Giovedì, 21 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - MOLINI DI VOGHERA : «VENDIAMO SU LARGA SCALA UN PRODOTTO DEL TERRITORIO»

Una storia unica che dura da più di 400 anni. è la storia della “Molini di Voghera S.p.a” di via Retorbido,18, un’azienda, oggi guidata dal giovane proprietario Alberto Bertuzzi Borgognoni, che è cresciuta sul territorio utilizzando il grano coltivato dagli agricoltori dell’Oltrepò Pavese. Il particolare microclima della fascia pianeggiante incuneata tra il Po e le colline che mutano in Appennini oltre le quali si apre il mar Ligure, in linea d’aria solo 100 km, favorisce una grande escursione termica tra giorno e notte che rende questo territorio ottimale per la coltivazione del frumento. E dalla sinergia con gli agricoltori questa azienda è diventata un vero e proprio fiore all’occhiello per la produzione di farine del nostro territorio. Abbiamo incontrato l’amministratore delegato della “Molini di Voghera” Davide Rezzoli.

Quando è iniziata la storia dei “Molini di Voghera”?

«I primi insediamenti del molino risalgono al 1610 e durante gli anni ci sono state diverse famiglie che si sono avvicendate fino all’attuale ragione sociale che è del 1949».

Quanti dipendenti avete?

«Oggi siamo 19 dipendenti che lavorano alla produzione di farina di grano tenero nello specifico solo per prodotti lievitati. Sono farine che hanno una discreta quantità di glutine ma soprattutto una grande qualità di questo glutine perché, per nostra politica aziendale, noi non aggiungiamo nessun enzima, nessun additivo. Per la produzione delle nostre farine ci basiamo principalmente sulla qualità dei grani che trasformiamo».

Voi trasformate solo grani italiani?

«Abbiamo due linee di produzione. Una linea è la trasformazione delle farine convenzionali usate per i prodotti lievitati della panificazione, della pizzeria e della pasticceria. I grani che utilizziamo per la produzione di queste farine sono grani di altissima qualità che provengono da tutto il mondo. Poi abbiamo una seconda linea di farine che nascono dalla trasformazione dei grani del territorio. Per fare una buona farina non basta avere un buon grano, bisogna averne tanti diversi e saperli miscelare con maestria. Noi abbiamo scelto i grani del nostro territorio, coltivati dai nostri produttori di fiducia, che ci garantiscono qualità e tracciabilità della materia prima con cui lavoriamo».

Quanti produttori dell’Oltrepò avete che vi forniscono il frumento?

«I nostri produttori locali sono circa 250 e fanno parte di una filiera che da quest’anno abbiamo anche certificato e chi partecipa a questo progetto si vede remunerare la sua produzione con un premio ed è vincolato a limiti di coltivazione imposti da noi».

Voi scegliete anche la tipologia di frumento da coltivare?

«Sì, noi indichiamo una rosa di varietà di frumento che sono qualità che a noi servono per raggiungere l’obiettivo e l’agricoltore partecipa scegliendo all’interno di questa rosa di varietà e coltivando secondo le nostre direttive. Oltre al premio che noi riconosciamo ai nostri agricoltori, forniamo anche la collaborazione di un tecnico di campo che fa l’interesse dell’azienda effettuando controlli durante la coltivazione e nella fattispecie dà un servizio all’agricoltore per esempio per quanto riguarda la problematica delle malattie fitosanitarie. C’è quindi un rapporto molto stretto con l’azienda che ci sta dando molte soddisfazioni».

Il vostro progetto quindi è un incentivo a coltivare il frumento nella nostra zona?

«Certamente. La coltura del grano tenero in Oltrepò ha una storia lunghissima. Negli anni era un po’passata in secondo piano a causa della ricerca di colture più redditizie dal punto di vista economico come la barbabietola da zucchero che per un certo periodo ha rappresentato il fulcro delle aziende agricole. Venendo a mancare lo zuccherificio e di conseguenza la necessità di produrre barbabietole da zucchero, negli ultimi anni il frumento è ritornato ad avere l’importanza che aveva un tempo. E devo dire che da che abbiamo iniziato il progetto nel 2012 i produttori locali sono sempre aumentati».

Negli ultimi tempi c’è un ritorno alla coltivazione dei grani antichi, voi cosa state facendo in questo senso?

«Noi guardiamo con il massimo rispetto e con la massima collaborazione tutti coloro che si stanno impegnando nel rilancio di questo genere di coltivazioni. Sicuramente hanno una loro nicchia di mercato che è importante e va seguita. C’è un progetto per la produzione di grani antichi che è nato con il comune di Montesegale e di cui fanno parte degli agricoltori che sono tuttora anche nostri fornitori. Non penso però che possa essere attuabile su vasta scala per un’azienda come la nostra. Noi puntiamo più che a un discorso di ritorno ai grani antichi, alla garanzia della grande qualità delle materie prime. Detto questo io devo dire che ho molta stima di questi progetti che stanno nascendo perché sicuramente vanno tutti nella direzione di una nuova valorizzazione dei terreni della collina dove effettivamente tutto ciò può essere un modo per rilanciare l’economia. Noi puntiamo soprattutto a vendere su larga scala un prodotto di qualità che abbia un’origine certa e devo dire che abbiamo grandi soddisfazioni perché tutti gli anni il prodotto “Farina Oltrepò” sta sempre più aumentando».

Avete sempre avuto uno spaccio aziendale ma da qualche anno siete anche presenti nella grande distribuzione?

«Sì, abbiamo utilizzato il discorso della “Farina Oltrepò” per raggiungere direttamente i consumatori. Abbiamo iniziato la collaborazione con la catena degli Iper e ora siamo stati qualificati per Coop e per Carrefour oltre che per Gulliver e forniamo diversi negozi. Siamo presenti con la farina 00, la farina 0 e con la farina integrale tutte della linea Oltrepò e poi abbiamo una miscela di farine per pizza, una rustica e una semola rimacinata della linea degli altri grani».

Progetti futuri?

«Incrementare ancor di più la “Farina Oltrepò”. Da quest’anno abbiamo fatto diversi campi sperimentali dove testare le varietà nuove in collaborazione con gli agricoltori. Abbiamo progetti di sviluppo nella capacità di produzione del mulino, vogliamo crescere perché comunque, guardando all’estero, abbiamo riscontrato molto interesse verso le nostre farine soprattutto negli Stati Uniti con i quali abbiamo iniziato a commerciare. Speriamo quindi in futuro di avere una struttura che sia in grado di affrontare sempre di più il mercato estero».

La vostra azienda riesce quindi a dare una bella immagine dell’Oltrepò al di furi del suo territorio. Come si potrebbe fare altrettanto con altri prodotti della nostra zona?

«Secondo me l’Oltrepò non riesce a chiudere il cerchio e ad avere un prodotto bandiera. Per esempio il Piemonte ha concentrato l’interesse verso il suo territorio con il vino al quale poi ha collegato tutto il resto dell’enogastronomia che ha fatto da traino a tutto il discorso turistico. Noi non riusciamo a mettere insieme tutto questo. Forse è anche retaggio della nostra cultura per via del nostro territorio che è un cuneo fra diverse regioni. Un progetto che mi piacerebbe nascesse è quello di un piccolo consorzio formato da noi, dal mondo del salame e del vino. A Piacenza, per esempio, è nato il consorzio Piacenza Export di cui fanno parte salumifici, mulini, produttori vinicoli e caseari che serve da volano per le esportazioni. Penso che questo progetto debba nascere dalla spinta di produttori privati che consorziandosi potrebbero ottenere risultati importanti.

di Gabriella Draghi

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