Sabato, 14 Dicembre 2019

VOGHERA - IL SACHER QUARTET A PARIGI

Incontriamo il Sacher Quartet per una chiacchierata dopo la loro esibizione alla Festa Nazionale del 2 Giugno, tenutasi presso l’Istituto Italiano di Cultura, all’interno dell’ambasciata Ocse in Parigi.

Com’è nata l’opportunità di cantare a Parigi?

«L’opportunità nasce grazie a Mariella Amisani, da sempre nostra affezionata sostenitrice. Questa nostra cara amica, seguendo la destinazione professionale del marito,  l’ambasciatore Alessandro Busacca, un anno fa si è stabilita a Parigi. Ecco che, dovendo organizzare il Gran Galà previsto per la Festa Nazionale della Repubblica Italiana, con nostra grande sorpresa ma con altrettanta soddisfazione, ha deciso di affidare al nostro quartetto l’intrattenimento musicale».

Che effetto vi ha fatto esibirvi in un contesto così prestigioso e internazionale?

«Dobbiamo dire che ci siamo trovati perfettamente a nostro agio, grazie anche alla splendida ospitalità e accoglienza ricevute, che ci hanno messo nelle migliori condizioni per poter dare il massimo».

Avete dovuto preparare un repertorio specifico?

«Il repertorio, preventivamente concordato con lo staff organizzativo, ha annoverato brani prevalentemente italiani per rendere omaggio alla nostra nazione come ad esempio “Che sarà” e “Quando quando quando”, ma ha toccato anche brani classici internazionali come “On the sunny side of the street” per onorare la presenza degli ambasciatori e diplomatici provenienti da vari stati del mondo inoltre, per la prima volta in 28 anni di carriera, abbiamo aperto la nostra esisbizione cantando l’Inno nazionale italiano».

Com’è stata l’accoglienza da parte del pubblico?

«Pensavamo che l’accoglienza sarebbe stata molto formale e distaccata, come si conviene a ricevimenti di questo calibro. In realtà, fin dalle prime battute, abbiamo riscontrato una partecipazione calorosa e coinvolta che ha portato alcune coppie, sul finire della serata, ad azzardare anche qualche passo di danza. Tutto ciò grazie alla varietà ed esclusività del nostro repertorio e alle  caratteristiche vocali e musicali che ci hanno sempre contraddistinti».

C’è stato un momento particolarmente emozionante?

«Sicuramente il momento in cui l’Ambasciatore e consorte ci hanno ufficialmente presentati in lingua inglese a tutti i parteciparti ringraziandoci pubblicamente per aver accettato l’invito a partecipare all’evento portando un pizzico di italianità.

Subito dopo, quando abbiamo intonato l’Inno nazionale italiano, di fianco alle autorità e alla bandiera italiana e europea, l’emozione ha toccato il suo massimo livello».

Con quale formazione vi siete esibiti?

«Per valorizzare al meglio l’ armonia delle nostre voci abbiamo scelto di esibirci con il solo accompagnamento al pianoforte del maestro, nonché nostro arrangiatore, Andrea Girbaudo. Scelta che si è rivelata particolarmente azzeccata vista la presenza del preziosissimo pianoforte a coda di  marca Fazioli, in assoluto il più pregiato al mondo. La scelta dell’esibizione piano e voce si è rivelata la carta vincente della serata in quanto molto differente dai soliti cliché previsti in queste solenni occasioni».

Cosa vi ha lasciato questa esperienza?

«Un’enorme soddisfazione, l’orgoglio di essere stati all’altezza della situazione e, una volta tornati, l’aver riscoperto una volta di più l’affezione dei nostri sostenitori che, a distanza di un paio di settimane, continuano a dimostrarci il loro affetto e la loro stima. Inoltre, con nostra sorpresa, proprio in queste ore abbiamo ricevuto una lettera manoscritta a firma dell’Ambasciatore e consorte, che ci ringraziano della partecipazione e si augurano di poterci nuovamente ospitare in futuro».

Sappiamo della recente uscita della vostra biografia. Che effetto vi ha fatto ritrovarvi sulle pagine di un libro?

«Il libro, scritto con infinita pazienza dal caro amico Angelo Vicini, è stato l’occasione per fissare sulla carta i nostri primi 28 anni di carriera. Un lavoro di ricerca molto lungo e meticoloso data la vastità del nostro archivio, ma che ci ha permesso di ripercorrere piacevolmente la nostra vita artistica ripescando dalla memoria anche fatti magari parzialmente dimenticati o accantonati. A compendio del lavoro editoriale abbiamo fortemente voluto includere un CD con tre brani in dialetto vogherese, realizzato in collaborazione con alcuni dei musicisti con cui abbiamo avuto il privilegio di esibirci durante tutti questi anni. Il libro è tuttora nelle librerie vogheresi e sta avendo un buon riscontro di vendita».

Prossimi progetti e concerti?

«Passata la sbornia da champagne parigino continuiamo la nostra consueta attività live. Saremo in veste di coristi a Montebello della Battaglia con un concerto omaggio a Fabrizio De André a supporto dell’ensemble».                                            

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