Mercoledì, 14 Novembre 2018

OLTREPÒ PAVESE - UNA CHIACCHIERATA ESTIVA CON FAUSTO CREVANI

Fausto Crevani oggi sessantaquattrenne  ha attraversato Voghera e l’Oltrepò sempre con una presenza più che pubblica, coprendo incarichi con compiti che lo hanno fatto conoscere in diverse vesti e  ruoli. A Voghera molti lo ricordano per la ventennale presenza nel centro natatorio Dagradi,  al Tennis club, alla palestra Futura di via Sturla e nella prima fiera dell’Ascensione nel parco ex caserma di via Gramsci. Uno che di cose e persone ne ha viste e conosciute tante. Attraverso il suo libro “La scala del Pollaio” non solo Fausto ci racconta la storia dei suoi primi 20 anni, storia di un immigrato, uno dei tanti che intorno agli anni ’50 da Romagnese, con la famiglia e con la cosiddetta valigia di cartone, è sceso a valle, a Voghera, in cerca di fortuna, ma è un libro che può essere letto in più modi,  «Ognuno dei quali  - afferma Fausto Crevani - apre una diversa critica sul territorio, sulle figure che vi appaiono, e sui risultati ottenuti o che si potevano diversamente raggiungere se…».

Il titolo “Scala del pollaio” perché?

«Evoca il ricordo di quando bambino mi arrampicavo sulla scaletta che portava al pollaio e raccoglievo le uova, e poi perché mi sembra un’immagine calzante per descrivere la vita:  sempre in salita e difficoltosa, come quella scaletta di quel pollaio di Casa Lazzati».

Il lavoro dei genitori braccianti agricoli a giornata ha caratterizzato tutta l’infanzia di Fausto, che nei mesi estivi “veniva parcheggiato” dai genitori a casa dei nonni che erano rimasti sulle colline dell’alta Val Tidone, a Casa Lazzati, ultima frazione della vallata nel Comune di Romagnese. Un tragitto che Fausto faceva in moto con i genitori sulla moto Benelli, «modello Leoncino Rosso» - come precisa Fausto,  un viaggio che nel libro diventa un insieme di feed back e dejavù, un collegamento tra quello che ha vissuto il Fausto bambino e quello che è diventato Fausto: funzionario del comune Voghera con responsabilità nei settori tributi, polizia urbana, ecologia, sport e fiere e mercati, segretario del partito socialista all’epoca del sindaco Gardella e del Senatore Panigazzi, direttore del Centro Polivalente Sportivo Dagradi di Voghera per la Società Sportitalia e gestore dei centri sportivi Tennis Club Voghera, Palestra Futura, Centro Sportivo Sporteam e Centro Medico Polivalente Città di Voghera.

«50-60 minuti  era il tempo da Voghera a Romagnese, in un percorso misto di belle strade sino a Varzi coi passaggi ferroviari della linea Voghera-Varzi… Il percorso era affascinante; sarà per questo che, quando mi fu data la possibilità (35 anni dopo) di stendere un progetto di recupero di questa stessa tratta ferroviaria, nel frattempo dismessa, lo feci con entusiasmo spendendo anche parecchi denari per il “Progetto di recupero della ex Ferrovia Voghera-Varzi in pista ciclo pedonale».

Le attese davanti ai passaggi livelli incuriosiscono Fausto bambino a cui già all’epoca non mancava certo lo spirito di osservazione: «…le moto… poi le autovetture, poche, Topolino, Seicento, Lancia, Mercedes, Alfaromeo. Tutto questo si vedeva se ci si fermava  al casello di Rivanazzano appena prima del bivio per Salice, località termale rinomata e signorile dove il bel mondo, le belle auto e le moto erano di casa. Salice Terme, un diamante nell’Oltrepò Pavese…».

Salice Terme… Lei ha anche avuto modo di lavorare successivamente a Salice Terme. Che ricordi ha di quel periodo?

«Era l’estate del ’68, fine giugno quando ricevetti una lettera dell’allora Presidente delle Terme che mi invitava a contattare l’ufficio personale  per un lavoro come cameriere al bar delle Terme del Parco. Un contratto di 30 giorni  con turni giornalieri di 6 ore. Quel luglio del ‘68 fu un mese incredibile dove vidi le gemelle Kessler, Amedeo Nazzari, la famiglia Rizzoli, attori, giornalisti e gli immancabili ‘cumenda’ milanesi… tra i clienti anche una folta schiera di “mantenuti” al seguito dei dirigenti della Società delle Terme che mangiavano, bevevano e non pagavano. Definisco Salice Terme “Una Perla” incastonata nell’Oltrepò e cosa sia accaduto e per quali motivi oggi viva un tale stato di sofferenza lo si intuisce leggendo il romanzo.

