando inoltre la proposta della Lega Lombarda di candidarlo al Parlamento. Ma il duro colpo per l’Oltrepò Pavese arriva nel novembre del 1994. Un fulmine a ciel sereno si abbatte sulla Valversa. Senza alcun preavviso Denari si dimette dalla presidenza e dal consiglio d’amministrazione di La Versa. Nessuno apparentemente conosce le motivazioni. I dirigenti ed il successore Scarabelli si sono sempre dimostrati stupiti, dichiarando che tale decisione non è stata influenzata da inesistenti conflitti interni al Cda. Ma voci non ufficiali hanno sempre sostenuto diversamente: realizzate le intenzioni del Cda di revocargli alcune deleghe Denari, che nei ventidue anni precedenti aveva gestito La Versa in totale autonomia e a pieni poteri, abbandona il consiglio volontariamente, con stile. Nonostante la “sfiducia” Denari ha una magra consolazione, ottenendo attestati di stima e rispetto dalla maggior parte dei viticoltori oltrepadani. Stima e rispetto che forse è mancato dal consiglio di La Versa, il quale lo riteneva ormai inadatto a quel ruolo. Trascorre gli ultimi anni ritirato a vita privata presso il suo Casale, che negli anni aveva ufficialmente rinominato “Casale Denari”, dove morirà circondato dall’affetto della moglie e della figlia.

Alcuni anni dopo le sue dimissioni, la cantina gli aveva conferito la nomina di Presidente Onorario, di cui però lui non si è mai fatto pregio.

In un intervista ad un quotidiano locale nel dicembre 2003, in merito alla situazione attuale dirigenza della “sua “ La Versa dichiara: «Gli uomini mi pare che non ci siano. Sono ex politici, o cose del genere. Ma io ho avuto enormi soddisfazioni altrove. Mi basta dirle che i piemontesi, che hanno in mano la spumantistica italiana, mi hanno proposto, tempo fa, di fare il prezzo delle uve da spumante. Una soddisfazione enorme, visto che veniva da Gancia, Cinzano, Martini e Rossi».

C’è un aneddoto molto particolare a riguardo. Un paio d’anni fa un gruppo di ragazzi oltrepadani è in visita ad una nota cantina veneta. Il direttore generale, una volta realizzata la provenienza dei ragazzi, si avvicina a loro e confida: «Una ventina di anni fa noi chiamavamo sempre Santa Maria della Versa per sapere che prezzi delle uve aveva fatto il Duca. E in base a quelli noi facevamo i nostri. Vigeva il detto “non cade foglia che il Duca non voglia”. Ora non vi resta che sperare che ve le paghino». Con l’uscita di scena di Denari, dopo i primi anni “di rendita”, si è scaturito un effetto domino su tutto l’Oltrepò. Dirigenti non all’altezza del ruolo, scandali, truffe, fallimenti e uve mal retribuite. Chissà cosa avrebbe pensato nel vedere la “sua” cantina fallire con 24 milioni di euro di debiti e il “suo” consorzio in balia di soggetti extraterritoriali?

Ora più che mai l’Oltrepò ha bisogno di una figura così carismatica.

di Manuele Riccardi

agierre-marzo quarto-serteca TecnoSerramenti-copia studio-medico-tagliani ASM-INTERA panificio-santa-maria-AGOSTO-copia

  1. Primo piano
  2. Popolari