Giovedì, 19 Luglio 2018

VOGHERA - IL TEATRO SOCIALE: NE PARLANO TUTTI, MA IN POCHI LO CONOSCONO

Si capisce quanto fosse animato e importante il Teatro Sociale di Voghera leggendo il saggio “I Teatri di Voghera” (1901) di Alessandro Maragliano, vogherese, meglio conosciuto dai suoi concittadini dell’epoca come Lissandren dra Roussela: fu pittore, giornalista, linguista e poeta dialettale e si dedicò con passione alla cultura locale.

Negli anni venti del 1800 la città di Voghera sentì il bisogno di un teatro consono alla propria realtà. Abbandonato un primo progetto datato 1821 dell’ingenere Gian Battista Petrino, l’incarico viene affidato all’architetto Giacomo Moraglia: dopo alcuni anni di controversie per il definitivo posizionamento del nuovo teatro, finalmente nel 1837 venne deliberato di costruirlo nell’area posta tra la Via Emilia e la Piazza del Duomo, a fianco del nuovo Palazzo Civico, anch’esso da costruirsi contemporaneamente.

L’architetto Moraglia, non potendo più proseguire la sua opera a Voghera a causa dei numerosissimi impegni presi nel frattempo, dovette ritirarsi dall’incarico e nominare suo successore il torinese Gioacchino Dell’Isola, il quale aveva già realizzato, sempre per il Comune di Voghera, il progetto del nuovo Ospedale.

L’inaugurazione avvenne la sera del 19 aprile 1845 con la rappresentazione dell’opera “I Lombardi alla prima crociata” di Giuseppe Verdi. Per tutta la seconda metà del 1800 il Teatro Sociale continuò la sua attività ininterrottamente, fornendo al suo folto pubblico spettacoli interessantissimi, soprattutto musicali. Il Teatro ha ospitato il ventenne Arturo Toscanini come direttore dell’Aida nel 1889.

La sala teatrale, presenta un triplice ordine di palchi, con sovrastante loggione e platea. Il piano di platea era originariamente mobile e molto inclinato, e in occasione delle esibizioni di danza era rialzato a livello. Le decorazioni della sala a rilievi dorati sono in legno e cartapesta, come pure le membrature attorno ai cassettoni del proscenio, molto simili a quello del Teatro alla Scala di Milano. I palchi, 62 in totale, sono disposti su tre ordini: 18 palchi nel primo ordine, 18 nel secondo e 20 nel terzo, a cui si aggiunge una coppia di palchi di proscenio.

Nel 1877 fu creato il corridoio d’accesso al teatro (sottopassaggio d’orchestra), fino a poco tempo fa in uso alla Libreria del Teatro e nel 1902 venne collocato, posteriormente alla realizzazione del palcoscenico, il grande organo costruito da Angelo Cornetti di Milano. Nel 1903.

Nel 1903, stesso anno in cui fu inaugurata la lapide in pietra rosa con medaglione posta sulla facciata raffigurante Giuseppe Verdi, il teatro fu chiuso al pubblico perché dichiarato inagibile, nonostante le precedenti numerose ristrutturazioni. Nel 1909 il Municipio, a seguito di una vertenza della Società dei Palchettisti, perse la presidenza della Società del Teatro, che diventò elettiva tra i soci. Negli anni tra le due guerre si alternarono periodi di funzionamento della struttura a periodi di chiusura. Furono eseguiti vari lavori di modifica, e nel 1954 l’assemblea dei palchettisti del teatro deliberò una trasformazione radicale della sala con eliminazione dei palchi allo scopo di accrescere il numero dei posti a sedere, ma fortunatamente non riuscì a portare ad attuazione il progetto a causa dell’intervento del Ministero della Pubblica Istruzione.

Il monumento infatti era sottoposto al vincolo e il Ministero ribadì il principio del mantenimento della struttura alle sue originarie linee architettoniche interne ed esterne: il 22 novembre del 1955 riconosce il Teatro di interesse storico e procede all’imposizione del vincolo indiretto sull’intero complesso.

Adibito definitivamente ad uso cinematografico dal 1947 circa, il teatro cadde in un percorso di degrado: l’ultimo spettacolo in scena, lo «Schweyck» di Bertold Brecht, si svolse con una deroga della prefettura e i vigili del fuoco di guardia a pochi metri dagli attori. Era la sera del 15 aprile 1986, nessuno all’epoca poteva immaginare che la chiusura del teatro Sociale di Voghera per ragioni di sicurezza, sarebbe durata trent’anni.

Dopo duecento anni i Vogheresi hanno richiesto a gran voce un Teatro. Raccolta firme, associazioni, articoli di giornale, diatribe politiche, post sui social hanno occupato gli ultimi trent’anni di storia. Il Comune di Voghera, attraverso ASM Voghera Spa, è riuscito dopo decenni ad acquisire la maggioranza dei palchi della “Società del Teatro” solo nel 2014. Nella imminente estate il progetto di recupero e adeguamento funzionale del Sociale avrà inizio.

L’importo totale dei lavori è 3.053.272 euro+Iva (due arrivati dal “tesoretto” Esselunga e più di un milione dalla Fondazione Cariplo) di cui 250mila euro saranno investiti per gli arredi. Il progetto prevede il recupero del teatro, della platea, del primo, secondo e terzo ordine per un totale di 340 posti.

Si partirà, si spera, con ricche stagioni teatrali ed eventi culturali: un’intenzione del Comune è quella di creare un’associazione che possa sviluppare programmazioni che vedranno uniti il castello di Voghera ed il teatro per un polo artistico culturale, cosa di cui la nostra città necessita ormai da troppo tempo: si spera che se ne faccia buon uso, soprattutto da parte dei cittadini che tanto lo hanno voluto e che, dopo aver ottenuto finalmente la possibilità di poter realizzare questo sogno, non si sono risparmiati di criticare la spesa come “secondaria” rispetto ad altre esigenze. C’è sempre questa mentalità distruttiva in questa città: prima si chiede, poco si fa e quando si fa, si critica. Siamo sicuri che la passione per il teatro e il palco in generale sia ancora viva come lo era fino a trent’anni fa in questa città? Siamo sicuri che il livello culturale non si sia abbassato notevolmente?

No. Allora quando si sventolava la bandiera della lotta per la riapertura, cari Vogheresi, a che cosa stavate pensando? A una stanza o ad un teatro gioiello lombardo in totale stato di degrado? Cerchiamo di distruggere quella mentalità criticona di poco rispetto e, almeno nella cultura, di essere uniti e propositivi. Buona visione.

di Rachele Sogno

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