Giovedì, 22 Novembre 2018

MONTÙ BECCARIA - PERCHÈ VIVERE A MONTÙ...

Montù Beccaria è un paese ricco di storia che affonda le sue origini prima dell’anno mille e che nei secoli a seguire ha legato in maniera indissolubile il proprio nome a quello della famiglia Beccaria.

Si raggiunge facilmente lasciandosi alle spalle la pianura Padana imboccando la Valle Versa da Stradella. Dopo un paio di chilometri, salendo per le colline in mezzo ai vigneti, si arriva al centro del paese.

Percorrendo a piedi il centro storico, si distingue la struttura del borgo medioevale con la strada del Circonvallo, un tempo Via delle Muraglie, che delimitava la cinta muraria ora non più visibile. Del castello ad oggi rimangono una porzione del mastio, il rivellino e la corte rustica.

La bellezza delle colline fa da cornice al nostro paese e fa capire con le sue vigne, come l’economia locale si basi principalmente sul vino.

Montù offre anche molto altro. Negli ultimi anni le strade del centro storico, la chiesa parrocchiale e la annessa canonica sono state “restaurate” e riportate al loro antico splendore.

Il paese, di appena 1700 anime, può godere inoltre del Teatro inaugurato nel 1902 e recentemente riconsegnato alla popolazione dopo decenni di inattività.

La presenza della banda musicale fondata nel 1974 e la corale giovanile istituita nel 2004 permettono ai bambini e ai giovani di inserirsi e di imparare uno stile musicale in totale gratuità.

La presenza delle scuole, a partire dal nido fino alla scuola media, permette ai genitori di seguire il percorso scolastico più delicato dei propri figli, in un ambiente più raccolto e controllato.

La Biblioteca Comunale è anch’essa un fiore all’occhiello del nostro paese.

La recente inaugurazione dell’Enoteca Comunale esprime concretamente la vocazione del nostro territorio. Pro loco, Associazione di volontariato Mons Acutus, Circolo Insieme, Associazione del Teatro, Complesso Bandistico Montuese, Lions Club “Le Vigne”, Corale Parrocchiale San Michele Arcangelo, Società Operaia, Biblioteca, Associazione Alpini, tutte queste realtà contribuiscono, chi da un punto di vista culturale chi ludico e chi sociale, a rendere Montù un paese ricco di iniziative ed estremamente vivibile.

Inoltre le attività commerciali del paese, la presenza della Farmacia, l’Ufficio Postale e la Caserma dei Carabinieri concorrono a completare i servizi nel paese.

Per raccontare la storia di questo paese, Montù Beccaria, o meglio Mons Acutus come era chiamato in origine, bisogna fare un salto indietro di diversi secoli.

Il primo documento, assolutamente il più antico riguardante tutto l’Oltrepò Pavese, fatto salve l’archivio del monastero di Bobbio, risale al 23 giugno dell’anno 870 e tratta di una permuta di un terreno a vigneto in località Tassarole. Un altro documento del 965 nomina la località Bergamasco.

Il nome di Mons Acutus appare ufficialmente per la prima volta il giorno 8 agosto 1164 in un diploma di Federico Barbarossa che riconosce la fedeltà da parte della citta di Pavia nella guerra contro Milano e per gratitudine concede alla città il controllo dei diversi paesi tra i quali Mons Acutus già facenti parte dell’Agropiacentino.

La certezza dell’esistenza del Castello si ha invece in un documento datato 15 novembre 1184 in cui è scritto che il console di Mondonico invia numerosi carri trainati da buoi a Mons Acutus per portare pietre al castello .

Nei secoli successivi si verificano diversi scontri molto cruenti tra milanesi, piacentini (Guelfi) e pavesi (Ghibellini) che portano ripetutamente alla distruzione  e successiva ricostruzione del castello.

Durante uno di questi episodi nasce la leggenda legata alla Chiesa parrocchiale.

Nell’anno 1303 Manfredino Beccaria, braccato dai nemici che avevano espugnato il castello, fugge e trova rifugio in una boscaglia poco distante. In quel momento fa il voto che, se si fosse salvato, avrebbe fatto costruire una chiesa proprio in quel luogo. Questo è il motivo per cui la Chiesa parrocchiale di Montù si trova ribassata rispetto al piano stradale e non in posizione dominante.

