Giovedì, 19 Ottobre 2017

BASTIDA DE' DOSSI - GIUSEPPE FRASCAROLI: "IL PITTORE DEI PAPI"

A Bastida de' Dossi, piccolo comune dell'Oltrepo Pavese, denominato Cornale-Bastida dopo la recente fusione con il comune vicino, abbiamo incontrato Giuseppe Frascaroli, medico neurologo di professione ma anche  pittore eclettico e versatile conosciuto a livello internazionale  e valente studioso di arte pittorica.

Frascaroli, quando è nata la sua passione per il disegno e poi per la pittura?

"La mia passione per la pittura è qualcosa di istintivo, di ancestrale, una vera e propria vocazione, anche se probabilmente il gene artistico l'ho ereditato da mio padre, di professione agricoltore, ma che si è cimentato con successo in opere di oggettistica e di costruzione straordinarie... Il fortunato incontro, prima con Ambrogio Casati, mio professore d'arte alle scuole medie, successivamente con Carlo Maria Mariani, caposcuola della 'Pittura Colta', hanno accentuato in me una feconda passione artistica. Il disegno è stato certamente l'espressione più autentica e originale della mia personalità infantile. Il disegno, col passare degli anni, ha lasciato però spazio ai colori, anche se devo dire che non l'ho mai abbandonato. I colori sono diventati per me  un'entità propria, hanno invaso la mia personalità prendendo il sopravvento: quando dipingo mi affido a loro e mi lascio trasportare in un turbinio di emozioni inesplorate, specifiche frequenze vibrazionali, dove tutto si dispone secondo una logica perfetta, a volte magica e misteriosa e, senza pormi domande, divento intimamente parte di essi. Insomma, i pennelli dipingono le immagini racchiuse nel mio cuore".

Che tipo di arte rappresentano i suoi quadri?

"Domanda complessa, alla quale rispondo in modo estremamente semplice, senza entrare in dettagli tecnici. La mia è una pittura figurativa che si ispira al classicismo".

Ad un certo punto della sua carriera lei ha deciso di dedicarsi all'arte sacra, perché ha scelto questo tipo insolito di pittura?

"Per spiegare la mia passione per l'Arte Sacra, devo rifarmi a un incontro che ho avuto in Vaticano con il Santo Padre Giovanni Paolo II nel 1999, durante il quale in una sua lettera agli Artisti, espresse alcuni concetti interessanti: «L'artista è sempre alla ricerca del senso recondito delle cose, il suo tormento è di riuscire ad esprimere il mondo dell'ineffabile. Come non vedere allora quale grande sorgente di ispirazione possa essere per lui quella sorta di patria dell'anima che è la religione? Non è forse nell'ambito religioso che si pongono le domande personali più importanti e si cercano le risposte esistenziali definitive?». Sono d’accordo con tale pensiero. L’arte sacra è un qualcosa di misterioso che ha sempre affascinato i pittori e che mi affascina particolarmente. Rendere percepibile con forme e colori infatti, il mondo dello spirito, dell'invisibile, di Dio, trasferire in formule significative ciò che è in se stesso ineffabile è qualcosa di estremamente stimolante per un pittore. E questo senza privare il messaggio stesso del suo valore trascendente e del suo alone di mistero. Le immagini sacre inoltre, che nell’antichità erano di supporto alla conoscenza della Parola di Dio, ancora oggi sono annuncio del Vangelo e sollecitano tutti coloro che le guardano, a scoprire il loro messaggio e la storia che esse tramandano".

Lei è ormai noto in campo internazionale come "Il pittore dei Papi", come mai questa definizione?

"Molto semplicemente posso rispondere di avere avuto, nella mia carriera artistica, l'opportunità e il grande onore di aver conosciuto personalmente, consegnando loro mie opere pittoriche, tre Papi: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco. Sono molto pochi, nella Storia dell'Arte gli artisti che hanno avuto la possibilità di incontrare personalmente ben tre Papi! Da qui l'appellativo che i critici d'Arte e i giornali mi hanno attribuito".

Ha ricevuto moltissimi premi e riconoscimenti e le sue opere sono un po' in tutto il mondo, è soddisfatto degli obiettivi raggiunti in campo artistico?

