Mercoledì, 21 Febbraio 2018

RIVANAZZANO TERME - PITTRICE RIVANAZZANESE APPREZZATA A LONDRA CON I SUOI ACQUERELLI BOTANICI

Daniela Passuello, milanese ma residente a Rivanazzano dal 1989 è una signora dolcissima che mi accoglie nel salotto della sua casa con le pareti tappezzate dai suoi acquerelli botanici, veri capolavori di arte e natura che illustrano in maniera perfetta e colori tenui innumerevoli fiori, frutti e piante. Laureata in Scienze Naturali all’Università di Pavia, pur vivendo per gran parte della sua vita in una grande città, ha sempre avuto un amore sviscerato per la natura e gli animali.

I suoi lavori sono definiti acquerelli botanici. Che cosa vuol dire fare acquerello botanico?

«Dobbiamo innanzitutto fare una distinzione tra acquerello botanico e acquerello floreale. I soggetti sono in entrambi sempre piante, fiori, erbe e frutti ma nell’acquerello botanico si cerca l’attenzione scientifica al riconoscimento della specie mentre nell’acquerello floreale c’è soltanto una sorta di trasporto verso i fiori, la scelta di disporli in un modo piuttosto che in un altro ma è solo una cosa emozionale mentre nell’acquerello botanico c’è anche una percezione di tipo scientifico».

Come è arrivata a dedicarsi all’acquerello botanico?

«Ci sono arrivata per passione e per un dono che mi è stato dato dalla nascita che è quello di saper disegnare e dipingere. Il saper disegnare è un dono di natura ed è però anche una tecnica che si può affinare, nel senso che quando tengo dei corsi di acquerello botanico dico sempre che l’importante è amare le piante e non avere fretta perché è una tecnica dal vero che non si può imparare in poco tempo. Ci vuole pazienza e tanta passione, sia per la pianta che per il disegno».

Lei è nata e ha vissuto a Milano, come è arrivata in Oltrepò pavese?

«Mi sono trasferita per la prima volta in Oltrepò proprio qui a Rivanazzano con la mia famiglia dopo la maturità per motivi di lavoro di mio papà, poi nel 1976 mi sono sposata e sono ritornata a Milano. A Milano è nato mio figlio e nel 1989 ho deciso di ritornare qui perché ero affezionata a queste colline e poi mi sono resa conto che l’aria di Milano non era adatta ad un bambino piccolo».

Si è dedicata totalmente alla sua passione dopo la laurea?

«No, ho cominciato a fare l’insegnante ma ho capito che non era la cosa che desideravo e, dopo varie esperienze, ho fatto delle tavole sulle garzaie dell’Oltrepò per alcune pubblicazioni della Provincia di Pavia che mi hanno dato grande soddisfazione perché lì ho fatto sia la parte della vegetazione vista dall’alto che la parte dell’illustrazione degli animali che abitano queste zone. Ho dipinto poi delle tavole sulle “antiche varietà lombarde” per il dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente. Nel contempo ho portato avanti la mia passione per il disegno e l’acquerello. Ho fatto un’esposizione dei miei lavori a Londra nel 2007 ed ho vinto la medaglia d’argento della Royal Horticultural Society. Poco dopo sono tornata in Università a Pavia ed ho incontrato gli amici dell’Orto Botanico che mi hanno pubblicato sul loro giornale un articolo sull’esperienza inglese, un’esperienza che mi aveva veramente molto toccato perché l’Inghilterra è sempre stato un mio sogno di bambina e in seguito mi hanno invitato ad allestire delle mostre dei miei quadri e poi, a poco a poco, sono arrivata a tenere dei corsi di acquerello botanico sia all’Università che nelle scuole. A breve partirà proprio a Voghera presso l’Istituto Agrario “Gallini” un corso di acquerello botanico pomeridiano che ha riscosso notevole successo tra i ragazzi, abbiamo 20 iscritti ed è molto bello vedere che ci sono ancora dei giovani interessati a questa espressione artistica».

Come sceglie i suoi soggetti?

«Le posso dire che se scelgo dei fiori li scelgo anche annusandoli perché il profumo che emanano mentre li dipingo mi sembra mi dia la carica. Faccio uno schizzo a matita molto velocemente su foglio da acquerello e poi inizio a fare il disegno il più preciso possibile per trasporre tutti i dettagli. è molto importante che il disegno sia preciso perché non si può correggere con il colore in un momento successivo. E poi inizio a colorare. è un lavoro molto lungo ma ci si immerge nella pittura in modo così completo che non ci si accorge del tempo che passa. Per completare un quadro ci vuole minimo una settimana. Io dipingo fiori sulla pianta e quindi con il passare dei giorni è abbastanza difficile perché i fiori si muovono. Le posso dire che il fiore più semplice da ritrarre per un principiante è l’orchidea perché si muove pochissimo. E proprio perché richiede concentrazione e pazienza l’acquerello botanico è anche una forma d’arte terapeutica, le persone che seguono i corsi si dimenticano dell’orologio e si rilassano».

Lei ha fatto molte mostre anche in posti bellissimi, c’è un luogo dove vorrebbe vedere esposti i suoi quadri?

«Sì, è vero. La mia prima mostra è stata fatta ai Giardini di Villa Hambury a Ventimiglia. Ho esposto i miei quadri in molte mostre personali e collettive in splendide località in tutta Italia, a Londra. Attualmente espongo in una mostra a Marcon in provincia di Venezia che si intitola “La natura ritratta”. è un omaggio fatto all’Oasi di Gaggio, un’oasi della Lipu dove vengono ritratti animali e piante selvatiche. Il mio sogno sarebbe quello di tornare in Inghilterra dove questa forma d’arte è molto apprezzata. Gli Inglesi, come anche gli abitanti dei paesi nordici amano molto la natura e arredano spessissimo le loro case con quadri ad acquerello. Anche da noi comunque ci sono molte persone appassionate e l’acquerello botanico ha un suo mercato di nicchia».

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