Martedì, 21 Novembre 2017

"L'OLTREPÒ HA 3 GRANDI VINI SU CUI CONCENTRARSI" "CONDIVIDO QUANTO HA SEMPRE SOSTENUTO MAFFI SULL'IMPORTANZA DELLA ZONAZIONE"

La comunicazione del mondo del vino oggi è sempre più "social", complice la nascita di un numero crescente di blog e siti specializzati. Ma cosa deve avere un blog per differenziarsi con una proposta vincente? Ne parliamo con Francesca Fiocchi, oltrepadana, giornalista collaboratrice delle edizioni San Paolo e wine blogger. Oltrepadana doc, termine che non è usato impropriamente perché Francesca Fiocchi è nata, vive e da qualche anno anche lavora nel cuore dell'Oltrepò vitivinicolo, a Montescano, dove conduce una piccola azienda vinicola ereditata dal padre Francesco, già maestro vinaio della Valle Versa. Nel suo blog www.winestopandgo.com, la giornalista tratta il mondo del vino a partire dal viaggio, inteso in modo valoriale come scoperta di territori, tradizioni, persone, enogastronomia, ma anche musica e arte.

Fiocchi in cosa consiste esattamente essere blogger?

"Il termine blogger ė legato a influencer, una parola spesso abusata, e si riferisce a un tipo di comunicazione veloce, spesso indipendente dal punto di vista editoriale, che fa approfondimento su un determinato settore della società, cercando di influenzare una massa di persone, fidelizzandola, i cosiddetti followers. Chiara Ferragni nel settore del fashion ha fatto scuola, creando un impero, ed è oggi un punto di riferimento quanto a strategie comunicative e di marketing per chiunque si avvicini a questo settore".

Come nasce il suo blog?

"WineStopAndGo, il mio blog tematico, nasce un paio di anni fa da una grande passione per il vino dettata non solo dalla mia attivitå giornalistica e dall’aver fatto dei corsi ma anche da quella di produttrice.

E quest’ultima credo sia la chiave di lettura, il valore aggiunto rispetto ad altri blog, ossia che nel mondo del vino io ci sono nata e ci lavoro, quindi lo vivo dall’interno a 360 gradi.

Ho iniziato coinvolgendo varie personalità del settore e oggi WineStopAndGo ė uno spazio condiviso dove scambiare opinioni, confrontarsi con competenza di causa e voglia di dire cose costruttive, facendo circolare delle idee spero creative e curiose, anche legate ai miei viaggi intorno al mondo.

A breve diventerà una testata giornalistica online, lo dico in anteprima a voi, dedicata al vino, ai liquori, alla musica e alla socialità del e nel vino".

Un modo nuovo di comunicare il mondo enoico...

"Sì, il vino ė prima di tutto convivialità, joie de vivre e la comunicazione deve far passare questo messaggio e non solo tecnicismi spesso non interessanti. Noi puntiamo anche su un fotografico di appeal, che oggi non può più essere considerato secondario.

Il blog ė letto al 50 per cento tra Italia e Spagna, con cui sto attivando progetti di collaborazione nel settore turistico, e sta crescendo arricchendosi di eventi collaterali come Vino&Vinile, ideato dal mio nuovo collaboratore emiliano e architetto di professione Thomas Coccolini Haertl: si tratta di una serie di incontri itineranti in ristoranti di tutta Italia a tema vino e a numero chiuso di partecipanti, sommelier e semplici appassionati, con ascolto di vinile e un pizzico di sana goliardia.

Ma dalla prossima primavera ci sarà anche una collaborazione con il settore turistico in una location italiana da sogno, dove protagonisti saranno vino e arte. E sto definendo i dettagli organizzativi del mio prossimo viaggio in Spagna, dove ė nato un interessante progetto di diffusione della cultura iberica nel mondo che mi vede collaborare con istituzioni e realtà produttive. Oggi posso dire di vivere tra l’Italia e la Spagna, calcolando che da inizio anno ci sono già stata nove volte, in media una al mese"

Da viaggiatrice lei ha una visione internazionale del settore. Come vede l'Oltrepò Pavese dal di fuori?

"Diviso. Lasciando da parte tutto il triste discorso legato alla cantina sociale di Broni e La Versa, che non ha certo fatto bene all’immagine del nostro territorio all’estero. Si figuri che ero in Spagna in visita per lavoro in una cantina andalusa e il proprietario, che aveva vissuto in Italia, mi ha spiazzata chiedendomi come noi oltrepadani stavamo vivendo lo strascico di questo contraccolpo.

Oggi non ė più come una volta che ognuno si lava i panni sporchi a casa propria, il mondo è veloce, fa rete. Detto questo, ci sono aziende che lavorano con grande qualità e fanno bene a tutto il territorio ma manca ancora la capacità e la voglia di fare squadra, la maggior parte guarda il proprio orticello e non pensa in grande.

Condivido quanto ha sempre sostenuto Mario Maffi sull’importanza della zonazione, perché non possiamo pensare di piantare tutto quello che vogliamo e dove vogliamo. Il pinot nero, ad esempio, si esprime incredibilmente in certi territori e non così bene in altri. Ci vorrebbe più serietà su questo punto e meno logica commerciale".

Quali sono i vini, a suo giudizio che identificano l'Oltrepò pavese?

"L'Oltrepò ha tre grandi vini su cui concentrarsi: Buttafuoco, Bonarda e Pinot nero. Il resto non lo identifica. Un augurio è che cambi la mentalità e si passi da logiche agricole ad altre imprenditoriali di un certo livello".

giift

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