"Sicuramente sono soddisfatto degli obiettivi raggiunti in campo artistico. Molti sono i premi e riconoscimenti fin qui ricevuti, tra cui la Medaglia d'Oro Nazionale per il Neoclassicismo, la nomina di Cavaliere 'Al Merito' della Repubblica Italiana,  quella di Ambasciatore dei Diritti Umani e quella di Pittore Ufficiale Benemerito della Marina Militare. Le mie opere sono presenti un po' in tutto il mondo. Negli anni ho avuto l'opportunità di compiere eventi e fare incontri con persone ( mi riferisco a critici d'arte, letterati, alte cariche Istituzionali sia della Santa Sede che dello Stato, sia politiche che militari) che sicuramente hanno lasciato in me un segno. Indubbiamente ogni evento, ogni incontro, mi è stato foriero di perfezionamento e di miglioramento del mio percorso artistico. Sicuramente un grande impulso spirituale mi è stato dato dall'incontro con i Pontefici, e questo mi è servito molto nel mio accrescimento, sia come uomo che come pittore. Voglio aggiungere però che la creatività opera in modi misteriosi e sovente paradossali. Spesso hai bisogno di entrare in contatto con quel monologo interiore per essere in grado di esprimerlo; è difficile trovare quella voce creativa interiore se non entri in contatto con te stesso e non rifletti... Paradossalmente, al fine di essere aperto alla creatività, (perlomeno, questo vale per me), si deve avere la capacità di ridurre eventi ed incontri, ma fare un uso costruttivo della solitudine".

Lei è uno stimato neurologo presso l'ospedale di Voghera, come riesce a conciliare due mondi così diversi come la medicina e la pittura?

"E' questa una domanda molto complessa alla quale si può rispondere in due modi: uno estremamente banale ed è quello di asserire: con molta passione e tanti sacrifici. Ma preferisco dare una risposta più articolata e adeguata, data la complessità della domanda. Allora, per cercare di far capire come si possa riuscire a conciliare due mondi come la medicina e la pittura bisogna porsi la domanda: esiste un rapporto tra arte e scienza? E se esiste, in che modo il rapporto tra discipline scientifiche e discipline umanistiche si è evoluto nel corso dei secoli? Una cesura netta tra i due mondi in realtà è subentrata solo in epoca moderna, da Descartes in poi, con la cosiddetta rivoluzione scientifica del Seicento. Meno di un secolo prima, il talento universale del Rinascimento italiano, Leonardo da Vinci, celebrava, con la sua opera geniale e poliedrica, la coincidenza massima tra arte e scienza. In epoca classica non esisteva una vera e propria contrapposizione tra la dimensione estetica e quella scientifica, basti pensare alla Poetica di Aristotele, dove la poesia non è affatto svincolata da un insieme di regole, o alle dottrine di Pitagora, dove il mondo della natura, quello della matematica e della musica sono intimamente interconnessi. L’odierno orizzonte culturale bandisce ogni stereotipo dicotomico tra sapere umanistico e sapere scientifico: si tratta di due forme di conoscenza distinte tra cui tuttavia esiste correlazione e compenetrazione; due atti cognitivi, basati rispettivamente sull’intuizione e sulla ragione, che corrispondono ad ottiche diverse, a modi diversi di esperire il reale, ma tra i quali non può essere stabilita né una successione ideale né un ordine gerarchico".

Una curiosità: qual è il momento migliore della giornata per lei per dipingere? E che cosa prova nel momento in cui crea?

"Non esiste un momento migliore rispetto ad una altro. Bisogna avere la giusta ispirazione. Quando si crea ci si dimentica di tutto, l'anima vibra di un'emozione indescrivibile e inspiegabilmente dolce; è del tutto impossibile seguirne l'impeto, il tempo scorre letteralmente inavvertito".

Vive e opera in un piccolo paesino del nostro Oltrepò Pavese, quali sono i suoi legami con il nostro territorio?

"L'artista, tramite la sua creatività, a mio avviso deve partecipare agli aspetti di eco-sensibilità  e di coesione umana, cercando di ristabilire l'intimità dell'esperienza umana sacralizzando il territorio locale. Ciò che di bello e di creativo la vita ha da offrirci è intorno a noi: compito dell'artista è di evidenziarlo, sottolinearlo, richiamarlo alla nostra attenzione risvegliando la nostra coscienza e portando le persone a meditare. L'arte quindi, è la mediatrice e riconciliatrice di natura e uomo. Ê dunque il potere di umanizzare la natura e tutto l'ambiente che ci circonda con una pittura vibrante e partecipata, di infondere i pensieri e le passioni dell'uomo in tutto ciò che è l'oggetto della sua contemplazione".

 

giift

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