Domenica, 22 Aprile 2018

"STUDIARE PER LAVORARE IN VALLE STAFFORA",

L'Ipsia di Varzi guarda al futuro e si prepara a lanciare per il prossimo anno scolastico un paio di progetti  che mirano ad avere una ricaduta occupazionale immediata sul territorio. L'obiettivo è portare lavoro in Valle Staffora, e per farlo l’istituto intitolato a Carlo Calvi sa che deve saper sfruttare le risorse a disposizione partendo dalla formazione dei ragazzi. è così che, agganciandosi al lungo treno del progetto Aree Interne è stato possibile istituire due nuovi corsi di studi che partiranno dall’anno scolastico 2018-2019. Per l’unica scuola superiore nel territorio dell’Oltrepò montano – ad oggi circa 80 studenti per cinque classi- è un risultato decisamente importante, di cui va fiero il dirigente scolastico Beatrice Tornari.

Preside, di che tipo di corsi si tratta?

"Il primo sarà di Servizi Socio Sanitari ed è rivolto ai ragazzi della scuola superiore, quindi tra i 14 e i 18 anni. Il secondo progetto riguarda dei corsi IFTS, ovvero di istruzione e formazione tecnica superiore, rivolti a chi ha già conseguito il diploma con possibilità di effettuare degli stage in azienda".

Andiamo per ordine. Con il nuovo corso di Servizi Sociosanitari all'Ipsia di Varzi si aggiungerà quindi una nuova classe?

"Esattamente. Si tratta di una nuova proposta per la quale c’è stata richiesta, sia da parte delle strutture che operano sul territorio, sia da parte dell’utenza. Un corso rivolto più che altro al pubblico femminile, visto che quello attualmente esistente di manutenzione e assistenza tecnica è frequentato prevalentemente da maschi".

Come mai è stato scelto proprio questo corso?

"Abbiamo effettuato delle indagini presso le strutture della Valle, da Rivanazzano a Godiasco, passando per Varzi stessa e Zavattarello ed è emerso che in questo settore ci sono opportunità lavorative visto che è in crescita".

Che tipo di qualifica si otterrà seguendo il vostro corso di studi?

"Si potrà iniziare ad operare in ambito socio assistenziale appunto, con compiti vari di natura organizzativa. Per diventare Oss poi il passo potrebbe essere breve, mancando solo una piccola qualifica tecnica. Ma la possibilità di inserimento nel mondo del lavoro sarà immediata, considerando che in Alta Valle Staffora come detto le strutture di questo tipo sono ormai numerose e c’è richiesta".

Case di riposo, case famiglia, centri di assistenza alla persona. è di questo che parliamo?

"Esattamente. Sul piano lavorativo è quello che offre il territorio e se vogliamo che i ragazzi restino  a vivere e lavorare in Valle Staffora dobbiamo dare loro gli strumenti per potersi occupare in loco, assecondando le richieste del mercato".

Quante adesioni vi aspettate?

"Direi una classe sicuramente per il primo anno, quindi diciamo una ventina di alunni".

Da dove provengono attualmente gli studenti?

"Un po' da tutta la vallata, da Rivanazzano in su. Siamo l’unico punto di riferimento in un territorio vastissimo".

Il secondo progetto invece riguarda corsi post diploma, esatto?

"Sì. Dall’anno prossimo, sempre nell'ambito del progetto Strategie Nazionali Aree Interne saranno attivi 3 corsi IFTS, anche in questo caso mirati a rispondere alle esigenze e alle opportunità lavorative che ci sono sul territorio. Uno riguarderà la promozione di prodotti e servizi turistici con attenzione alle risorse, alle opportunità e agli eventi. Un altro sarà in tecniche di monitoraggio e gestione di territorio e ambiente. Il terzo riguarderà tecniche di progettazione e realizzazione di processi artigianali e di trasformazione agroalimentare sempre relativo a produzioni tipiche del territorio e della tradizione enogastronomica".

Come saranno articolati?

"Sono corsi post diploma da 900 ore ciascuno. Le prime 500 si svolgeranno nella sede di Varzi nel pomeriggio, mentre le restanti 400 ore saranno da svolgere in tirocini presso le aziende della zona".

A Varzi convivono numerose comunità di cittadini stranieri. Romeni, albanesi, ucraini ad esempio. Molti di loro hanno avuto figli che ora frequentano la sua scuola. A livello di integrazione come siamo messi?

"La situazione è assolutamente positiva, tutto funziona al meglio. Va però detto che questi ragazzi ormai sono già di seconda o terza generazione, quindi italiani a tutti gli effetti, molti di straniero hanno tutt’al più il cognome. Sono soddisfatta anche del fatto che siamo riusciti a coinvolgere anche alcuni dei ragazzi più giovani che sono rifugiati ospiti dell’hotel Corona. Qualcuno di loro ha seguito dei corsi e non ci sono mai stati problemi di alcun genere. Siamo esenti anche da fenomeni di bullismo, segno che l'Ipsia è un buon esempio di integrazione e crescita personale".

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