Domenica, 24 Giugno 2018

SAN CIPRIANO PO «UNA PANCA PER DUE OMICIDI PERFETTI»

“Quando iniziai a scrivere questo libro, quattro anni fa, lo avevo intitolato Waiting for Justice:  Aspettando Giustizia. Dal capitolo ottantotto dovetti cambiare il titolo, perché era evidente che non c’era più nulla d’aspettarsi...”. Con questa laconica affermazione inizia il suo scritto Eleonora Calvi, secondogenita di papà Alfredo, uno tra gli imprenditori-manager più noti, ricchi ed influenti della seconda metà del ‘900, ahimè egli stesso protagonista del romanzo in veste di vittima. “Una panca per due omicidi perfetti” è un libro avvincente, ben scritto, intriso di ogni sfumatura l’animo umano ne possa essere forgiato, dalla dolcezza al terrore, dalla speranza alla disperazione, dall’amore all’odio, dalla caparbietà all’impotenza. è soprattutto un libro da trattare in modo “delicato”: impossibile entrarvi nella pregna atmosfera senza leggerlo. Ma cercheremo di far del nostro meglio... Abbiamo incontrato la Signora Calvi nella sua bella dimora oltrepadana, la tenuta Matellotta, a San Cipriano Po, comprendente appartamenti, campo da tennis, piscina, golf, etc.

Eleonora, come iniziamo?

«Iniziamo dal presente, e ripercorreremo a ritroso il cammino. Allora... le dirò che in questi ultimi anni ho ospitato tra queste mura, per due volte, un’Associazione sostenuta per lo più da Magistrati ed imprenditori. Il Congresso messo in atto da questa Associazione, che si svolse a Savona, ove io fui ospite, proprio sul tema e le sfaccettature penali che emergevano dal mio caso, il peso giuridico della prova scientifica, ebbe un successo grandioso! Aula strapiena, dovuto anche certamente alla presenza di Relatori di altissimo prestigio! Perché parto proprio da qui? Perché oggi sono in prima linea, pensando agli altri sulla base del mio vissuto, per ottenere alcune importantissime modifiche riguardanti proprio il mondo giudiziario. Innanzitutto la possibilità di ottenere, per persone non abbienti alle quali capitasse il mio excursus giudiziario, le traduzioni gratuite di Atti redatti in lingue straniere! Ha una vaga idea di quanto costi un traduttore? Le assicuro tantissimo! Io ho speso una fortuna per queste traduzioni! Ma ancor di più, la Tutela delle Parti Civili! Ho contattato una seria Associazione per il miglioramento dei processi, particolarmente appunto delle Parti Civili! Voglio che il mio passato diventi una miglior possibilità per il futuro, degli altri. Essere utile ai posteri! Ad esempio, la completezza delle prove... ed altre linee-guida, ad esempio sulle archiviazioni, sugli errori su base intuitiva, sui termini d’opposizione, le motivazioni...».

Lei è cittadina italiana?

«Sì. A 18 anni avrei potuto scegliere la cittadinanza austriaca, ma non lo sapevo, e comunque non l’avrei mai fatto!».

Quell’Austria che molto le ha negato, a livello proprio giudiziario...

«5 procedimenti aperti ad Innsbruck, tutto fatto da sola...».

E nessuna sentenza...

«Non m’interessa raggiungere una sentenza, oggi. Non m’interessa più. Non m’interessa per la storia, tanto meno per i soldi. I soldi che ho speso per i procedimenti che riguardavano mio padre sono ovviamente stati giustamente spesi!».

Quando avvenne l’omicidio di suo padre, lei quanti anni aveva?

«Ventiquattro. Ma ero una 24enne che s’interessava solo della sua smodata passione per i cavalli! Non capivo molto di cosa mi stava succedendo, non ho certamente capito subito... Adoravo mio padre, e la sua morte ha decisamente bloccato, in me stessa, ogni possibilità di pensare, all’epoca...».

Nella chiusa del libro, che devo dirle lascia veramente a bocca aperta, lei fa intendere un progetto, un piano alla realizzazione di quell’omicidio...

«L’atto in sé è certamente partito da mia sorella... con quel complice che alla fine “rivelo”, con il quale mia sorella ritengo abbia incrociato la strada della propria vita prima di arrivare al terribile finale. Ma ho commesso un grave errore, per ingenuità giovanile, a quel tempo: se vuoi sconfiggere un nemico, non lo devi allontanare. Devi tenertelo vicino, per capire come, dove e quando colpire. Io ho fatto l’opposto, ovviamente per disperazione: sono uscita da quel mondo, dal mio mondo di quegli anni... e per tanto tempo, troppo forse, non ho più saputo niente».

Suo padre è stato un imprenditore di grande visione, anticipando spesso i tempi ed arrivando primo in tanti settori...

