Martedì, 20 Agosto 2019

VOGHERA - CIVICA SCUOLA DI MUSICA, «NATA PER FORNIRE MUSICISTI ALL’ORCHESTRA DEL TEATRO SOCIALE»

La diffusione della musica tra le giovani generazioni di studenti concorre in modo decisivo alla crescita individuale e sociale, in quanto linguaggio privilegiato di sentimento e conoscenza, che coinvolge allo stesso tempo il corpo, il cuore, la mente. Abbiamo intervistato Laura Malacalza, referente della Civica Scuola di Musica “Sacerdoti” di Voghera per sapere qualcosa di più della storia di questa scuola e dei suoi progetti.

Quando nasce la scuola di musica a Voghera?

«La scuola ha origini molto antiche perché nasce nel 1840 quando sono stati messi a libro paga due insegnanti Innocenzo Sperati e Piero Gina ed è l’amministrazione comunale che fa nascere questo servizio prevalentemente per fornire musicisti all’orchestra del Teatro Sociale».

Dove era la prima sede?

«La prima sede era in Piazza Cesare Battisti, nell’ex monastero di “S. Agata” all’angolo di Via Felice Cavallotti. In seguito come sede dei corsi fu scelto il Monastero di Santa Caterina in Via Ricotti. Dopo un po’ di anni la sede venne trasferita in via Cagnoni dove rimase fino al 2005. Dal 1969 la scuola è intitolata a “Giuseppe Sacerdoti” che era violinista ed è stato direttore della scuola dal 1905 al 1921 e che ha lasciato l’incarico dopo aver vinto la cattedra di violino al Liceo Musicale di Venezia».

Nel 2005 la svolta...

«Nel 2005 c’è stato un cambio direi epocale, nel senso che l’amministrazione comunale ha sempre creduto nell’istituzione di una scuola di musica ma cambiando le modalità di servizio, sono cambiati anche gli incarichi, per cui si è cercata una soluzione che permettesse di proseguire nell’attività senza avere in carico, da parte del Comune, la docenza perché sappiamo benissimo che il costo del personale è quello che va ad incidere di più. Quindi dal 2005 è subentrata la “Fondazione Adolescere” come gestore della scuola per conto del Comune di Voghera. Tutti i docenti fanno parte della cooperativa “Case” e la direzione della scuola fa capo al direttore della “Fondazione Adolescere”, Giovanni Schiesaro. La sede attuale è in Via Ugo Foscolo».

Lei di che cosa si occupa?

«Io nasco come educatrice e dal 2009  sono la referente della Scuola che ha sempre avuto uno sguardo non soltanto musicale ma soprattutto uno sguardo educativo e formativo. Questo perché la mission della Fondazione è quella di dare dei servizi che creino benessere alla persona e sicuramente la musica è uno strumento di comunicazione decisamente importante soprattutto per i giovani».

Da che età i bambini possono accostarsi alla musica?

«Questa è una bellissima domanda perché la musica non ha età. Adesso non abbiamo ancora corsi da zero a tre anni ma dai tre anni fino a quando uno decide a quale strumento dedicarsi, noi possiamo seguirlo. Da noi tutto è improntato su un discorso di laboratorio e non su un discorso di corso perché il laboratorio dà l’idea di una certa dinamicità. Le lezioni, che sono sempre individuali per i ragazzi, sono invece a gruppi per i bambini più piccoli dai tre ai cinque anni, fino a quando si affaccia l’idea di avvicinarsi ad uno strumento. Può essere anche che il bambino poi non decida di fare questo passo ma intanto si può dire che viene impiantato il seme, si è fatta conoscere e vivere un’esperienza di gruppo che per noi è la cosa più importante. Con la musica si possono fare molte cose soprattutto se si gioca. A me piace moltissimo il termine inglese “play” perché racchiude in sé tre significati: giocare, suonare e recitare. Quindi una musica giocata, suonata e vissuta in un corso di pedagogia musicale con uno sguardo sempre molto educativo. Il bambino inserito nel gruppo, impara non solo quelle che sono le prime regole musicali ma anche le prime regole di convivenza e respira l’aria dell’ambiente musicale. Qui c’è un clima molto bello, un clima creato dalla convinzione che è importante relazionarsi bene con l’allievo, con il genitore o il familiare che ci porta il bambino».

Quanti docenti fanno parte del vostro gruppo?

«Abbiamo venti docenti, posso dire con orgoglio, tutti veramente competenti in campo musicale. Nel corso degli anni, grazie anche a un’iniziale formazione che vorremmo aumentare da parte di “Fondazione Adolescere”, i docenti hanno sviluppato delle competenze educative che servono per affrontare quella che è la difficoltà di chi insegna, il contatto con la persona. Se prima bastava essere un semplice docente preparato, ora bisogna essere una persona che intraprende un discorso con i ragazzi e che capisce le loro esigenze umane, avendo la consapevolezza che l’allievo che ci si trova davanti in quel giorno ha già vissuto tutta una serie di problematiche che hanno inciso sulla sua storia e che la settimana seguente non sarà più lo stesso ragazzo di prima. Abbiamo bambini, giovani ma anche adulti che seguono corsi diversi perché l’idea di fare musica accompagna un po’ tutte le generazioni e la cosa bella della Civica Scuola di Musica, essendo un luogo dove si incontrano tante persone e tante storie, è la possibilità di creare un ambiente creativo e di benessere».

