Mercoledì, 13 Dicembre 2017

"CREDEVO CHE SANT’ALBERTO FOSSE UN LUOGO AMATO DAGLI OLTREPADANI"

Lauri Rodolfo classe 1954 originario di Chiavari, ha conosciuto l'Oltrepò nel lontano 1996 quando era responsabile qualità, salute, sicurezza e ambiente per una ditta oltrepadana.

In quegli anni ebbe modo di conoscere ed apprezzare il territorio oltrepadano, lui che arrivava dal mare e al mare, in quel di Sestri Levante tornò nel 2005 per occuparsi della gestione insieme alla moglie di un albergo. Finita l'esperienza ligure dove oltre alla gestione dell'hotel si occupò insieme ad altri operatori turistici di fondare il consorzio turistico di Sestri Levante, nel 2015 decise di ritornare in Oltrepò e questa volta sotto un'altra veste, quella di ristoratore.

Lauri perché proprio in Oltrepò lei che viene dal mare?

"Memore di quel periodo in cui ho vissuto a Voghera, l'’Oltrepò sembrava a me e a mia moglie un posto dove c'era spazio per noi, una sorta di pagina bianca da riempire, da scrivere".

Avete così aperto il vostro ristorante a Sant'Alberto di Butrio nel comune di Ponte Nizza, perché proprio a Sant'Alberto?

"Ci fu segnalato da alcuni piccoli imprenditori locali, anzi ci fu caldamente consigliato sottolineando come quel posto ormai chiuso da diverso tempo avesse assoluta necessità di un rilancio che ne tirasse fuori tutte le potenzialità".

Dopo due anni di attività ritiene di avere lo stesso entusiasmo?

"Certamente le potenzialità ci sono, ma manca la volontà di condividerle per meglio sfruttarle. Ho l'impressione che in Oltrepò si organizzino eventi solo per se stessi, non aperti ad altri, senza alcuna finalità turistica ma solamente in funzione di una visibilità locale. Le faccio un esempio banale ma sintomatico: se organizzano un evento a pochi km da noi non vengono neppure a portarci una locandina per informarci e di conseguenza per informare i nostri clienti".

Soluzione?

"Cercare risorse allargandosi ad altre province con un consorzio trasversale allargato alle province di Piacenza, Alessandria e Genova".

A tal proposito lei "ha lanciato" tramite Facebook l'idea di un consorzio delle 4 Province creando addirittura un logo…

"Sì è così, ho lanciato l'idea che già da tempo avevo in testa e spero venga raccolta da almeno una decina di imprenditori volenterosi. Quando facevo l'albergatore a Sestri Levante fui tra gli otto commercianti che costituirono il Consorzio di Sestri Levante ed ho quindi l'esperienza in merito, compresi gli errori ovvi che si commettono se si è alle prime armi. L'Oltrepò Pavese fa parte di un area detta le '4 Province' e quindi è impossibile fare turismo in Oltrepò senza considerare che esso s'incunea geograficamente tra altre due province fino a toccarne una quarta. Dal punto di vista storico, paesaggistico ed enogastronomico le 4 province presentano una certa omogeneità.

Questo mi ha fatto nascere l'idea di un Consorzio delle Quattro Province che comprenda le valli Staffora, Trebbia, Curone e Borbera. Servono poche risorse e tanta buona volontà, il resto lo si potrà costruire insieme ai potenziali partners, che saranno innanzitutto i clienti e i fornitori".

Non crede che in Oltrepò di consorzi, enti ed associazioni ce ne siano già fin troppi?

"Quello che ho in mente io è il consorzio dei consorzi che dovrebbe assorbire tutti gli enti".

Quando è arrivato in Oltrepò ha cercato ed individuato un ente o un'associazione alla quale iscriversi e con la quale collaborare?

"Certo che l'ho cercata, in primis un'associazione di albergatori che però in Oltrepò non esiste e per il resto non ho individuato nessuna particolare associazione che dimostrasse di essere visibile, ho incontrato anche qualche personaggio legato alle diverse associazioni sul territorio ma nessun approccio lavorativo si è poi concluso".

Per migliorare il suo business e alla luce delle carenze e delle potenzialità inespresse da lei lamentate si è attivato per contattare attività sinergiche per una fattiva collaborazione?

