Martedì, 12 Dicembre 2017

OLTREPO PAVESE - ANTONINETTI IL DECANO DEI MEDICI VETERINARI NELL'OLTREPÒ MONTANO : "QUELLO CHE NON APPROVO È L'ACCANIMENTO TERAPEUTICO VERSO GLI ANIMALI"

Il Dottor Angelo Antoninetti nel 2015 rilasciandoci un'intervista aveva accennato con l'intelligenza e la moderazione tipica dei grandi professionisti ai cambiamenti nel rapporto uomo animale dagli anni '60 in poi. E la freschezza di ciò che ci ha raccontato è data dal fatto che oggi le questioni da lui affrontate sono all'ordine del giorno: la difesa della biodiversità e le distorsioni nel rapporto fra esseri umani ed animali. Una distorsione che si misura sul web, molto spesso a suon di insulti di chi si erge a difensore degli animali

Il Dottor Antoninetti ci ha parlato con la libertà professionale tipica di chi, a riposo, non deve far conto con il mercato. Riproponiamo gli estratti di un intervista rilasciata al nostro giornale dal decano dei medici veterinari della provincia di Pavia che ha sempre svolto la sua professione nell'Oltrepò montano.

Dopo gli anni '80 c'è stata un'enorme diffusione degli animali da compagnia: cani, gatti e altri piccoli animali. Un tempo l'amore e la cure verso le bestie aveva anche uno scopo economico, oggi è più legato alla sfera sentimentale, non vede distorsioni in questo nuovo atteggiamento?

"Premesso che le terapie assistite dagli animali (pet therapy) sono riconosciute valide in ambito medico e psicologico, quello che non approvo è l'accanimento terapeutico verso questi nostri splendidi amici. Sono contrario a cure farmacologiche eccessive e ritengo che in diversi casi sia più determinante l'intervento del veterinario".

Ci fa un esempio?

"La dermatite da malassenzia colpisce spesso il condotto uditivo esterno dei cani con orecchie pendule, è un'infezione fungina opportunistica il più delle volte causata da corpi estranei di origine vegetale, se non si rimuovono questi frammenti non si arriva alla soluzione del problema. è un lavoro delicato che può fare solo il veterinario in ambulatorio".

Cosa pensa del prezzo elevato dei farmaci ad uso veterinario che spesso hanno equivalenti per uso umano con prezzi inferiori?

"Vede io sono  iscritto all'Ordine dei Medici Veterinari da 60 anni pur essendomi ritirato dalla professione da molto tempo, pensi che quando mi sono laureato eravamo in tutta Italia circa 4.000, ora siamo più di 36.000; non mi va di creare imbarazzi ai colleghi ancora in servizio, se vuole le dico come allevo il mio cane".

Ci dica...

"Al mio cane dò da mangiare una volta al giorno una razione di pane e carne trita cruda. La carne la faccio tritare per minimizzare la presenza di parassiti. Cambio spesso l'acqua, che non deve mai mancare e ha una cuccia calda d'inverno e fresca d'estate. Vive in giardino e viene in casa solo quando c'è il temporale; ha il microchip e un collega gli ha somministrato la vaccinazione di legge. Ora ha 11 anni è in piena salute e non ha mai fatto alcun tipo di vaccinazione ne mai gli ho messo antiparassitari.

Ogni tanto lo tasto e se sento una zecca la tolgo a mano. I cani se vivono isolati difficilmente si ammalano e il cibo è la loro vera medicina. Ho trattato allo stesso modo la cagnetta che avevo prima di questo e si è spenta come una candela, senza sofferenze a 19 anni. Pensi che ci regalò una emozione fortissima quando ebbe una lattazione spontanea per nutrire un gattino abbandonato".

Insomma fece meglio di molti esseri umani

"Fu un evento sorprendente che mi fece riflettere sul senso di maternità degli animali, come mi fanno riflettere quelle persone che si prodigano per i loro animali spendendo tempo e denaro a volontà e poi non degnano di uno sguardo l'anziano solo vicino di casa o i bambini di una famiglia in difficoltà".

Ci racconta come siete arrivati a dover salvare un bovino allevato sulle nostre montagne dalla notte dei tempi?

"Negli anni '60 il trattore soppiantò i buoi e le razze bovine polivalenti. La razza Varzese lavorava, dava latte e vitelli, era adatta ad un economia che il boom industriale degli anni '60 aveva cancellato. L'abbondanza di opportunità di lavoro sicuro spinse molti giovani ad abbandonare l'allevamento di bestiame, il numero degli allevamenti si riduceva rapidamente e il mercato non premiava l'allevamento di tale razza. Iniziammo sotto la guida di Cesare Omodei-Salè, coordinati dal collega Cazzola del Brallo, a inseminare le fattrici con il seme di un toro di razza pura tenuto a dimora all'istituto Gallini di Voghera.

Un perito agrario, Megassini, preparava i campioni e ce li spediva con il trenino. Ben presto ci accorgemmo che allevare la razza pura era impraticabile senza finanziamenti e riuscimmo ad ottenere seme di razza reggiana, molto simile alla varzese ma più imponente.

Questo tipo d'incrocio dava soddisfazioni agli allevatori e per una decina d'anni la zootecnia in valle Staffora ne ebbe beneficio. Tutto finì quando si decise di proteggere la razza e si tornò al ceppo puro. Quando presi la condotta di Varzi, nel 1960, avevo 3500 fattrici di razza pura distribuite in 1244 allevamenti. Ora gli allevamenti nello stesso comprensorio non sono più di 10 e tengono fra tutti qualche unità di capi di Varzese".

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