Lunedì, 22 Ottobre 2018

VOGHERA «7500 PRESENZE: DATO DI TUTTO RISPETTO»

è un sistema piccolo ma organizzatissimo, che si basa su un direttore iper-presente e un gruppo di volontari seri e disponibili: in periodo di crisi, si è organizzato così il museo di scienze naturali “Orlandi” di Voghera, istituzione che è un vero e proprio modello di funzionamento per tutti gli enti culturali italiani. Diretto dalla dottoressa Simona Guioli, il museo vogherese è stato anche preso ad esempio durante l’ultimo convegno dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici, a conferma che quando le sovvenzioni statali scarseggiano, è possibile comunque difendere la cultura (e la scienza) con un po’ di buona volontà.

Dottoressa Guioli, il museo di scienze è comunale. Come mai avete bisogno di aiuti dall’esterno?

«Perché il museo è comunale, certo, ma sappiamo tutti in che condizioni si trovano gli enti locali italiani, e purtroppo non si vedono margini di miglioramento all’orizzonte. Senza contare che io sono l’unico dipendente comunale del museo, e senza l’indispensabile supporto dei volontari, da sola potrei fare molto meno di quello che riusciamo a realizzare in gruppo».

Quindi come funziona il museo?

«Funziona con una rotazione di diversi volontari (per lo più dell’associazione Pietra Verde, con cui collaboriamo a stretto contatto per tantissime attività, soprattutto all’esterno), appassionati che mi affiancano nella gestione del museo. Seguono l’utenza nelle parti relative alla didattica, accompagnano i visitatori, mi aiutano nella catalogazione delle collezioni e nel lavoro d’archivio. Oltre ai volontari, poi, di tanto in tanto riusciamo ad ottenere una borsa lavoro, ma un supporto prezioso ce lo danno anche gli stagisti provenienti dalle scuole superiori del territorio».

Non tutti sanno che, in effetti, se non fosse stato per i volontari il museo stesso non sarebbe esistito.

«In un certo senso possiamo dire così. Il museo è nato nel 1971 proprio per volontà di un gruppo di appassionati di scienze, i quali hanno donato al comune tutta una serie di materiali più o meno preziosi. Accettando la donazione, il comune ha istituito il museo, che è stato poi intitolato allo storico direttore Orlandi, che ho sostituito una decina di anni fa, alla sua scomparsa. Negli anni abbiamo cambiato diverse sedi, siamo stati in via Cavour e in corso Rosselli, e mano a mano che passava il tempo abbiamo acquisito un numero sempre maggiore di reperti, arrivando a possedere una collezione di tutto rispetto».

Parliamo un po’ dell’utenza: c’è qualche dato?

«Il dato più significativo riguarda proprio il numero di visitatori, che si è attestato lo scorso anno intorno alle 7500 presenze. è un dato ridicolo confrontato con musei più grandi e importanti, ma assolutamente di tutto rispetto per noi che siamo una realtà molto piccola. Quanto al tipo di utenza, è piuttosto variegata: da una parte ci sono gli studiosi, che vengono qui per esaminare dei particolari reperti e per condurre le loro ricerche consultando la nostra ricca biblioteca, poi ci sono le famiglie e i visitatori “normali”, che vengono qui per una visita guidata alla scoperta delle nostre collezioni e poi c’è il vasto pubblico delle scuole, che da qualche anno a questa parte ci sta sommergendo di richieste».

Cioè?

«Da questo punto di vista la didattica si sta evolvendo molto, e complice il fatto che organizzare gli spostamenti dei ragazzi in museo è sempre un po’ complicato, spesso siamo noi ad andare nelle scuole con tutta una serie di proposte diverse. Essendo un museo di scienze ci occupiamo un po’ di tutto: si va dall’educazione ambientale al risparmio energetico, si fanno le passeggiate all’esterno per conoscere i nostri boschi, si parla della flora e della fauna del territorio. Tutti aspetti su cui la scuola è fortunatamente sempre più sensibile».

A proposito del nostro territorio: come sta?

«Non troppo bene direi. L’Appennino è in condizioni molto trasandate, lo spopolamento ha causato un abbandono dei terreni e di conseguenza certe aree non sono più state curate come avrebbero dovuto. Anche per questo è importante sensibilizzare i bambini al rispetto dell’ambiente: forse insegnando alle nuove generazioni a prendersi cura del nostro pianeta, in futuro non si compiranno più gli stessi errori».

Chiusa la parentesi, tornerei a parlare dell’utenza. Avete anche dei dati sulla soddisfazione dei visitatori?

«Più che i dati, ho l’esperienza diretta. Chi viene a trovarci rimane sempre molto contento della visita, e questo per diversi motivi. Innanzitutto perché cerchiamo di seguire i visitatori con la massima attenzione, guidandoli lungo tutto il percorso, e in secondo luogo perché scoprono sempre cose che non si sarebbero immaginati di trovare qui. Anche se siamo piccoli abbiamo delle collezioni interessanti, e soprattutto tanti reperti raccolti in zona che raccontano la storia del nostro territorio. è qualcosa che chi abita da queste parti è sempre ben contento di approfondire».

di Serena Simula

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