Giovedì, 12 Dicembre 2019

VARZI - «IN OLTREPÒ SE PARLIAMO DI RISPETTO DEGLI ANIMALI CREDO CHE SIAMO ANCORA ABBASTANZA INDIETRO»

Cani e gatti, ma anche uccelli e persino istrici. Se hai bisogno di assistenza per un amico a quattro (o due) zampe di solito in Valle Staffora chiami loro. Le ragazze dell’associazione “Mi Fido di Te”, Onlus varzese che da ormai quattro anni opera sul territorio per aiutare gli animali domestici in difficoltà e favorirne le adozioni, continuano senza sosta il loro impegno.

Hanno una sede nei locali dell’ex Iat in piazza della Fiera, ma le trovi soprattutto attraverso la pagina facebook. Con rinnovato entusiasmo hanno lanciato nei mesi scorsi una simpatica iniziativa per accompagnare gli amici fidati all’altare insieme ai loro padroni. Si chiama proprio “All’altare in tre” ed è l’ultima trovata del team fondato dal presidente Federica Riccardi, Raffaella Leoncini e Antonella Cristiani. A parlarci dell’iniziativa è la socia, ma anche “anima social” del gruppo, Giuliana Bianchi.

Come vi è venuta questa idea?

«Sei anni fa mi sono sposata e avrei tanto voluto avere a fianco il nostro cane. All’ultimo momento purtroppo la persona che se ne sarebbe dovuta occupare ha dato forfait, così siamo riusciti soltanto ad averlo vicino per una foto. Un vero peccato. Da lì ho preso spunto per provare a dare a chi lo volesse un servizio che volendo è pure simpatico, visto che prepariamo anche le bomboniere per cani. Sono piccoli gadget che utilizziamo per raccogliere fondi con cui finanziarci».

Quali sono le vostre attività principali? Che tipo di servizi offrite?

«I più svariati, quasi sempre per venire incontro agli animali in difficoltà. Aiutiamo le adozioni, ritroviamo cani smarriti, ci occupiamo delle innumerevoli colonie feline disseminate un po’ per tutto l’Oltrepò».

Qual è il problema principale?

«Riguarda proprio le colonie feline. La chiamata tipo che riceviamo in questo senso è ‘ci sono 40 gatti dietro casa, venitemeli a prendere!».

E voi lo fate?

«Ovviamente non possiamo catturare e prenderci cura di tutti questi gatti, ma quello che facciamo è andare laddove si trovano, analizzare la situazione e consigliare ai proprietari che cosa fare. Se, come capita spesso, questi non possono o non vogliono occuparsene, ecco che ci facciamo noi carico della sterilizzazione».

Non esiste un servizio gratuito?

«Sì, ma soltanto a Broni e si tratterebbe di dover portare gli animali di persona. Si capisce che non è possibile. Nell’associazione siamo tutte volontarie con un lavoro e una vita, neanche con tutta la buona volontà si può farcela, per cui ci facciamo noi carico delle spese. Sta poi al buon cuore delle persone supportarci quando aiutiamo. Alcune lo fanno».

Cercate anche cani smarriti?

«Anche. Soprattutto in periodo di caccia ce ne sono molti, quasi tutti segugi o cani da tartufo. Alcuni  di loro scappano, ma purtroppo tanti vengono abbandonati quando non ritenuti più utili. Una delle nostre ‘missioni’ più lunghe è stata proprio per il ritrovamento di un segugio in fuga! 28 giorno (e notti) di appostamenti e ricerche».

Qual è l’intervento più insolito che avete fatto?

«Direi per il recupero degli istrici. Quest’ultimo anno ce ne sono stati molti in giro e sono odiati perché devastano orti e giardini».

Secondo voi in Oltrepò c’è una cultura animalista?

“Se parliamo di rispetto degli animali, valutando come sono tenuti, credo che siamo ancora abbastanza indietro. Ci sono ancora, specie nelle zone di campagna, vecchie convinzioni difficili da scardinare. Cani tenuti alla catena per una vita o stalle con bovini immersi nel letame».

In questi casi come intervenite?

«Il primo approccio è quello di parlare con i proprietari, spiegare loro cosa non va e offrirsi anche di dare una mano, ad esempio per portare a passeggio il povero cane. C’è chi ci ha chiuso la porta in faccia perché pensa che il cane stia bene così… nei casi più estremi segnaliamo la situazione alle autorità competenti».

La scorsa estate in Valle Staffora c’è stata una discussione abbastanza accesa sul tema dell’animalismo, con veri e propri scontri tra allevatori e attivisti vegani alla Fiera di San Ponzo. Qual è la vostra posizione al riguardo?

«Per quanto mi riguarda, posso dire che io stessa sto pensando di diventare vegetariana, pur non essendolo ancora, perché effettivamente si può vivere anche senza la carne animale. Per quanto riguarda l’essere vegano posso dire che, pur rispettando chi lo è e comprendendone le motivazioni, lo trovo davvero estremo. Certo ritengo che sia importante far sì che gli allevamenti rispettino la qualità della vita animale. Il discorso della protesta in piazza però non ci riguarda, riteniamo anzi che andare ad urlare contro questo o quello sia controproducente per il messaggio che si vuole portare avanti. Questa estate è finita che ci si è offesi tra tutti senza capire nemmeno bene perché. Siamo per il far conoscere le cose, ma senza estremismo».

Quando al macello di Varzi si è effettuato il rito della macellazione islamica voi non eravate sul posto dunque?

«No, ma abbiamo mandato una lettera chiedendo che si rispettino le leggi, soprattutto quella che richiede lo stordimento dell’animale prima dell’uccisione, dato che non crediamo che la festa in questione potrà essere abolita».

Insomma, non siete degli animalisti attivisti…

«Preferisco dire che siamo attivi per aiutare gli animali e le persone che ne hanno bisogno, in modi diversi. Diciamo molto pratici e meno appariscenti».

di Christian Draghi

  1. Primo piano
  2. Popolari