Errori su errori, persone incapaci, altre egoiste e presuntuose, ed altre ancora opportuniste oltre il ragionevole. Tutto prosciugato in generale come area, ed in particolare come “ Sistema Terme” più che mai attuale. Di questa parte se ne parla proprio in questi giorni e pare doversi aspettare novità anche inaspettate.

Ancora oggi mi chiedo come può essere fallito il ‘sistema Salice’ …».

Le estati trascorse a Casa Lazzati, definito da Crevani il «Suo Grest estivo», il nonno Serafino, la nonna Teresa, i campi, la stalla  gli fanno capire il valore e la bellezza dell’alto Oltrepò. Di contro Fausto ha vissuto la sua quotidianità dai 7 ai 12 anni in Strada Rosmagna, a sud di Pombio, rione vogherese nato nel dopoguerra.

«Pombio non ha storia, Pombio fa storia, Pombio non ha un’identità propria, Pombio è un mosaico di identità, Pombio non ha nulla da imparare, Pombio può insegnare tanto».

Che ricordi ha di quel quartiere?

«Un variegato composto urbano: disoccupati meridionali e montanari, profughi tunisini e istriani, emigrati veneti dal Polesine e dal Mantovano hanno trovato vita, convivenza e confronto, non c ‘era nulla se non la nascente chiesa  di “Gesù Divino Lavoratore”. Ricordo la famiglia genovese che commercializzava in carbone, le pesche rubate nel frutteto del vicino che immancabilmente rispolverava il suo fucile  caricato a sale, la famiglia Versiglia a cui riparavamo la gomma della bicicletta,  l’oratorio di Don Giuseppe Viano e poi lui “lo Strasè” che con il suo motocarro a tre ruote raccoglieva pelli di coniglio, ferro, metalli e stracci come una sorta di antesignano della raccolta differenziata. Tutti poveri, con tanta voglia di fare mettendosi in gioco in agricoltura, nell’edilizia, nel commercio e nelle numerose industrie che 4 volte al giorno riempivano l’aria di Voghera con le loro sirene di inizio o di fine turno. Il motto era uno: “Lavorare. risparmiare ed investire” non certamente in borsa o in forme di investimenti bancari, ma costruendosi la propria casa, aprendosi una propria attività e poi la seconda casa per i figli e via di seguito. Tante  cambiali e tanti debiti tutti pagati o comunque con pochissime sofferenze».

E voi bambini?

«Si cresceva nella multiculturalità e nello scambio di valori, oggi si direbbe così.

Più pragmaticamente ci si divideva per appartenenze secondo le divisioni tra vie, tra aree e chiaramente per connotazioni geografiche di appartenenza. Ogni giorno erano patti di sostegno e rotture di accordi con scontri fisici sempre dolorosi.

Nel mezzo l’oratorio con il viceprete di turno sempre stretto nel ruolo ora di educatore ed ora di gendarme. Il parroco reggente mentre costruiva  la nuova chiesa di Gesù Divin Lavoratore... pure lui Lavoratore, aveva avviato un progetto in Congo per aiutare le popolazioni povere e periodicamente qualche volontario raccontava che questa gente andava aiutata per amor di Dio e per interesse nostro perché l’incremento demografico sarebbe stato un pericolo per il mondo occidentale.

Erano gli anni ‘60 e queste parole già echeggiavano nella chiesa di Pombio  e appare strano che 40 anni dopo questo argomento sia ancora di attualità. Pensare e riflettere»

Il mondo della scuola?

«Fotocopia di quegli anni anche la scuola prendeva pari-pari la situazione economico e sociale e formava le classi. Nella  mia alle elementari Dante Alighieri una classe di poveri con quelli dell’orfanotrofio. In mezzo con 30 alunni un maestro, uno solo, ai quali in 5 anni ha insegnato tutto e chi ha voluto ha imparato bene .

Stessa immagine alla media Plana, dove nella sezione F ci stavano quelli che diciamo, avevano meno; anche qui insegnanti di prim’ordine capaci e presenti che portavano avanti il programma senza perdere per strada nessuno. Certo qualcuno usciva col minimo, altri nella media ed altri erano da subito bravi, così come lo saranno da adulti. Qui una riflessione: le tante riforme scolastiche post anni 60 raffrontate e confrontate alla luce del fatto che non c’è educazione civica nei giovani, che in geografica, in scienze ed in particolare nel parlare e scrive re non sono nemmeno paragonabili a noi predecessori, sono valse a qualcosa?».

