Giovedì, 13 Dicembre 2018

STRADELLA - «SIAMO COME I CALCIATORI CHE RAPPRESENTANO LA NAZIONALE. PORTIAMO IN GIRO IL NOME OLTREPÒ»

Un riferimento alla vodka, bevanda tipica dei paesi dell’est come Russia e Ucraina, e un altro alla musica folk. Così nasce il nome della band stradellina Fodka. Nata per volontà del batterista Tommaso Tedeschi, la band vanta ora sei elementi oltre a lui: la cantante Matilde Pasquini, la seconda voce e chitarrista Lorenzo Tizzoni, al violino Chiara Lessi, al basso Andrea Massara, alla chitarra Luca Cignoli e Christian Achilli che suona sia fisarmonica che keytar. Un bel gruppo di amici che racconta questa entusiasmante esperienza.

Quando è nata l’idea di formare una band?

«Circa quattro anni fa. Appassionati di musica gypsy, un po’ folk, ci è venuta voglia di provare a creare qualcosa… prima eravamo in pochi, poi la formazione si è completata e abbiamo iniziato a suonare anche in giro. Prima c’è stato un periodo di prove, per avere qualcosa da proporre durante le esibizioni live, che è durato un bel po’ di tempo».

Che genere di musica fate?

«Gypsy Punk, Raggae, Indie Rock e Shusha. Proponiamo principalmente cover, di gruppi a volte sconosciuti per tante persone, ma che poi vengono apprezzati».

A chi vi ispirate?

«Principalmente ai Gogol Bordello. Poi a Dropkick Murphys, Duo Bucolico, The Rumjacks e Alestorm».

Scrivete canzoni?

«Abbiamo iniziato a scrivere qualcosa e presto le proporremo. Ognuno di noi ascolta musica differente abitualmente, chi più sul metal, chi sul pop. Contiamo molto su questa nostra varietà di gusti quando scriviamo».

La formazione del gruppo è cambiata rispetto all’inizio?

«Un pochino sì… all’inizio eravamo di più, ma poi due persone, un chitarrista e una cantante sono usciti dal gruppo per motivi personali, legati soprattutto a distanza e studio. E quindi siamo rimasti in sette».

è comunque un bel numero per una band…

«Sì, perché oltre agli strumenti della band diciamo normale, quindi basso, chitarra, batteria, noi abbiamo anche violino e fisarmonica, che sono gli strumenti fulcro del nostro genere».

L’utilizzo della fisarmonica vi lega a doppio filo con Stradella…

«Christian è davvero bravissimo nel suonare questo strumento e in più lavora in una fabbrica stradellina della fisarmonica, quindi è a contatto diretto tutti i giorni. è davvero perfetto in questo ruolo, ed è un po’ “il Beppe Vessicchio” della band! Il legame con il territorio poi è indiscutibile e infatti noi teniamo molto a questo strumento…»

Avete iniziato a conoscervi con la band o vi conoscevate già prima?

«Qualcuno di noi si conosceva già bene, altri solo di vista, ma essendo tutti della zona tra Stradella e Broni sapevamo più o meno tutti chi eravamo…»

Avete interessi comuni al di fuori della band?

«Sì, ci piace andare fuori insieme, assistere ad altri concerti, poi ci piace il calcio…però la musica è il filo conduttore della nostra amicizia. Il rapporto è molto bello, ci supportiamo molto e ci confrontiamo sempre in maniera costruttiva. Qualche discussione è normale, ma in generale andiamo molto d’accordo. Il range di età varia molto, alcuni di noi già lavorano, mentre altri sono nell’anno della maturità scolastica: quindi i problemi possono essere diversi, ma ci veniamo molto incontro».

Dove avete la sala prove?

«Utilizziamo la taverna della casa di Matilde: l’abbiamo adibita e insonorizzata e proviamo lì. Da quando siamo lì siamo migliorati tantissimo, perché abbiamo molto più tempo per provare».

Invece i live dove li fate?

«Abbiamo girato molti locali della zona, da Torricella Verzate a Pavia…»

Avete in programma delle serate?