"L’ho fatto con i fornitori di vino, salumi e formaggi e con un’associazione naturalistica che si occupa di mappare tutte le farfalle dell'Oltrepò, ma l'esperimento non ha funzionato. Ho contattato anche l'associazione sommelier per vedere di organizzare qualche presentazione, ma essere fuori mano è stato penalizzante, sono entrato in contatto con alcune associazioni di ciclisti e di trekking ma quello che si aspettavano da me era una sponsorizzazione, cioè avrei dovuto dare loro dei soldi a fondo perduto con la speranza in futuro di recuperarli…

Non è quello che intendo per collaborazione sinergica, per me collaborazione vuol dire ad esempio mettere a disposizione la struttura, gli spazi necessari all'attività, in cambio di visibilità e quindi di clienti".

A un fornitore di vino cosa chiederebbe per la promozione turistica?

"Utilizzare il ristorante come vetrina in cambio di prezzi scontati, ovviamente fermo restando la qualità, questo incentiverebbe il ristoratore a spingere alcuni vini rispetto ad altri".

L'Oltrepò ha due prodotti principe, il vino ed il salame. Nella sua esperienza professionale di imprenditore ligure qual era la percezione di questi due prodotti?

"Il vino certamente è molto conosciuto a Sestri ed in molte parti della Liguria, lo si trova sia nei ristoranti ed anche nella grande distribuzione, il salame invece non è propriamente un alimento che si adatta ad una località di mare, è un po' più conosciuto nell'entroterra ligure ma non in modo significativo".

Propone prodotti oltrepadani nel suo ristorante?

"Anche in cucina prosegue la mia filosofia delle 4 province, noi proponiamo una cucina legata all'Oltrepò con i ravioli di brasato ad esempio e che è comunque prioritaria, ma  proponiamo anche piatti tipici della tradizione della cucina piacentina, genovese e piemontese. Vini rigorosamente Oltrepadani".

Che tipo di clientela frequenta il suo ristorante?

"è un cliente casuale che viene a Sant'Alberto per visitare l’Abazia e poi si ferma da noi, anche se spesso i visitatori vengono semplicemente da noi per curiosare, per ricordare i bei tempi passati. In certe occasioni sembra di essere il museo dei bei tempi passati e di non aver più ragione di esistere. Un'altra particolarità è che il cliente non ha l’abitudine di prenotare, arriva senza alcun preavviso con la prenotazione sarebbe più facile per noi sia gestire la cucina sia accontentarli anche con richieste particolari a cui siamo sempre ben disposti".

Lei poco fa parlava di clienti che non prenotano, ma questo forse non è dovuto anche al fatto che molto spesso siete isolati con le linee telefoniche?

"Questo è un altro tasto dolente, purtroppo capita e spesso, che ci troviamo completamente isolati con la linea telefonica fissa e con i telefoni muti. Ci sono giorni interi in cui rimaniamo completamente isolati, altri in cui la linea funziona in modo incostante, se a questo aggiungiamo che i cellulari non sempre hanno campo e che la linea Adsl si sgancia continuamente… capisce che diventa tutto ancora più complicato. Siamo stati a Ferragosto e a Capodanno senza copertura telefonica e questo è un danno non solo immediato ma anche a lungo termine. Non si può pensare nel 2017 di attirare clienti, chi per turismo e a maggior ragione chi per lavoro, senza poter fornire loro una linea telefonica ed internet".

Si aspetta qualcosa dalla politica locale e non solo per promuovere Sant’Alberto?

"Ad aspettare la politica non si va da nessuna parte, io personalmente ho ottimi rapporti con il Sindaco di Ponte Nizza, Pernigotti, ma devo anche dire di non aver mai chiesto niente di che… Non mi aspetto nulla dagli enti pubblici se non la cura delle infrastrutture che sono comunque deficitarie: le strade e l'arredo urbano ad esempio e sono convinto che non è la politica ma sono gli imprenditori che si devono far avanti senza essere succubi della politica".

Tornasse indietro si butterebbe ancora in questa avventura?

"No assolutamente, credevo che Sant'Alberto fosse un luogo amato dagli oltrepadani, che avessero ancora voglia di ritrovarsi e sedersi a tavola…

Avrei probabilmente dovuto intuirlo già 20 anni fa quando abitavo a Voghera, allora io e mia moglie abbiamo girato tutto l’Oltrepò e tutti i ristoranti della zona, ma a Sant'Alberto di Butrio non ci eravamo mai andati… questo avrebbe dovuto accendermi la lampadina".

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