Scorrono i secoli e la potente e nobile famiglia pavese dei Beccaria resta sempre legata a Montù. In quell’epoca era molto importante per la nobiltà riuscire a trasmettere il proprio cognome alla discendenza e mantenere cosi il feudo.

Il Conte Aureliano Beccaria ebbe un’unica figlia, Lucrezia Antoni, che sposata due volte non diede eredi e il ramo della famiglia Beccaria si interruppe.

Per questo motivo Aureliano Beccaria decise, ancora in vita, di lasciare il castello, 6000 pertiche di terra e quantità ingenti di denaro ai padri Barnabiti.

Sofferente del “mal della pietra” (calcoli renali), venne curato amorevolmente dai padri Barnabiti e così, ancora in vita, nel 1589 lasciò quanto specificato precedentemente, ponendo alcune condizioni:

- edificare una Chiesa intitolata a Sant’ Aureliano (di cui oggi si possono vedere l’ingresso e l’abside)

- edificare un convento capace di ospitare sei Padri che istruissero circa una quindicina di novizi (il Castellazzo)

- istituire una farmacia (spezieria) per distribuire medicinali ai poveri

- distribuire gratuitamente una certa quantità di pane ai poveri 

- fornire una dote ad alcune ragazze povere in età da marito, scelte tra le più meritevoli e moralmente integerrime

e altre indicazioni che dimostrano quanto il conte Aureliano fosse un grande benefattore.

Gli ultimi due anni di vita li passa a Venezia presso il convento dei Barnabiti dove il 4 dicembre 1590 muore. Viene tumulato nel convento dove era ospite e nel febbraio dell’anno seguente viene traslato a Pavia. Il feretro viene nascosto in mezzo a casse di cera per candele appositamente acquistate e caricate su un barcone che risalendo il Po riporta il Conte a Pavia in tutta segretezza. Qui viene celebrato il funerale in pompa magna.

La notizia della morte arriva velocemente alle orecchie della figlia che non avendo accettato la estromissione dall’asse ereditario e la perdita del castello di Montù, esce dal convento in cui era stata fatta rinchiudere dal secondo marito (motivo per cui verrà scomunicata) si accorda con i parenti Beccaria, che erano interessati al patrimonio e ingaggia uno squadrone di 60 armigeri per scacciare i Barnabiti dal castello.

Il tutto avviene 5 giorni dopo la morte del padre. I Beccaria dopo l’assalto si rimpossessarono del castello e i Padri Barnabiti vennero allontanati da Montù.

Seguì una causa legale che si concluse dopo 14 anni a favore dei religiosi che rientrarono in possesso del castello.

Nel 1607 le spoglie di Aureliano vengono portate a Montù nella chiesa di San Aureliano al castello (oratorio dei Disciplinati acquistato dai padri nel 1589 e utilizzato solo dopo il ritorno dei padri a Montù nel 1604).

Dal 1614 al 1802 i barnabiti continuarono la loro opera di carità nei confronti della popolazione montuese. Nel 1701 edificarono la nuova Chiesa a pianta ottagonale al posto della precedente chiesetta.

Il Castello, di forma triangolare con una torre ed il rivellino, venne utilizzato per più di un secolo dai Barnabiti adattandolo alle proprie esigenze con lavori saltuari, finchè nel 1730 decisero di smantellare il castello dando inizio alla costruzione del convento (che doveva essere tre volte più grande). Quando Napoleone Bonaparte scese in Italia, soppresse gli ordini minori religiosi, e così la storia dei barnabiti a Montù ebbe la sua conclusione.

I francesi impossessatisi dei beni dei frati distrussero la chiesa, vendettero i mobili da sacrestia e l’altare maggiore alla parrocchia di San Michele Arcangelo, e il convento alla famiglia Vercesi il 23 settembre 1809.

Durante il secondo conflitto mondiale, il 14 novembre 1944, i tedeschi, convinti della presenza dei partigiani al Castellazzo, spararono dalla collina di Belvedere 27 cannonate sventrandone la facciata.

Ad oggi del castello rimangono una parte del mastio, il rivellino, ed è leggibile la cinta muraria che si evidenzia nel circonvallo. Della Chiesa, intitolata a Sant’Aureliano, restano l’abside e l’ingresso. Il convento è conservato per intero. 

Bibliografia:

Marco vercesi

Montù Beccaria Note Storiche - Milla Giacoboni

Aureliano Beccaria - Padre Celeste Vecchi

Archivio Famiglia Vecchi

Archivio FamigliaVercesi

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