«Abbiamo appena ripreso, perché da gennaio a maggio ci siamo dedicati alla scrittura de nostri pezzi».

Quando fate le vostre serate, grazie alla vostra provenienza e all’uso della fisarmonica, rappresentate il territorio Oltrepò. Cosa significa per voi?

«è bello. Se si può fare un esempio, siamo come i calciatori che rappresentano la Nazionale. Portiamo in giro il nome Oltrepò, e il fatto della fisarmonica ci contraddistingue maggiormente e ci permette di rappresentare la nostra zona che è davvero unica. Siamo molto legati al nostro territorio».

Tommaso, essere sul palco deve essere emozionante…

«Molto, davvero. Fin da piccolo sono sempre stato dall’altra parte del palco, ho visto tanti concerti e adesso farli è una bella soddisfazione. Anche se suoniamo nelle sagre del paese o in piccoli locali c’è sempre una grande emozione».

Un bilancio fino ad ora…

«Direi benissimo… sono molto contento e spero di andare avanti con questa band per tanto tanto tempo, finchè si potrà…diventando grandi cambieranno anche gli impegni di ognuno di noi, ma cercheremo sempre di tirare fuori qualcosa di bello».

Dopo il fondatore della band, hanno preso la parola anche gli altri componenti.

Lorenzo Tizzoni, cantante e chitarrista

«Ho scoperto per caso che stavano formando una band e ho deciso di provare anche perché conosco Tommaso da quando siamo piccoli. Io avevo già provato con altre band prima, ma qui è tutta un’altra cosa, siamo davvero una famiglia! Per me la musica è la più grande passione e il mio sogno è quello di farla diventare un lavoro, quando sono sul palco c’è un’ansia positiva che mi permette di avere la grinta giusta: a me personalmente, poi, piace muovermi mentre canto e andare in mezzo al pubblico, peccato che il tempo vola! Essere parte di Fokda per me è importantissimo, vuol dire avere un gruppo di amici e di persone su cui contare sempre, al di fuori della famiglia. Amici che condividono con te la passione per la musica, ma che sono amici veri, siamo una squadra infallibile. La nostra unione e complicità si può vedere anche sul palco: magari lo spettatore non nota l’errore tecnico che a volte può esserci, ma capisce la chimica che c’è tra di noi».

Matilde Pasquini, cantante

«Far parte della band significa per me riuscire ad acquisire, attraverso l’ambito musicale, dei valori a cui tengo tantissimo…come per esempio l’umiltà di riuscire a collaborare con gli altri, cercando di porsi sempre sullo stesso piano, ma anche il fattore della concentrazione che è molto importante, considerando che siamo in sette. E poi ancora il fatto di riuscire ad affrontare le cose con lo spirito giusto, rispettandosi e riuscendo anche a capire quando è il momento di scherzare e di conseguenza riuscire ad accettare le critiche e a migliorarsi. Un altro aspetto fondamentale è la sincerità perché oltre ad essere “colleghi di musica” se così ci possiamo chiamare, siamo prima di tutto amici: una critica se è fatta in modo sincero e costruttivo può aiutare tantissimo. Sono tanto felice di far parte di una band che va d’accordo… i momenti di lite ci possono essere, ma nella maggior parte del tempo riusciamo ad andare d’accordo e ci veniamo incontro quando le idee sono divergenti. Un motivo di orgoglio per me è riuscire a fare qualcosa, nello specifico capire qual è il mio punto di forza e nel mio caso penso che sia quello di mantenere la presenza scenica, che cerco sempre di mettere a disposizione come fattore determinante per migliorare me stessa e la band e riuscire a stabilire un buon contatto tra noi e il nostro pubblico. Nonostante si faccia un genere che non è molto conosciuto e che all’inizio si fa forse fatica a capire, alla fine tutti ne rimangono entusiasti perché la nostra musica è decisamente ballabile e rappresenta un momento di sfogo. è un genere diverso da quello che si sente in giro o nelle radio, però è un genere che non cerchiamo di imitare ma soltanto di prendere come spunto per poi ricamarci sopra tutto il nostro profilo personale di band, con una personalità spiccata: la libertà di espressione è massima e riusciamo a fare anche dei nostri pezzi, che stiamo proprio scrivendo in questi mesi, nei quali cerchiamo di riversare il nostro lato più strano, più matto ed artistico. Sono contenta che ci siano più maschi che femmine nella band, perché solitamente con le donne diventa difficile parlare, vogliono tutte primeggiare e i rapporti sarebbero più difficili. I maschi sono esuberanti però alla fine sono “innocui” rispetto alle donne! Se fossi in una band di sole donne probabilmente impazzirei! Con Chiara, invece, ci compensiamo molto bene».

