Martedì, 25 Settembre 2018

VOGHERA - GLI SPIGOLI TRIO: «IL DISCO CHE NON C’È (ERA)»

«Fu così che in principio era un punto. Una nota musicale che non sapeva che fare. Poi girandosi ne vide un altro: Io sono un Punto – No, guarda... Sono io il Punto!... Mentre i due litigavano, uno da lontano: Belin! Sono io il Punto!!!... I due Punti si fiondarono verso di Lui: Ah, ma sei tu! Vorremmo farti un Appunto! - A me un Appunto, due Punti che non siete altro? Tornate a casa vostra! Per la corsa, sudando, si crearono due rette e da lì fu Spigolo... Trio». Questa breve introduzione è ad opera del Maestro Alessio Zanovello, stimato insegnante di musica e teatro di Voghera, che abbiamo incontrato in occasione della produzione di un nuovo Album in uscita a breve.

Diplomato in Clarinetto presso il Conservatorio Vittadini di Pavia, giusto? A che età ha iniziato?

«Sì, corretto. Ho iniziato a 12 anni, quando chiesi al mio insegnante di musica alle scuole medie, trombettista, di insegnarmi a suonar la tromba: mi disse che aveva in casa un clarinetto... così fu amore a prima vista! Nel corso degli anni ho studiato al Conservatorio per 7 anni, anche se gli ultimi 3 li ho fatti con il nuovo ordinamento, che prevedeva il conseguimento del Diploma di Laurea. Ho studiato contemporaneamente al Liceo Linguistico G. Galilei di Voghera. Ho finito di studiare clarinetto a 24 anni, un po’ tardi in realtà, perchè in quel lasso di tempo avevo fatto un tour nazionale con un Musical, con ‘ Shrek’, con l’attuale gestore del Teatro Nuovo di Milano». 

A 24 anni poi che succede?

«A 24 anni avevo già partecipato a laboratori di propedeutica per le scuole elementari e materne, mentre da bambino studiavo teatro a Lungavilla, mia città natale. Nel corso degli anni mi sono poi appassionato ed ho anche seguito un corso di regia a Parma, con il ‘ teatro del cerchio’ di Mario Mascitelli, in collaborazione con Zanoletti, un attore del Piccolo Teatro. Tornato poi dal tour, ho fatto il primo laboratorio con Histoire du Soldat di Stravinsky con i ragazzi del Liceo Linguistico, uno spettacolo in 6 lingue con la parte finale in russo, comprensivo di balletto! Da li ho iniziato a fare tutti i laboratori teatrali e musicali, un ambito molto interessante perchè non ha confini».

Insegna ancora al Galilei?

«Sì, anche se dipende dai progetti che sto seguendo. Ora insegnerò di pomeriggio al laboratorio di teatro e musica. Da due anni facciamo una piccola rassegna di concerti in cui i ragazzi suonano e i docenti parlano dei legami esistenti tra la musica e altre materie, con 50 minuti di pratica. è un modo per far entrare la musica nei licei... E due anni fa, sempre, ho iniziato anche il laboratorio all’Istituto Gallini.».

E fa la stessa cosa come al Liceo Galilei?

«No, al Gallini insegno laboratorio corale. E già da quest’anno abbiamo fatto un piccolo laboratorio anche all’Istituto Maragliano sul tema dell’ex ospedale psichiatrico... ».

Dall’anno scorso arriva anche questa nuova formazione in trio, Spigoli Trio: lei al clarinetto, Lorenzo Guacciolo alla chitarra e Gabriele Montanari al violoncello...

«Sì, che in realtà è nato nel 2014. Questa musica nasce dall’improvvisazione insieme e viene pian piano strutturata, a costruire quelli che noi definiamo “i nostri paesaggi sonori”. I nostri brani principali, che saranno anche nel disco, sono legati al luogo dove sono nati, una frazione di Pinarolo Po, Logo, dove vivono i miei genitori... Ad esempio, uno dei nostri pezzi si chiama “Logoritmi”».

Che genere di musica fate?

«è una bella domanda dalla risposta non facile. Possiamo dire che sia una musica di base jazz, con tanta improvvisazione e creazione di paesaggi estemporanei, ricerca e connubio di idee. Il violoncellista è di stampo classico e legato molto alla musica mediterranea, araba, con idee popolari e mediorientali. Infatti “Passacampi”, la passacaglia scritta nei campi a Logo, che è il nostro primo brano, si ispira alle sonorità turche. è un Album strumentale...».

Come si chiama l’album, per la produzione del quale avete anche avviato un crowdfunding, vero?

«La nostra campagna di crowdfunding sulla piattaforma Musicraiser si chiama “Il disco che non c’è (ra)”, l’idea è nata cosi, pensando di dare un contenitore alle nostre idee musicali. Sono 10 brani, di cui due cover: Dyin’ day e Moonglow. Abbiamo aperto la campagna il 23 di Luglio e si chiuderà il 19 di Settembre». 

Come sta andando la raccolta?

«Molto bene! Siamo al 115%, abbiamo superato il budget previsto! Arrivati a 30 raiser, che abbiamo già superati, c’è la promozione sui canali Social di Musicraiser, a 50 c’è la possibilità di ottenere una “Promozione Community” con un banner dedicato sulla loro pagina, newsletters, etc., ed a 70 raisers l’opportunità di un Live, che è il traguardo che ora stiamo puntando, dove farci conoscere. Andando in studio, ci siamo accorti che per fare un disco servono tanti soldi, anche perchè suoniamo tutti gli strumenti, acustici, senza nulla di elettronico. Ci stiamo appoggiando al Pits Studio di Stefano Resca, un conosciuto batterista di Tortona. Sostanzialmente, avevamo pensato a Musicraiser per ampliare il nostro pubblico».

Quale era il vostro target come budget?

«1.500,00 euro: ora siamo a 1.760,00».

A quanto ammontano le cifre di partecipazione, cioè i premi che ritornano ai Raisers?

«Con 10 euro una copia cd, con15 euro cd e spilla, con 20 euro cd e spilla e bonus-track con dedica, con 25 euro cd e Le Fiabolacce, libro di fiabe scritto da me, edito da Primula Editore e spilla, con 30 euro cd e “la Cenetta Spigolosa, una cena in compagnia dei nostri Raisers, con 100 euro cd e una canzone scritta apposta per il raiser o un riarrangiamento a modo nostro di un brano dal raiser desiderato, con 150 l’House Concert, il concerto privato, e con 300 euro il Live, opzione pensata per locali, eventi, etc.etc.etc.».

Una volta chiuso il crowdfunding il 19 Settembre, quale sarà il tempo di realizzazione dell’album?

«Stiamo già registrando il disco, speriamo che la distribuzione inizi entro Natale, sia sui digital-stores sia su un’etichetta discografica... avremmo già in mente la Splash Records, conosciuta etichetta di jazz, su cui puntare per la commercializzazione».

  di Lele Baiardi                   

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