Sabato, 17 Novembre 2018

SANTA MARIA DELLA VERSA - «L’OLTREPÒ DEL VINO HA BISOGNO DI AVERE UN CONSORZIO»

Due fratelli che parlando del padre Angelo, prematuramente scomparso un anno fa, si commuovono, due fratelli che ancora prima di raccontare la loro storia imprenditoriale  parlano della mamma Nerina che pur non avendo un ruolo “diretto” nell’azienda è comunque un cardine per la loro famiglia. Pietro  e Davide Maggi  sono quelli che in dialetto oltrepadano potremmo definire “fiò di nos”, genuini, semplici e gran  lavoratori,  cresciuti con un altissimo concetto di famiglia, una  famiglia che dopo la scomparsa del capostipite si è allargata a tutti i loro dipendenti e collaboratori, 7 in totale. E’ questa l’atmosfera che si respira a Villa Maggi, un’azienda moderna che si pone l’obbiettivo di rispettare la filosofia di eccellenza qualitativa e il piacere di produrre vino.

Pietro laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari e  Davide  in Viticoltura ed Enologia entrambi all’Università di Piacenza, hanno da sempre alternato lo studio  con la presenza in azienda  e ora si occupano in toto della selezione, della vinificazione e dell’assemblaggio dei loro vini

Villa Maggi è una realtà storica in Oltrepò Pavese. Quando nasce l’azienda? Da dove siete partiti?

«Il 25 ottobre sono 20 anni dall’inaugurazione della struttura dove ci troviamo ora. Siamo la seconda generazione di una famiglia di viticoltori, nostro nonno aveva una piccola azienda che i figli, tre, hanno portato avanti, differenziandosi poi nel corso degli anni. Noi con nostro padre Angelo abbiamo creato la nostra azienda che 20 anni fa appunto ha visto la costruzione di questo grande capannone con annesso punto vendita».

A quando risale la vostra, vera e propria, consacrazione sul mercato?

«Quasi subito si può dire perché anche se l’azienda strutturalmente era nuova, il papà aveva negli anni maturato le conoscenze e instaurato quei rapporti che lo avevano reso nome conosciuto nel mondo vitivinicolo. Non è stato il nostro un partire da zero, ma un partire in modo più “moderno” basandoci sul grande lavoro che il papà aveva già portato avanti».

Voi avete sempre puntato soprattutto sui vini tradizionali del territorio, quali sono stati i primi?

«Sicuramente il Bonarda che è la bandiera del nostro territorio, che ancora oggi occupa circa il 60% della nostra produzione. Proprio per il Bonarda abbiamo creato due nuove etichette, una in memoria di nostro padre chiamata “L’Angelo”, un vino che a nostro giudizio lo rispecchia, non un vino qualunque, ma un vino di qualità, strutturato ma allo stesso tempo morbido e corposo, l’altra chiamata “San Bachino” dal nome del vigneto che si trova proprio dietro al nostro capannone. Quindi certamente continuare con la stessa passione ed attenzione alle esigenze del cliente, ma anche innovandoci e migliorandoci». 

Quante tipologie producete oggi?

«Produciamo svariate tipologie  di vino dell’Oltrepò: Pinot Nero vinificato in bianco, Barbera, Malvasia, Moscato, Sangue di Giuda... e poi gli spumanti, per una produzione totale che si aggira intorno al milione di bottiglie l’anno. La nostra strategia è sì continuare con la stessa passione ed attenzione alle esigenze del cliente che hanno contraddistinto nostro padre, apportando innovazione e migliorie».

Su quali canali vendete?

«Poca grande distribuzione, puntiamo principalmente sui canali tradizionali: piccoli distributori, bar, ristoranti... con clienti che si estendono in tutto il nord Italia».

Che valore strategico ha per voi la vendita diretta?

«è fondamentale per noi perchè si ha il contatto diretto con il cliente e se il cliente si sente trattato bene torna e attraverso il passaparola porta altri clienti. Il nostro punto vendita lavora principalmente con il milanese che decide di trascorrere il week end tra le colline dell’Oltrepò e con i tanti possessori delle seconde case della zona. Un’attività legata al punto vendita e che ben funziona sono le visite guidate alla nostra cantina, partendo dalla lavorazione, dall’imbottigliamento fino alla degustazione».

Molti vi considerano una baluardo del “vino popolare”, ovvero a prezzi molto accessibili. Come si fa a offrire qualità e prezzo?

«Si cerca di offrire il miglior prodotto al miglior prezzo possibile, sempre più difficile perché i costi aumentano progressivamente e anche noi ci siamo dovuti adeguare aumentando i prezzi, è inevitabile.

Cerchiamo di tagliare su tutto il “superfluo” tranne ovviamente su ciò che determina la qualità del prodotto».

Oggi gli amanti del vino stanno spostando la loro attenzione sulle bollicine. Che posto occupa la spumantistica nella vostra produzione?

«Noi speriamo vivamente che la spumantistica torni ad essere il cavallo di battaglia dell’Oltrepò. La nostra produzione originaria di Brut è andata diversificandosi e abbiamo sviluppato dei prodotti più al passo coi tempi come il mercato richiede. Da un anno e mezzo abbiamo lanciato sul mercato un Cuvè e da sei mesi circa un Extra Dry. L’idea è poi di proporre un’etichetta nuova in memoria di papà, ciò che abbiamo fatto per il Bonarda farlo anche per le bollicine».

Spesso le aziende agricole di piccole e medie dimensioni lamentano fenomeni di concorrenza sleale purtroppo tra colleghi. A voi è mai successo?

«Purtroppo in un territorio così vasto come l’Oltrepò e con tante tipologie di aziende, diciamo che in buona fede o no, questo non sta a noi dirlo, può succedere. Mettiamola così…».

Voi fate parte del Consorzio Tutela Vini dell’Oltrepò Pavese. Non avete abbandonato nè al primo “esodo” nè a quello recente. Perchè questa scelta?

«Dal nostro punto di vista non è una scelta strategica abbandonare l’unico ente ufficialmente riconosciuto che può tutelare e dare delle guide a noi produttori. Crediamo sia opportuno dare il tempo di lavorare a chi di dovere, attendiamo fiduciosi. Certo è che chiediamo come del resto chi ha deciso di abbandonare il Consorzio, maggior tutela per i produttori di qualità  e non più prodotti a marchio Oltrepò sugli scaffali della grande distribuzione a prezzi ridicoli. L’Oltrepò ha comunque bisogno di avere un Consorzio».

Fate parte del Distretto dei Vini dell’Oltrepò?

«No, non ne abbiamo mai sentito l’esigenza».

A Santa Maria della Versa è stato da poco inaugurato il nuovo punto vendita La Versa. Un valore aggiunto per il territorio?

«Assolutamente. Il marchio La Versa ha sempre fatto da traino anche per noi altri produttori di Santa Maria. Riavere “una vetrina” in paese si auspica che possa attirare gente a beneficio di tutti, concorrenti e non».

di Silvia Colombini

agierre-marzo quarto-serteca TecnoSerramenti-copia studio-medico-tagliani ASM-INTERA panificio-santa-maria-AGOSTO-copia

  1. Primo piano
  2. Popolari