Christian Achilli, fisarmonica

«Io sono uno dei primi componenti del gruppo. Ho sempre suonato nel mondo della musica da ballo liscio e cambiare genere è stata un’esperienza unica, così come lo è stato portare avanti il progetto di una band. I miei compagni d’avventura sono per me come fratelli, so che è difficile mettere insieme sette teste, ma abbiamo una bellissima sintonia, sia sul palco che fuori. I miei famigliari mi hanno trasmesso la passione per la fisarmonica e grazie poi alla scuola media di Stradella ho potuto suonare questo strumento. Uno strumento completo, che viene visto soprattutto nelle balere, ma ciò non toglie che possa essere suonato in qualsiasi altro contesto. Cercherò di portare avanti questa passione il più possibile».

Luca Cignoli, chitarra

«Per me suonare in questa band è molto importante. Agli inizi non era così e mancavo spesso alle prove…poi parlando con Tommaso ho deciso di prendere seriamente questo impegno ed ora ne sono felice. Vorrei quindi ringraziarlo pubblicamente per avermi spronato a dare il massimo. Le prove che facciamo sono un momento di svago, perché alla fine suonare è bello e mi diverte, ma sono anche un momento che richiede serietà e concentrazione per riuscire a migliorare sempre di più nell’esecuzione dei brani, ma soprattutto a creare e incrementare la sintonia di un gruppo…che è un elemento fondamentale e noi, a mio avviso, ne abbiamo da vendere. Abbiamo avuto i nostri periodi bui, sia come singoli che come gruppo, ma ne siamo sempre usciti e ora siamo più affiatati che mai. I momenti più belli sono le serate live, soprattutto quando vediamo che il pubblico canta e balla insieme a noi, perché vuol dire che siamo riusciti a trasmettere la nostra stessa passione per un genere musicale non troppo conosciuto nelle nostre zone».

Chiara Lessi, violino

«Per me è stato l’avverarsi di un sogno, dato che fin da piccola ho sempre sperato di far parte di una band. Suonando però uno strumento più adatto alla musica classica, mi ero quasi rassegnata all’idea che non sarebbe mai successo. Alla fine si è rivelato ancora meglio di quello che pensavo, perché il genere che facciamo è unico e fa venire voglia a chiunque di saltare e vedere che siamo noi, con le note che escono dai nostri strumenti e voci, a far ballare il pubblico intorno non può che renderci felici. All’inizio io, essendo un po’ introversa di carattere, sembravo uno stoccafisso, ma suonando in pubblico ho imparato anche io a muovermi sul palco e soprattutto ad aprirmi di più con le altre persone, a superare un po’ la mia grande timidezza. Quindi posso dire che questa esperienza mi ha arricchito, non soltanto dal punto di vista musicale. Inoltre posso dire di aver trovato degli amici, perché il legame e l’intesa che si creano quando si suona insieme è qualcosa di fantastico».

Andrea Massara, basso

«Quando sono entrato a far parte dei Fodka non mi sarei mai aspettato di provare certe emozioni. Essere in questa band significa condividere la passione per la musica con altre sei persone che sono diventate i miei compagni di viaggio. Sicuramente le emozioni più forti le ho provate durante il primo spettacolo live che ha ripagato una grande mole di lavoro che è stata fatta in sala prove per essere poi pronti a suonare di fronte ad un pubblico numeroso. Mi auguro che questi momenti possano proseguire ancora per tanto tempo, perché ho tanti progetti da realizzare insieme agli altri e poi non c’è cosa più divertente che condividere il palco con dei “pazzi scatenati”! 

di Elisa Ajelli

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