Ai nostri giorni i ragazzi sono circondati dai media, seguono i Talent, vedono i loro giovanissimi coetanei esibirsi e pensano di imparare a suonare uno strumento molto velocemente. Avete anche voi queste richieste da parte dei nuovi allievi?

«I ragazzi arrivano con l’idea che sia tutto facile ma poi scoprono autonomamente che non è così perché ad un certo punto la musica ti mette di fronte a delle scelte e a delle assunzioni di responsabilità. Tu puoi strimpellare o puoi suonare. Se vuoi suonare  devi fare un certo percorso e paradossalmente succede a volte che il ragazzo che va male a scuola invece qui sia molto bravo e motivato perché ha un grande interesse. In una situazione così instabile di futuro professionale, alcuni poi seguono anche l’idea di poter vivere di musica e, ultimamente, ci sono molti ragazzi che percorrono la strada del conservatorio o intraprendono quelle strade parallele come il fonico o l’ingegnere  del suono per cui è previsto un corso di laurea dopo essersi avvicinati alla musica da noi. I nostri docenti preparano anche ai corsi di ammissione al conservatorio o alle varie Istituzioni musicali. Noi come scuola di musica non abbiamo mai rilasciato diplomi perché non sono spendibili, sono solo attestati di frequenza».

Quanti iscritti avete quest’anno?

«Circa 230 iscritti. Gli strumenti più gettonati sono il pianoforte e la chitarra elettrica, poi, ogni anno, assistiamo a delle mode. C’è l’anno del violino, quello della batteria e così via. Ci dispiace non avere la richiesta per gli strumenti a fiato. Puntiamo molto sulla qualità dell’insegnamento e sul rapporto che si crea con il docente che è fondamentale».

Avete anche corsi di canto. Una moda degli ultimi anni?

«Tutti vogliono cantare per via della moda dei Talent. Noi proponiamo corsi di canto solo dai 12 anni, non prendiamo bambini più piccoli. La voce è lo strumento che con il canto fa uscire l’interiorità della persona perché con il canto si esprimono innumerevoli emozioni. Una seduta di canto di un’ora è una seduta quasi psicanalitica, è un lavoro di ascolto che si fa con il proprio corpo. Si impara a respirare, cosa molto importante per la salute. Abbiamo tre docenti di canto con stili diversi: pop, rock e jazz».

Avete anche corsi di canto lirico?

«No, ultimamente non c’è più stata nessuna richiesta ma so che in città esistono dei corsi di questo tipo. Da qualche anno abbiamo corsi di musica d’insieme jazz perché a Voghera si parla tantissimo di jazz ma non lo si suona molto. Anche nei nostri saggi finali tendiamo a far esibire i ragazzi in gruppo, con la band perché devono imparare a sentire sé stessi ma anche ad ascoltare gli altri ed essere un po’ meno individualisti collaborando per trovare il suono d’insieme migliore. Suonando in gruppo i ragazzi crescono e affinano le loro qualità. Devo a questo punto ringraziare moltissimo il Cowboys’ Guest Ranch e la mitica Loredana che negli ultimi anni ci hanno dato la possibilità di effettuare i nostri saggi sul loro palco e permettendoci di far respirare ai ragazzi l’atmosfera di un vero e proprio locale di musica dal vivo».

è molto costoso iscriversi alla Civica Scuola di Musica?

«Dipende cosa si intende per costoso. Penso che sia rispetto ad altre scuole uno dei costi “più alti”. Intanto perché siamo in una struttura che ha delle particolari esigenze di manutenzione ordinaria, abbiamo tutti i docenti con i contratti in regola e grandi spazi da gestire. Abbiamo due proposte formative : c’è una frequenza di chi vuole soltanto avvicinarsi allo strumento facendo lezioni di teoria all’interno dell’ora di lezione  oppure, cosa che noi consigliamo, la frequenza di due ore all’interno delle quali si fa un’ora individuale di strumento e un’ora in gruppi di due o tre persone di  teoria e grammatica musicale».

Nel corso degli anni avete avuto alunni che poi sono diventati vostri docenti?

«Sicuramente sì. Laura Miradoli, Danilo Coscia, Laura Galante, i docenti storici perché molti altri si sono formati magari in altri ambiti. Facciamo anche “Master class” con docenti esterni sui vari strumenti e con il canto abbiamo attivato una collaborazione con una docente di Milano, Carola Caruso».

Avete dei progetti nuovi?

«Intanto cerchiamo di mantenere sempre  un’offerta culturale, formativa ed educativa che sia di ottima qualità cercando di mantenere sempre aggiornati i docenti . Stiamo valutando alcune cose nuove che nel corso dell’anno prenderanno forma.

 di Gabriella Draghi              

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