Sabato, 14 Dicembre 2019

VOGHERA - GIORGIO GRANDI RACCONTA IL “SUO” BAR ITALIA

Sarà forse che con l’arrivo dell’autunno, con le giornate che si “accorciano”, le foglie sugli alberi che ingialliscono e cadono, la luce che cambia intensità ed ingrigisce, la temperatura che scende... tutto ciò porta una diffusa, lieve malinconia del pensiero e dell’anima. Sarà che molti di noi si ricordano di decenni, decenni or sono, ove la vita era diversa, il ritmo era più lento, il telefono era solo fisso, di casa, oppure in cabine della Sip per strada, e tutte le sere, dalle 17.30 in poi, la “Vasca” in Via Emilia era un “Must”! Sarà la curiosità di un amanuense che scaturisce da una fotografia dei primi anni ‘80, dove un noto politico “sbaglia un saluto” altrettanto storico-politico. “Sarà quel che sarà”, come cantava, vincendo, Tiziana Rivale al Festival di Sanremo 1983, ma abbiamo così pensato d’intervistare un amico vogherese, persona stimata e ben conosciuta in città, che ci ha riaperto la memoria su quegli splendidi anni: Giorgio Grandi.

Giorgio lei è della Classe...

«Sono del “59... un giovane 59enne, vogherese d.o.c.!».

Io ricordo che nei favolosi anni ‘80, ma già dai ‘70, nella nostra città, e zona in generale, molti erano i luoghi di ritrovo di ragazzi e di giovani adulti, chiamiamoli così...

«Caspita, sì! Solo a braccio, così su due piedi, posso citarle il Bar Cervinia, il Bar del Teatro, la celeberrima “Compagnia del Viale” di Viale Principe Amedeo, che allora si chiamava così e per me così è rimasto, con quel nome (sorride...), e poi tanti locali... il Club House, il Tucano, lo Sporting, la Foresta, il Mayerling...

per qualche coppietta “accesa” e/o, magari, “clandestina” il Monastero, con i suoi separè (sorride con espressione “furbetta”)».

Ma su tutti, ad inizio degli ‘80, certamente un segno storico preponderante l’ha lasciato il Bar Italia di Via Emilia, di fronte alla Banca Nazionale del Lavoro, oggi Bnp Paribas...

«Assolutamente! Io sono “entrato” nella compagnia del Bar Italia nel 1975, o 1976, insomma verso i 15 anni. Abitavo in Via Lentini, dove sono nato, via traversa tra Via Plana e Via Scarabelli, ed il passo, capisce, fu “breve”...

Lì cominciai a prendere i primi ceffoni educativi dai ragazzi della generazione precedente alla mia: allora era una forma di iniziazione alla vita che usava così, e che ancora ringrazio fosse così, avendomi davvero insegnato molto per quanto concerne il rispetto sociale e la convivenza con gli altri miei simili (ride di gusto) ! Il titolare allora era Franco Balestrero, detto “Ragu”».

Che strano appellativo...

«Ritengo derivasse dal modo secco e nervoso, molto nasale di parlare che Franco aveva».

Scusi l’interruzione, prego...

«Dicevo... io ero già “cliente”, poco più che bambino, direi dai 10 anni, di Franco al suo bar Roma, davanti alla stazione ferroviaria, perché nel retro, nei giardini, aveva il juke-box... e noi bambini andavamo d’estate lì ad ascoltare i grandi successi di quegli anni».

Poi si spostò al Bar Italia con il Signor Balestrero nel 1975, con quale compagnia?

«Dunque... eravamo proprio ragazzini... beh, certamente con il mio amico di sempre, prematuramente scomparso quasi 30 anni fa, Manuele Albani detto “Biewicz”».

Soprannome difficile...

«In realtà, era una storpiatura proveniente dal nome di uno dei portieri di calcio migliori al mondo, in quegli anni, il Polacco Ladislao Mazurkiewicz, di lì a breve diventato Masturbiewicz Biewicz! (sorride...)».

Ed altri amici?

