Sabato, 18 Agosto 2018

BRONI - «MI PIACEREBBE FARE QUALCOSA A BRONI E INSEGNARE QUEL POCO CHE SO…»

Andrea Giorgi, quarantaseienne bronese, è un elettrotecnico che opera nel settore industriale e ha un grandissima passione da sempre: fare piccole e grandi creazioni con il legno.

Quando è nata questa sua passione?

«Ce l’ho sin da bambino. Ricordo che preferivo giocare con martello e chiodi piuttosto che con altre cose…».

Quando ha iniziato a fare le prime opere?

«Sono circa cinque anni che mi sono dedicato in modo serio a questa passione che nasce per dare sfogo alle tensioni che si accumulano durante la settimana e poi con la scultura ho trovato il modo di esprimere i miei stati d’animo, i miei sentimenti e quello che a parole non riesco a dire».

Le sue prime creazioni cosa rappresentavano?

«Ho iniziato facendo delle scatolette di legno. E poi altra cosa che mi piace molto sono i cartoni animati… forse sono rimasto un po’ bambino nell’animo… e da lì sono partite le sculture dedicate agli orologi, nello stile de “La Bella e la Bestia”. Riesco così a sfogare la fantasia, quella non mi manca».

Quanto tempo impiega per creare le sue opere?

«Dipende… non c’è una tempistica fissa. In base alla complessità e alla finitura che si vuole ottenere i tempi si dilatano. Per fare l’orologio grande, che si vede anche sulla pagina Facebook che ho, ci ho messo quasi un anno. è molto particolareggiato e poi posso dedicare alle mie opere solo il fine settimana in pratica, nei ritagli di tempo…».

Per le opere più piccole invece?

«Per quelle ho anche creato un’altra pagina social completamente dedicata… si tratta delle pipe artistiche. Ho iniziato a crearle quando ho conosciuto una persona, diventato poi un amico, che le faceva. è nato tutto da quella amicizia. è sempre stato un oggetto che mi appassionava, che viene apprezzato anche da chi non fuma. Faccio pipe artistiche, perché quelle classiche non mi danno soddisfazione: per farne una mi può bastare anche una giornata sola, se non è troppo particolareggiata. Per una particolare, invece, ricordo di averci  messo sei mesi…».

Diceva che ha aperto due pagine social: l’hanno aiutata a diffondere le sue creazioni?

«Sicuramente danno un po’ di visibilità alla passione. Poi devo dire che i social aiutano nel fatto che ci si trova in tanti con la stessa passione e si può condividerla, questo è molto bello. è forse l’unico aspetto positivo dei social! Sono iscritto a tanti gruppi che riguardano sempre questo settore del legno e anche a qualcuno del ferro, perché mi era capitato di fare qualche cosa con quel materiale…Oltre che per condividere una passione, è anche un modo per trasmetterla e imparare, perché davvero non si finisce mai di apprendere. Si possono trovare particolari in comune e dare e prendere consigli… e infine, come dicevo prima, certe amicizie nate sui social possono anche diventare reali».

Fa esposizioni delle sue opere?

«Ho fatto qualche mercatino. Mi piacerebbe fare qualcosa, magari anche a Broni. Non per mettermi in mostra, ma per trasmettere questa mia passione e, se fosse possibile, insegnare quel poco che so… Ho la fortuna di avere mio papà che si è sempre arrangiato a fare tutto e io ho sempre cercato di carpire questi lavoretti manuali ed è nata poi la passione. Ormai quando ho un attimo libero ho in mano un pezzo di legno!»

Potrebbe quindi insegnare le tecniche del mestiere ai giovani…

«Sarebbe un’ambizione… mi piacerebbe non lasciare morire questa passione in me e basta. Se ci fossero dei ragazzi propensi ad imparare qualcosina sarebbe per me molto bello. Il legno è un materiale unico e vivo, che trasmette calore e serenità: sarebbe bello riunire dei ragazzi giovani che oggi non hanno forse nulla per socializzare… hanno i social è vero, ma non è un vero socializzare».

Sulla sua pagina Facebook “Andrea magie in legno” si vede la sua ultima creazione, “L’innocenza di Eva”: come le vengono le idee su cosa produrre?

«L’unica cosa a cui mi ispiro è quello che vedo intorno, quello che vivo giorno per giorno. Anche il telegiornale molto semplicemente può essere uno spunto. Trasformo un pezzo di legno per trasmettere qualcosa: l’obiettivo è quello di far ragionare e pensare, poi non è importante che la gente veda quello che vedo io in quello che ho fatto… l’opera viene interpretata dalle persone in base alle proprie esperienze».

Quando le viene un’idea parte subito con la creazione o fa prima dei bozzetti?

«Di solito parto subito con la lavorazione, sono piuttosto istintivo… difficilmente abbozzo un disegno. Sembrerà strano, ma ho tutto in mente».

Ha già in mente qualcosa di particolare da fare?

«Adesso no…però non si sa mai…l’idea potrebbe venirmi all’improvviso».

Quante opere ha creato nella sua vita?

«Non le saprei dire, perché ho perso il conto!»

Riesce a vendere qualche sua creazione?

«Qualcuna sì… è stata apprezzata talmente tanto da poterla vendere… le altre le ho tutte a casa».

La più grande opera che ha realizzato che grandezza ha?

«Per esempio l’orologio di cui parlavo prima è alto due metri. Poi ci sono cose più piccole, dipende molto dal pezzo di legno che mi viene in mano. Posso fare sculture di venti centimetri, oppure di ottanta o novanta, dipende… Naturalmente più l’opera è piccola e più è difficile realizzare i particolari…e ci si impiega più tempo».

di Elisa Ajelli

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