Il suo primo lavoro a 14 anni, che ricordo ha?

«Era il distributore del signor Mario, di fronte a quella che oggi è la piscina coperta e che allora era un deposito di materiale ferroso di recupero della famiglia Bellini. Mario mi chiese di sostituirlo  due settimane a luglio in quanto si doveva sposare. Ho imparata a gonfiare le ruote con il compressore, a cambiare l’olio al motore, a rabboccare l’olio mancante…15 giorni da leone che mi fruttarono  60 mila lire di stipendio e 8mila lire di mance, i soldi necessari per acquistare il tanto desiderato motorino che ritirai  poco dopo dalla concessionaria dei fratelli Schiavi».

Nel libro fa riferimento a diversi personaggi che ha incontrato e che le hanno trasmesso ognuno con la propria particolarità un po’ di saggezza, almeno questo è ciò che traspare.

«Visti singolarmente valgono per come li abbiamo conosciuti ma esaminati nelle loro particolarità ognuno esprime un valore singolo, unico e sempre attuale.

Alcuni ricoverati dell’ex ospedale psichiatrico portatori di sensibilità personale e di emarginazione incredibilmente cattiva dei parenti. Figure famigliari come il nonno paterno con la  sua saggezza riassunta in frasi di forte spessore educativo: “Ricordati che in Italia se nasci Marlon Brando avrai tutte le strade aperte ma se nasci Brando Marlon sarai fregato tutta la vita”.

Figli di famiglie conosciute, potenti o semplicemente con ruoli di prestigio hanno avuto strade facili, ruoli lavorativi ben remunerati e con responsabilità a volte mal riposte  i cui risultati si sono visti: a chi meritava, chiamandosi Brando Marlon solo seconde posizioni. Poi lo straccivendolo che scambiava saponi o detersivi con pelli di coniglio o ferro, il venditore di ghiaccio, quello che svuotava i pozzi fognari e poi il gelataio di via Cavallotti a Voghera, lo strillone, il finto vigile ed altre macchiette. Ognuna comunque aveva e diceva qualcosa. Bastava ascoltarlo e una goccia di saggezza sarebbe rimasta».

Altri personaggi poi più presenti nella sua vita le hanno lasciato una traccia più profonda...

«Come la famiglia di Franco P. sempre “tribulata” nel vivere la quotidianità del mettere insieme  l’affitto, il pranzo, la cena e le normali spese. Simpatici ed inventivi con uno spirito di adattamento unico. Ogni tanto facevo da scrivano tra la Signora ed il Presidente della Repubblica, dove trasmettevo gli auguri di Pasqua o di Natale. Ad ogni lettera arrivava puntuale la risposta a firma del Presidente».

26 anni da direttore della piscina comunale di Voghera. Come è nato questo lungo sodalizio?

«Era il ‘74 quando il sindaco di Voghera mi mandò alla piscina Dagradi per sostituire il  direttore che aveva un problema la cuore. Dovevo rimanere un anno, la realtà dei fatti è che vi rimasi fino al 2005.

Devo dire e non lo dico solo io… che la mia gestione fu una gestione di successo soprattutto anche perché riuscii a trovare  un accordo con “la delinquenza” della città. Ho inventato ogni tipo di lavoro  che permettesse ai ragazzi con problemi economici di pagarsi l’ingresso ne ho aiutati tanti memore anche di quando ragazzino di Pombio io come i miei amici poche volte passavamo dalla cassa, soldi non ne avevamo  ma scavalcavamo il muro sul retro di via Furini…».

“La Scala del Pollaio” termina con gli anni 73/74. Poi?

«Volutamente il primo romanzo si consegna al secondo in fase di definizione con la fine del mio percorso scolastico.

Alcune fotografie dell’Ariston, della Corsa Milano- Sanremo, degli scioperi degli anni 70 e di alcuni industriali preludono ad un secondo romanzo di denuncia. Più crudo, e determinato nell’esporre nei venti anni successivi, corrispondenti alla fine della prima repubblica, tutte le opportunità perse, le scelte mediocri se non addirittura sbagliate. Alcune persone positive e meritevoli di fiducia e le altre, tante, tutte limitate sia nella cultura che nell’impegno. Un’altra parte pronta a breve»

di Silvia Colombini                         

agierre-marzo quarto-serteca TecnoSerramenti-copia studio-medico-tagliani ASM-INTERA panificio-santa-maria-AGOSTO-copia

  1. Primo piano
  2. Popolari