«Beh, Angelo Ferrari, per tutti Angelino, e Cesare Canobbio e suo fratello Chicco, ed anche poi alcuni più “anziani” di noi, come Claudio Zuffi, Gianfranco D’oro, Francesco “il Biondo” Fiori, Massimo Terziani, Gianni Tambussi... In quegli anni, il Bar Italia era proprio il bar tipico, con il biliardo, che poi venne eliminato, dove si guardavano le partite di calcio in tv tutti insieme, si giocava quindi a carte, si facevano lunghi aperitivi e le nostre donne, fidanzate, amiche… stavano in strada, fuori dal bar! Era una regola silente: all’interno c’eravamo solo noi maschi. Poi, con la bella stagione, quando ci si spostava in Viale Principe Amedeo, e più generalmente in Piazza Meardi, si stava tutti insieme, ma d’inverno... il Bar Italia non prevedeva presenza femminile stanziale, all’interno... (ride di gusto).

Poi, negli anni, i titolari nuovi, Remo e Walter Lucchini, si fecero da noi “convincere” ad andare oltre l’orario di chiusura normale, magari a saracinesche non completamente aperte... (sorride)... ed in quegli anni, l’Italia era certamente diventato una nostra seconda casa a tutti gli effetti!».

Ma tutti questi nomi citati si spostarono dal Bar Roma al Bar Italia con lei?

«No no! Solo io provenivo dal Bar Roma! Giocavo con altre amiche ed amici nei giardinetti del bar Roma! Ad esempio la Mossolani, della quale al momento non mi sovviene il nome, ed ancora la Tiziana “Titty” Fleba... io poi giocavo spesso a calcio con altri amici nel campetto vicino alla Caserma dei Carabinieri in fondo a Via dei Mille, o nella piazzetta adiacente».

Era una Voghera, comunque, urbanisticamente irriconoscibile, immagino...

«Consideri che quella zona erano tutti campi, non c’erano palazzi. C’erano molte meno automobili per strada... insomma, un’altra epoca! Mi è venuto ora in mente che cominciai, poi, a frequentare il Bar Italia insieme all’amico Alberto Pruzzi, in quanto vicini di casa!».

Erano anche anni di grande goliardia, penso...

«Guardi (ride di gusto), ne avrei da raccontare fino a notte fonda! Non senza un velo di malinconia affettuosa, perché molti degli interpreti di quella goliardia e di quegli anni, in generale, che hanno segnato la mia giovinezza, ahimè, non sono più qui con noi... ma purtroppo, è la vita che passa».

Mi citi un episodio, almeno...

«Le posso dire, ad esempio, che Franco Balestrero aveva indetto un premio settimanale dedicato al “più stupido del bar”: a turno, tutti avevamo ricevuto quest’alta Onorificenza (ride). Ma l’ultimo a riceverla, perché Franco decise da quell’episodio di sospendere il “concorso”, fu il Maestro Ghigini, storico personaggio cittadino da tutti conosciuto all’epoca, il giorno che appunto il Maestro entrò al Bar Italia, si diresse ai bagni, e ne uscì con vestiti e scarpe al braccio... recandosi in Via Emilia completamente nudo!».

Nell’immaginifico collettivo, in quegli anni, il Bar Italia era noto come un ritrovo di elettori di Destra, o forse anche di estrema destra...

«è vero. Noi eravamo la “San Babila” di Voghera (sorride...), anche se, come in Peppone e Don Camillo, alla fine, seppur in minoranza, amici che lo frequentavano insieme a noi erano dichiaratamente dell’elettorato di sinistra! Ma nella quotidianità goliardica di quegli anni, appunto, erano particolari non molto interessanti per nessuno... Convivevamo tranquillamente, in Provincia, a differenza ad esempio di Milano dove queste differenze ideologiche erano molto più “pesanti”. Comunque sì, il Bar Italia è stato certamente un noto ritrovo non di centristi né di comunisti! (ride di gusto)».

Quali erano le connotazioni estetiche da rispettare, se ce n’erano?