«Era una mente straordinaria, che riusciva a gestire i più diversificati investimenti in modo impeccabile! Ha infatti per primo distribuito in Europa il Kevlar, all’epoca innovativo materiale con il quale poi sono, ad esempio, praticamente state realizzate le vele di tutte le imbarcazioni... Certo! Il Kevlar è stato un grande successo. Era una fibra ultra-innovativa! Ma poi ancora fu il primo a targare un’auto elettrica, una macchinetta da golf... o ancora, fu tra i primi ad importare la marca Jeep dall’America dopo la Guerra, i primi entrobordo dall’Inghilterra...».

Lei gli assomiglia?

«Caratterialmente tantissimo. Lui aveva tutte queste iniziative da seguire, viveva in modo frenetico, passionale, imprenditoriale, come anch’io, seppure in altri settori, ho sempre fatto. Ma per entrambi anche la solitudine, il ritiro, era fondamentale... lo stare con se stessi, nel silenzio. L’unica differenza è che a lui il “Bel Mondo” piaceva, a me no».

A proposito di “Bel Mondo”, in quegli anni a St. Moritz c’erano proprio tutti, Avvocato Agnelli in testa...

«Lo cito infatti nel mio libro, anche se non sono mai stata una sua fan... Ma le devo rivelare, e qui esce anche la somiglianza con mio padre, come nacque la Panda 4x4». (sorride...)

Cosa intende? Lei sa che una Panda era a lui personalmente intestata, con grande orgoglio suo?

«Mi sta dicendo una cosa che mi rende onore! Le dico cos’é successo... Mio padre possedeva un’auto giapponese, in tempi non sospetti, con le 4 ruote motrici. Un giorno, risalendo con quest’auto verso casa, incrociai l’auto blu, con autista, dell’Avvocato che viaggiava in direzione opposta. In quel tratto di strada, molto in pendenza e sempre all’ombra, tutti sapevamo quanto facile fosse trovare del ghiaccio sull’asfalto. Infatti, la sua auto sbandò, venendo contro la mia. Scesi furente, ed anche un po’ colpevolizzata dal fatto che fosse l’auto di papà, ed iniziai ad inveire prepotentemente nei suoi confronti, accusandolo principalmente del fatto che da quasi cent’anni la sua famiglia producesse automobili ma ancora non un modello 4x4».

Come finì la questione?

«Chiamò un’altra persona per portarmi a casa, tenne la mia auto che, non so ancora adesso come fece, mi ritornò la mattina del giorno dopo perfettamente riparata! Mio padre non seppe mai di quell’avvenimento, e da lì a poco la Fiat immise sul Mercato il modello Panda 4x4, che si rivelò anche un ottimo mezzo di locomozione su neve e ghiaccio!».

Quando ha scoperto l’Oltrepò?

«Inizio anni ‘90 grazie all’amico Conte Vistarino. Poi ho cercato una sistemazione, ho trovato questa tenuta Matellotta, che era distrutta ma storica, me ne sono innamorata, l’ho sistemata, ed eccomi qui! (sorride...)».

Lei però, mi permetta, abituata a Montecarlo, St. Moritz... le piace questa terra?

«Molti si domandavano perché, in effetti, mi fossi affezionata a questo posto. Ma le dico: il cielo di questa pianura è un cielo “diverso”, che in stagioni diverse assume colori mai visti, romantici, specialmente rosa e poi rosso o arancione... mi ha colpito la vicinanza con questo cielo... inizialmente facevo anche parte di un’associazione dedicata alle prelibatezze gastronomiche oltrepadane, come i vini, formaggi, salumi».

Cosa vede nel suo futuro?

«Ho appena acquistato una splendida residenza montana di fronte al Parco del Gran Paradiso, ove mi trasferirò in questi giorni per finire l’arredamento. Ed iniziare un altro scritto che mi preme mettere nero su bianco: una favola! Una favola, che se riuscirò tradurrò in prosa, sul Dio Zeus/Giove che oggi è ormai, ahimè, trasformato in un freddo Pianeta...».

Sarà l’occasione per una nuova intervista?

«Se sarà, mai dire mai, l’aspetto volentieri prossimamente per parlarne!».

di Lele Baiardi

Alfredo Calvi, da non confondere per omonimia con Roberto, coinvolto nel crack del Banco Ambrosiano, è stato un grande manager ed imprenditore italiano nel mondo, che ha operato nei più disparati settori dal dopoguerra al 1985, anno in cui venne assassinato a St. Moritz, nella sua splendida dimora. Quell’omicidio inizialmente passò alle cronache dell’epoca come una sorta di “omicidio perfetto”, finché la secondogenita di Alfredo, Eleonora, non rivelò, iniziando una lunga battaglia processuale, i propri dubbi, contenuti nel suo libro “Una panca per due omicidi perfetti” uscito nel 2016.

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