Lunedì, 09 Dicembre 2019

CANNETO PAVESE - «LA SCULTURA È IL MIO HOBBY, L’OLTREPÒ L’ISPIRAZIONE»

Marco Piovani nato a Parma nel 1946, figlio di contadini, è stato proprietario di una salumeria storica a Milano; negli anni ‘80 ha scelto l’Oltrepò Pavese come meta dei sui week end fuori porta, acquistando la seconda casa in una piccola frazione di Canneto Pavese, dove attualmente si è stabilito dopo aver terminato la sua attività lavorativa in città. Marco Piovani ha l’hobby della scultura e fin da piccolo ha provveduto a realizzarsi i giocattoli; non è un professionista, ma negli anni ha affinato la sua tecnica e ha ottenuto soddisfazioni e riconoscimenti. La sua passione per il legno è fortemente appoggiata dalla moglie Gianna Turchetti e dal figlio Massimo. 

Chi è Marco Piovani?

«Sono nato a Parma e mio padre era molto ambizioso: voleva farmi fare il veterinario perchè aveva una piccola stalla, ma nel tempo si è reso conto che non era la mia strada, così mi ha mandato da mio zio a Milano per lavorare in una salumeria. Ho imparato questo lavoro dai migliori salumieri di Milano e dal 1964 fino al 2009 abbiamo gestito la salumeria di famiglia».

La sua passione per la scultura è iniziata come hobby... ci racconti.

«L’hobby del legno l’ho sempre avuto, anche se tempo ne avevo poco. Questa mia passione nasce lontano, da bambino, quando soldi per comprare i giocattoli non ce n’erano... così me li realizzavo da solo. Mi costruivo la pistola, il fucilino, il pugnale, l’arco, un fortino del far west...in campagna disponibilità di legno ce n’era molta! Negli anni ho affinato la mia tecnica, senza fare scuole. Ho incominciato ad informarmi sulle tipologie di legno da utilizzare, piano piano ho comprato l’attrezzatura adatta. Quando vivevo a Milano, non si poteva far rumore di notte e allora mi rifugiavo in una cantinetta. Quando è nato mio figlio Massimo gli ho realizzato la culla (ci ho messo 3 mesi...tutta intarsiata). Poi nel 2009, terminata la mia attività lavorativa, ci siamo trasferiti in Oltrepò Pavese e qui ho avuto più tempo e più materiale».

Come mai vi siete trasferiti in Oltrepo Pavese?

«Attualmente vivo con la mia famiglia nella Frazione di Casa Zambianchi a Canneto Pavese. Abbiamo deciso di trasferirci qui perchè già avevamo la seconda casa. Negli anni ‘80 facevamo i “pendolari della domenica”, abbandonando Milano durante il week end, per goderci lo spettacolo di queste colline». 

Negli anni che idea si è fatto di questo territorio?

«Sono stato salumiere e gastronomo per anni e mia moglie Gianna è un’ottima cuoca, perciò quando ci siamo trasferiti in Oltrepò, siamo entrati a far parte della Pro Loco del paese... eravamo entusiasti! In qualche modo abbiamo dato il nostro contributo, poi per ragioni e impegni vari abbiamo dovuto abbandonare, in ogni caso, il nostro è sicuramente un bel ricordo, perchè da subito siamo stati accolti e benvoluti. Ci siamo sentiti come a casa».

Da buon emiliano come vede quindi la gente dell’Oltrepò Pavese?

«Noi emiliani siamo più aperti, invece in questa terra le persone sono un po’ più diffidenti. Mi sono informato e mi è anche stato spiegato il motivo: questa era una “terra di passaggio” e nei secoli questi abitanti hanno vissuto e subito di tutto, la loro diffidenza è comprensibile!».

Tornando alla sua passione per il legno, a quali soggetti o temi s’ispira per realizzare le sue opere?

«I più vasti direi! Faccio ritratti, però m’ispiro a persone adulte – quasi vecchie – perchè i loro volti sono ricchi di elementi particolari (ad esempio le rughe). Recentemente ho realizzato in rilievo un vendemmiatore del 1200 in abito del tempo. Fra poco lo metterò sulla strada di Monteveneroso. Il settore che amo di più è la realizzazione di opere direttamente da un tronco trovato “casualmente”. Quando vado in campagna cerco dei tronchi che possano ispirarmi nella realizzazione...quando lo trovo, cerco di immaginare cosa poter realizzare. È il tronco stesso a darmi l’idea!».

Attualmente quanto tempo dedica a questa attività?

«Negli ultimi anni ho potuto dedicare più tempo a questa attività, nonostante ciò aiuto mio figlio nell’azienda agricola, perciò da fine aprile ad agosto sono impegnato. In attesa della vendemmia ho un po’ più di tempo, quindi riesco a dedicare pomeriggi interi alla mia passione. Tendenzialmente non ho un tempo preciso, ho il mio laboratorio sotto casa e li mi rifugio per dedicarmi alla scultura».

Ha realizzato sculture a cui è legato o a cui tiene particolarmente?

«Direi proprio di sì! Una volta ho trovato un legno molto buono e mi sono realizzato un Tex Willer; leggo questo fumetto da quando ero bambino e me lo sono voluto realizzare “fisicamente”. Inoltre, vado molto fiero della Musa del Buttafuoco: questo tronco di noce da quasi un quintale, realizzato due anni fa, mi ha richiesto molto tempo (quasi tutta l’estate)».

L’Oltrepò Pavese è dunque per lei fonte d’ispirazione?

«In circa dieci anni che vivo qui ho “colonizzato” un po’ questo territorio. Ho realizzato alcuni crocifissi e un San Colombano (visibili a pochi km da casa mia); quest’ultimo è stato esposto anche durante l’Expo 2015 nel padiglione irlandese. La Musa del Buttafuoco, di cui ho accennato prima, è un nudo di una donna a grandezza naturale che versa il vino da un fiasco su una spalla, in un mastello. Ho realizzato anche lo stemma comunale della Castana».

Lei non è un professionista, quindi come le vengono commissionate le opere?

«Non essendo un professionista non chiedo remunerazioni, al massimo chiedo un contributo per il materiale. Sono disponibile, in base al tempo, a qualsiasi richiesta. Recentemente ho realizzato per il Comune di Montescano un espositore fatto a forma di grappolo per la rassegna dei vini...capita che le amministrazioni comunali chiedano il mio contribuito e ne sono davvero felice!».

La sua famiglia contribuisce a questa sua passione?

«Decisamente! Mia moglie Gianna mi ha sempre spronato e appoggiato in tutto ciò che ho fatto nella mia vita. Per quanto riguarda la scultura, mi segue in ogni mia opera, dalla ricerca del legno fino alla realizzazione finale! È un grosso sostegno per me. È sempre entusiasta di ciò che faccio».

Ha dei progetti per il futuro?

«Adesso sto realizzando Madre Teresa di Calcutta; mi è stata suggerita da un ragazzo albanese che viene ad aiutarci durante la vendemmia...così ho deciso di provare. Tenterò di fare anche il ritratto di una nipote di mia moglie...io non sono professionista, mi piace mettermi in gioco e ci provo!».

di Silvia Cipriano

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