Martedì, 16 Luglio 2019

VARZI - «SONO DI VARZI. ODIO QUESTO POSTO ED È PER QUESTO CHE NON L’HO MAI LASCIATO»

L’arte è la forma che assumono talento ed idee. Elena Villetti, ceramista varzese, ci confessa che anche una buona compagnia e uno spazio accogliente ed ospitale giocano la loro parte nella creazione artistica. La maggior parte delle opere esposte a “Spazio Lena” di Varzi rappresentano piante grasse, piante “eterne” che non necessitano di essere innaffiate e che ricordano l’immortalità a cui vengono affidate le opere d’arte.

Che cosa è “Spazio Lena”?

«è uno spazio che ha per me un forte valore affettivo. E’ stato nel secolo scorso un’osteria gestita dai miei antenati e con questo abito ha resistito come e fino a quando ha potuto attraverso le due guerre. Poi è divenuto una bottega di tessuti e stoffe curato da mia zia Lena che ne ha fatto il suo negozio, la sua casa, la sua vita. Il nome che connota lo spazio è quello di mia zia Lena. Oggi è uno spazio espositivo d’arte in tutte le sue forme. è un luogo accogliente, ospitale con forte caratterizzazione femminile nel quale mi supportano e sopportano Sissi, Manuela, Francesca, Silvia e Simona. Accoglie artisti del territorio e non, purché abbiano qualcosa di artistico da comunicare».

Che cosa faceva prima di “Spazio Lena”?

«Non lo ricordo. Un giorno ero al telefono con la pediatra e dovendo dire il nome di mia figlia, dopo un momento di amnesia, ho guardato mia figlia e le ho chiesto: “Come ti chiami?”. Lei mi ha risposto: “Sabina Mamma!”. Ho potuto così continuare la conversazione telefonica. Comunque, sicuramente ho fatto qualcosa».

Nella home page del suo sito si legge:

“Sono di Varzi. Odio questo posto ed è per questo che non l’ho mai lasciato. Faccio cose… Vedo gente… Cresco figli… E nel frattempo impasto terra”. Una frase di forte impatto emozionale. Mi spiegherebbe meglio?

«Come si dice: l’odio e l’amore sono il rovescio della stessa medaglia. Ho provato a lasciare Varzi. Ho seguito il padre dei miei figli a Parigi, ma dopo otto mesi rieccomi nostalgica della piccola dimensione che solo un paese come Varzi ti può offrire ed è quella che mi fa stare meglio. L’odio arriva proprio dalle potenzialità, inespresse, che può esprimere questo piccolo luogo. Bisognerebbe sviluppare un discorso socio-politico.  Esprimerei  questa idea citando le parole che Francesca ha usato durante uno degli eventi di Spazio Lena dedicato alle persone che abitano questo territorio per storia o per scelta. “Ovunque le bellezze si realizzano, i talenti si spendono, le virtù si sviluppano. Il mondo è tutto attorno a noi ed è popolato da persone che vivono e lavorano con onestà, con creatività, con generosità e con molti altri accenti che ne denotano l’impegno e la ricchezza. Ci sono luoghi geograficamente svantaggiati che fanno fiorire progetti di rara lungimiranza politica anche se per pochi abitanti; piccoli spazi in borghi altrettanto piccini in cui l’Arte e la Bellezza sono palpabili come in poche altre realtà, ma che non gridano egocentricamente la loro presenza; scuole dove l’avanguardia pedagogica è silenziosamente parte della quotidianità didattica che rifiutano di farsi sponsorizzare da guru mediatici; agricoltori che tengono di più alla bontà dei loro prodotti che alla quantità di pezzi venduti; artigiani che curano le materie prime con le quali lavorano; scrittori straordinari senza editori, editori di valore ignorati dagli scrittori di fama; artisti musicisti eccezionali ed eclettici senza pubblicitari che investano su di loro; talenti neppur tanto nascosti ad ogni angolo di strada e di vita. La verità non è che essi non hanno la visibilità che meriterebbero, ma che siamo noi ad aver distorto il concetto di visibilità. Visibile non è ciò che un impersonale “mondo” mette sotto i riflettori tanto potenti da accecarci. Visibile è ciò che noi sappiamo vedere. Insegnamoci  a guardare, insegnamoci a vedere».

Lei lavora l’argilla. Come è nata questa passione. Fa tutto da sola?

«Il seme è stata l’amicizia con uno scultore, credo. Probabilmente invece è colpa della natura che mi ha dotata di due mani enormi e sgraziate. Non lavoro mai da sola perché, come detto precedentemente, Spazio Lena è un punto di riferimento per molte persone. Mentre lavoro ho sempre buona compagnia, ma, le mie creazioni sono frutto delle mie idee e della mia arte».

Ho visto che crea molti oggetti, ma soprattutto piante grasse. Perchè?

«Le piante grasse sono nate da un’esigenza pratica. La zia Lena aveva un bellissimo e verdeggiante terrazzo pieno di fiori e piante. Io lo stavo facendo morire e capendo di non aver ereditato il pollice verde di mia zia, non mi restava che creare piante eterne che non necessitassero di essere annaffiate. Alla stessa domanda rivoltami da Philippe Daverio ho risposto: “Vivo a Varzi. Amo le piante. Amo mio marito. Mio marito è grasso. Amo le piante grasse”».

Quali artisti hanno esposto a “Spazio Lena”.

«Oliviero Masi, Adelaide Cardia, Adriano Semprini, Tobia Fasoli, Mascia Premoli, Mauro Bellucci, Sergio Marchesini, Greta Penacca, Simona Cazzulo».

Ha tenuto anche altre iniziative?

«Abbiamo effettuato tra le altre cose, presentazioni di libri, performance teatrali e incontri di reciproca conoscenza con gli ospiti, rifugiati, di Varzi».

Deve essere bello per una madre poter creare e avere vicino i propri figli. Lei è sempre stata “controcorrente”: ad oggi cosa crede che sia importante trasmettere ai figli. I suoi figli hanno la sua stessa indole artistica?

«Ho potuto veder crescere i miei figli senza la necessità di dover timbrare un cartellino. Loro saranno le donne e gli uomini di domani. I figli assorbono innanzitutto il comportamento dei genitori ai quali va richiesta una coerenza altrimenti impossibile da pretendere. Ringrazio chi mi ha permesso di non dover timbrare il cartellino e di non avermi sostenuta, ma almeno non ostacolata, nel mio delirio creativo e incapacità di vivere in conformità ad una realtà che ho sempre fatto fatica a comprendere. Grazie a Rosi e Giacomo che ancora mi aiutano. I miei figli vivono nel silenzio e nella natura di Praglasso, un piccolissimo borgo di Varzi posto sulle pendici del monte Calenzone. Presto se ne andranno, ma spero che abbiano assimilato il piacere di una vita semplice. Sono entrambi adolescenti e spero siano pronti a capire per cosa sono venuti al mondo».

Varzi partecipa o sono più persone che vengono da fuori?

«Varzi partecipa, ma sono più partecipi le persone che vengono da altri luoghi».

Ha progetti per il futuro? 

«Futuro? Difficile rispondere. La parola futuro non fa quasi mai parte del mio vocabolario. Sono totalmente incapace di pensare al futuro, anche se in realtà ho pensato a come mi piacerebbe affrontare la mia morte: una sorta di progetto futuro. Per ora accumulo idee e cerco il tempo per realizzarle e dargli una forma. Le idee mi perseguitano e mi nutrono e se mi ci fai pensare, si ho tanti progetti per il futuro» 

di Monica Chiesa

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