Sabato, 20 Ottobre 2018

CASEI GEROLA - PARCO LE FOLAGHE, FUTURO INCERTO «SERVONO FONDI E NUOVI VOLONTARI»

Il futuro del Parco le Folaghe di Casei Gerola, dopo i fasti del primo decennio del nuovo millennio, è oggi incerto: servono nuovi appassionati che portino impegno, passione, idee e competenze e servono i fondi che permettano di realizzare le opere necessarie a mantenere e far progredire il parco. «Negli ultimi anni ci siamo limitati all’ordinaria amministrazione e questo è davvero un peccato» spiega Francesco Gatti, naturalista e membro dell’associazione “Amici del Parco le Folaghe” che dà supporto al Comune nella gestione della struttura, dal 1999 riconosciuta come Plis (Parco Locale di Interesse Sovracomunale).

Gatti qual è il problema principale?

«Fondamentalmente la mancanza totale di fondi che il parco riceve da parte delle istituzioni. Il Comune di Casei Gerola, grazie alla passione del sindaco Stella, riesce a dedicare delle risorse apprezzatissime, ma si tratta di fondi insufficienti per migliorare le condizioni del parco, che bastano solo per provvedere alla gestione ordinaria. Inoltre le annate siccitose pongono seri problemi per la conservazione degli ambienti acquatici».

La vostra associazione come si sta muovendo?

«Negli ultimi anni abbiamo diminuito molto le iniziative, in quanto non vi è stato un rinnovo delle presenze, un ricambio generazionale che avrebbe dovuto portare nuovo entusiasmo e forze... purtroppo i discorsi naturalistici non interessano che una minima parte della popolazione, per cui vivendo noi soprattutto di volontariato, siamo in grave difficoltà per questo motivo. D’altronde date un’occhiata ai media in generale, chi parla di natura? Al di là di qualche sporadica notizia curiosa l’argomento natura, animali e conservazione della biodiversità non sono nell’agenda degli italiani, che difatti sono tra i meni consapevoli in Europa di tali argomenti».

Recentemente sembra essersi aggiunto un altro problema: sul vostro sito c’è un avviso di attenzione per via di furti alle auto. Può raccontarci cosa sta accadendo?

«Abbiamo preferito segnalare in modo evidente il fatto che sono avvenuti dei furti, sperando che questo non allontani i visitatori ma li renda solo più attenti a non lasciare oggetti in auto. Purtroppo è una cosa che accade in tutta Italia, cioè dove ci sono birdwatcher e fotografi, i ladri hanno imparato che ci sono anche attrezzature costose da rubare. Una buona prassi è quella di parcheggiare l’auto presso la “baracca” dei pescatori (qualora fossero presenti) in quanto essi rappresentano in tal senso un ottimo presidio. Oppure lasciare l’auto in paese e recarsi al parco a piedi o in bicicletta».

Ci parli della struttura. Cosa la rende unica?

«Il grande potere attrattivo nei confronti dell’avifauna migratrice; fungendo infatti da oasi, da isola di natura all’interno del deserto (agricolo) circostante, sono moltissime le specie che hanno sostato al parco durante i loro viaggi, alcune delle quali rarissime anche per l’Italia intera. Anche gli uccelli nidificanti e quelli che passano qui l’inverno sono numerosi e molto interessanti. Le tante specie osservate nel parco hanno nel corso dei decenni portato alla compilazione di una lista pazzesca, con quasi 300 specie».

Dal punto di vista naturalistico quali sono le peculiarità? Vivono delle specie rare, magari uniche?

«Tra gli uccelli nidificano specie rare quali Sterna comune, Cavaliere d’Italia e in alcune annate anche Moretta tabaccata, Mignattino piombato.... Come detto gli uccelli sono appunto numerosissimi, ma non sono il solo pregio naturalistico dell’area, che infatti ospita moltissime libellule e tra gli insetti anche una farfalla protetta in ambito europeo: la Licena delle paludi. Anche gli anfibi (con due specie di tritoni) e i rettili (è presente il Saettone, rarissimo altrove in pianura) sono interessanti. La flora inoltre ospita piante acquatiche rare se non addirittura uniche in tutto l’Oltrepò! ».

Nel corso degli anni l’attrattività del Parco è cresciuta o diminuita?

«In generale è aumentata per via dell’accresciuta naturalità dell’area, tuttavia gli ambienti del parco sono mutevoli per via dell’andamento delle precipitazioni che condizionano la quantità di acqua a disposizione della falda e di conseguenza quella presente entro i bacini di cava. In annate siccitose le falde non alimentano le cave e alcune rimangono asciutte, ridicendo il numero e l’estensione degli ambienti umidi, ovvero quelli più interessanti e caratteristici del parco».

Chi sono i visitatori tipo e che flusso turistico c’è?

«Il pubblico che visita il parco è eterogeneo, andando da semplici curiosi ad appassionati di birdwatching che vengono da tutto il nord Italia e talvolta anche dall’estero, gente del posto per fare una passeggiata e fotografi naturalistici “a caccia” di scatti, appassionati di corsa e bicicletta e pescatori, dato che in una parte del parco è consentita la pesca (incruenta)».

Il Parco è “popolare” tra la gente del territorio oppure la maggior parte dei visitatori viene da fuori?

«Negli anni, “a suon” di iniziative è divenuto popolare anche a Casei Gerola e dintorni, ma la sua fama, anche se per una nicchia di persone, travalica ampiamente i confini provinciali».

Il Parco sta riutilizzando alcune vasche dell’ex zuccherificio. Si può dire che alla fine si tratti dell’unica vera “riconversione” avvenuta della ex grande struttura industriale. Può spiegarci in che cosa consiste e che utilizzo di tali strumenti si fa?

«In realtà le vasche dell’ex zuccherificio non ricadono entro i confini del parco e pertanto non sono gestite da esso. La gestione con scopi naturalistici di alcune aree dedicato allo smaltimento dei fanghi, appunto esterne al parco, si devono ad Eugenio Tiso, ornitologo locale che negli anni si è impegnato a favore del parco ma non solo, prodigandosi appunto anche in questo argomento».

di Christian Draghi

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