«Dunque, noi maschi avevamo ad esempio le Lacoste con il taschino, ed andavamo a Milano a comprare le scarpe Guffanti a punta, tipo inglese. Le ragazze, mi vengono in mente Laura Bertero e  Patrizia Merlini, avevano, quasi tutte, il motorino Ciao Piaggio bianco, le scarpe Superga bianche da tennis, i jeans Sisley a vita alta, le magliette Lacoste, la cintura ed il foulard di Gucci! E tutti con occhiali Ray-Ban ! Ecco, questa era un po’ la divisa del Bar Italia!».

Ma le ragazze non entravano al Bar...

«(Ride) All’Italia no, ma poi insieme si andava a fare l’aperitivo da Bottazzi, a cena all’Albergo Italia, quasi di fronte, dal Cavalier Torti, etc. etc. etc. Insomma, poi si condividevano tempi e spazi con le ragazze, certamente!».

Quando andò poi a chiudersi questa lunga vita del Bar Italia e di tutte queste sue caratteristiche da lei narrate?

«Direi verso la fine degli anni ‘80. La vita da adulti ci portò a separarci, come compagnia, ed in diretta conseguenza il Bar Italia perse il suo fascino... Ci ritrovavamo, una parte di quegli amici, poi al Bar Bon Bon, dalla Tina, in Corso XXVII Marzo, poi ancora al Bar Verdi da Renato Castagna, ed infine, come compagnia, al Caffè Impero di Gigliola Oggioni, in Via Emilia angolo Via XX Settembre, ove ora sorge la Muraglia, il ristorante cinese».

Proviamo a dare un nome a questi ragazzi in foto, all’epoca giovani felici?

«Certo! Tutti non li ricordo, ma molti si! Questa foto è stata scattata in occasione della vittoria da parte della squadra calcistica del bar in un torneo annuale cittadino! Partiamo dal basso a sinistra: ragazzino sconosciuto, poi io, Alù alla mia sinistra e dietro al suo braccio mezzo volto di Gigi Ghiglione, dietro di me, con flute in mano, Gianni Tambussi. Achille, alla destra di Tambussi, e sopra ad Achille Remo Lucchini, socio del Bar Italia; sopra a Remo, Angelo Ferrari, con bandiera tricolore, ed alla sua sinistra Manuele “Lele Biewicz” Albani. Sotto il Lele Biewicz abbiamo Paolo Finotti, e scendendo troviamo “Don Inùtil”, soprannome che è sopravvissuto al nome, che non ricordo più, e davanti a lui, con camicia azzurra e maglia crème Cesare Canobbio; alla sua sinistra Claudio Zuffi, dietro a Zuffi, con occhiali, Binda, ed alla sinistra di Zuffi abbiamo Tiziano Rizzo, mentre il baffo che sporge tra Zuffi e Rizzo è l’indimenticato Gigi Lai, al secolo Giuseppe Agesilai, straordinario personaggio... alla sinistra di Rizzo abbiamo Migliazzi, e poi in alto: ragazzino in tuta blu con occhiali non pervenuto, alla sua sinistra Fabrizio Bobbiesi. Poi torniamo giù: sotto a Tiziano Rizzo, unica donna ma sicuramente per caso all’interno del Bar (ride) Maura Mazza, sotto di lei Roberto Brandolini, ed ancor sotto, con cappellino bianco, Roberto Zanotti, ed alla sua sinistra Maurizio “Minimo” Grassi. Sopra Minimo, di profilo, il “Ciaccio” Claudio Carocci, dietro al Carocci il papà di Brandolini, ed ultimo in alto a destra Umberto Baggini. Davanti al Carocci, in maglia blu con baffi, Mimmo detto “l’Egiziano”, poi sfocato di profilo in fronte-foto Walter Lucchini, fratello e socio del precedentemente citato Remo e papà della neo-deputata leghista Elena. Ed in alto al centro, biondo con occhiali dietro la coppa dei vincitori, il noto politico Francesco “Biondo” Fiori, ex Assessore all’Agricoltura in Regione Lombardia ed ex Europarlamentare».

Grazie per questa prima bellissima chiacchierata. Potremo continuare sui prossimi numeri de’ Il Periodico News?

«Con molto piacere!»

di Lele Baiardi

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