Mercoledì, 21 Febbraio 2018

CASTEGGIO - LA CERTOSA CANTÙ : UN ESEMPIO DI RECUPERO PERFETTO PUR CAMBIANDO DESTINAZIONE D'USO

Realizzato a cavallo tra XVII e XVIII secolo come indica anche la data 1695 sulla grande cisterna di granito, il Palazzo Certosa di Casteggio era un possedimento certosino e aveva la funzione di centro direzionale di una importante azienda vitivinicola: nella seconda metà del Seicento, infatti, i Certosini  si erano attestati in Oltrepò nella zona di Casteggio, con beni immobili e oltre mille pertiche di terreni (comprendente campi, prati, boschi e naturalmente molte vigne).

Si pensa a una Certosa e si immaginano marmi e pareti linde, severità di celle monacali per la meditazione e la preghiera, un rigore elegante o un accordo di fregi ornamentali. La Certosa Cantù di Casteggio, invece, è un'altra cosa. E in ciò consiste la sua originalità, perché questo complesso edilizio (che uno straordinario e intelligente restauro ha riportato nella sua forma originaria), nacque come luogo sì di preghiera, ma soprattutto di lavoro. Dopo la soppressione della Certosa e il successivo passaggio dei beni oltrepadani all'ospedale San Matteo di Pavia e quindi ad alcuni privati – Rivarola, poi Cavagna e infine Cantù - ancora alla fine dell'Ottocento l'insediamento conservava le caratteristiche connesse con la sua originaria destinazione: la grande cisterna centrale in granito, situata sotto il pozzo del chiostro e capace di contenere 10 ettolitri di vino, la tinaia con un lastricato per il passaggio dei carri con le navazze che entravano da una parte e uscivano dall’altra, il torchio a due letti, le cantine sotto il fabbricato civile. Gli edifici che compongono il complesso di proprietà comunale, in origine intonacato, sono costruiti con mattoni in cotto e pietre a vista, tipici materiali edilizi dell’Oltrepò collinare. Nel prospetto principale (a nord) l’aspetto della dimora nobile con belle incorniciature mistilinee alle finestre e un elegante portale con solide spalle modanate in granito e concio in chiave con incisa la data 1705 sotto il monogramma CAR. Il corpo di fabbrica, che abbraccia la corte su tre lati, si articola in due parti differenziate dalla diversa funzione: a sinistra dell’ingresso si dispone del corpo residenziale, a destra le strutture connesse con le attività produttiva. All'interno dell’importante incorniciatura in marmi policromi sembra di riconoscere pezzi di reimpiego che si potrebbero ipotizzare provenienti dalla Certosa. Nella porzione abitativa si apre uno scalone con balaustrata a pilastrini che porta al primo piano, o Piano Nobile, in cui, una lunga galleria che disimpegna le camere si conclude con un piccolo oratorio con la Pala d’Altare settecentesca raffigurante San Bruno, fondatore dell'Ordine Certosino, Sant'Antonio da Padova la Vergine col Bambino.

Una piccola curiosità: la Pala è stata restaurata alcuni anni fa grazie al contributo della Giunta e del Consiglio Comunale di Casteggio, che hanno deciso di devolvere i propri emolumenti amministrativi al restauro dell’opera artistica. Il vasto androne immette nel Chiostro che si presenta come corte chiusa, dominata dal pozzo settecentesco con vera in granito e cupoletta protettiva in metallo conclusa da una sottile croce. Dal chiostro di impianto quadrato è possibile accedere al Giardino del Belvedere, immerso in un pregevole parco volto a sud, sulla Valle del torrente Rile. Restaurata la parte del Museo nel 1999, recentemente è stato fatto un ulteriore intervento su progetto dell’architetto Gian Franco Dazzan: oggi il complesso edilizio comprende un Auditorium di vaste proporzioni, che spesso ospita manifestazioni di carattere culturale, il Civico Museo Archeologico di Casteggio e dell'Oltrepò Pavese, la Biblioteca "Pelizza Marangoni", il ristorante "Le Cave Cantù" in cui le ampie vetrate affacciano sulla corte dove sorseggiare un aperitivo, cenare nel tramonto, degustare distillati a fine pasto. Proprio su sito del ristorante "La Cave Cantù", perfetto esempio di commistione architettonica di storia e design contemporaneo, si legge questa frase di Oscar Niemeyer: "Alcune opere del passato oggi sono utilizzate in modo diverso, sono sopravvissute pur cambiando la loro funzione: ancora oggi le usiamo, le frequentiamo perché ciò che è rimasto non è l’utilità, ma la bellezza". Niente di più vero. Un centro polifunzionale al servizio della comunità, un centro culturale e un luogo di piacere: sono passati di qui diversi personaggi del nostro panorama culturale, fra cui Vittorio Sgarbi che ha apprezzato l'intervento fatto.

  1. Primo piano
  2. Popolari