Mercoledì, 18 Ottobre 2017

PROFUGO DISABILE 13ENNE NON VIENE ACCOLTO E MUORE, "A VOLTE LA BUROCRAZIA PUÒ UCCIDERE"

Adan, tredicenne iracheno malato di distrofia muscolare e costretto a vivere su una sedia a rotelle, era arrivato a Bolzano qualche giorno fa con i genitori e i tre fratellini, dopo essere stato espulso dalla Svezia, che non aveva accolto la loro richiesta di protezione internazionale. Il giovanissimo iracheno è stato espulso su applicazione  della Circolare Critelli, che ha impedito alle autorità italiane di garantire accoglienza al nucleo familiare, costretto così a passare le notti all'addiaccio o in alloggi di fortuna trovati da alcune associazioni di volontariato. Venerdì 6 ottobre, Adan è caduto dalla sedia a rotelle a causa di una barriera architettonica, riportando la frattura di entrambe le gambe. Le sue già precarie condizioni di salute si sono repentinamente aggravate e, nella notte tra il 7 e l'8 ottobre, il tredicenne è morto nel reparto di rianimazione  del San Maurizio, dov'era stato ricoverato subito dopo la caduta. Una morte evitabile? Forse. Certo è che la vicenda ha evidenziato mancanze e lacune. E le associazioni che si sono subito prese in carico la famigliola sono determinate a fare piena luce su quando accaduto e a denunciare eventuali responsabilità.  Bolzano è amministrata da un sindaco di centrosinistra, Renzo Caramaschi, cultore di ordine e sicurezza, famoso per le sue qualità tecnico-amministrative, noto per aver installato dissuasori di cemento accanto ai piloni dell'autostrada per evitare che ci dormissero i profughi e i senzatetto che creavano "disordine". Il Sindaco dopo la morte del piccolo curdo, ha accusato il colpo, reagendo prima con il silenzio, poi ovviamente negando ogni responsabilità, e Intendiamoci, il Sindaco ha ragione. Se ci arrampichiamo nel territorio delle responsabilità tecniche, si dirà che è colpa della circolare della Provincia, e forse questa è una parte di verità. Si dirà anche che il Comune, con i suoi tempi, sta predisponendo un nuovo centro di transito, e anche questo è vero, verissimo. Esiste però inevitabilmente una responsabilità politica e morale del primo cittadino in relazione ai processi e ai fenomeni umani che si svolgono sotto il cielo della città da lui amministrata. Soprattutto se il Comune non ha problemi di cassa e di risorse, se i suoi bilanci scintillano di voci positive. Se a Bolzano per vederci chiaro interviene addirittura l'Onu, esponendo la città a una immeritata figuraccia planetaria, ciò è avvenuto proprio per il rispetto delle regole, perché è inutile girarci attorno: è proprio il rispetto delle regole che ha ucciso il ragazzino curdo. La magistratura ha anche aperto un'inchiesta, ma vedrete che tutte le carte sono a posto. Se una parte del paese non si sviluppa anche a causa del mancato rispetto delle regole, un'altra parte rischia di collassare culturalmente, esistenzialmente, quando il rispetto delle regole diventa ottuso, ossessivo, come accaduto a Bolzano. La famiglia del piccolo curdo dice: "A volte la burocrazia può uccidere".

 

giift

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