Mercoledì, 19 Febbraio 2020

OLTREPÒ PAVESE – “LA GRAPPA DELL’OLTREPÒ! CALDA ANZI CALDISSIMA!”

Quarto appuntamento legato al magico mondo della miscelazione, al quale abbiniamo la naturalezza dei prodotti tipici firmati Oltrepò Pavese. “Quel maledetto giorno che ho messo in lista l’IRISH COFFEE lo ricorderò tutta la vita” . Manu 

L’IRISH COFFEE, il principe dell’inverno, è il più famoso drink corroborante della storia della miscelazione e nasce all’aeroporto di Dublino, inventato dal barman Joe Sheridan.

La leggenda narra che, in una fredda notte d’inverno si ruppe il riscaldamento della sala d’aspetto gremita di persone in attesa del loro volo transoceanico e che per dare loro calore, energia ed alleviare la noia dell’attesa, il barman miscelò caffè lungo dolcificato con zucchero di canna, whiskey irlandese e panna. Nella realtà pare che la nascita di questo drink sia molto meno epica e romantica. Il barman accolse semplicemente la richiesta di alcuni clienti americani, che non gradivano il classico beverone irlandese fatto con whiskey e the forte, chiedendo la cortesia di sostituire quest’ultimo con del filter coffee.

La crema di latte fu l’ingrediente successivo, tipicamente irlandese, per aumentare le doti corroboranti del delizioso drink.

In commercio esiste anche un liquore dolce ispirato all’Irish Coffee, da bere on the rocks, il cui nome Sheridan’s è un tributo al suo inventore.

Ma non siamo in Irlanda e tanto meno abbiamo un aeroporto con un bar… il freddo, però, non manca e quindi scaldiamoci e divertiamoci creando questo drink bollente e soprattutto molto piacevole al palato. Siamo in Oltrepò e qual è l’abbinamento perfetto ad un buon caffè se non la nostra amata GRAPPA? Bianca, secca, morbida, gialla, barricata, affinata, aromatizzata… insomma ne abbiamo di scelta tra le varie aziende vitivinicole del territorio che producono questa acquavite!

La grappa purifica, disinfetta e santifica. Ed è pure buona! Ma che cos’è la grappa? La grappa è il distillato ottenuto dalla vinaccia, la parte solida a residuo della torchiatura dell’uva da vino, la cui paternità esclusiva spetta all’Italia.

La grappa infatti è l’unico distillato ottenuto partendo da una materia prima solida, uno scarto produttivo altrimenti destinato ad essere disperso nei campi come concime naturale.

L’utilizzo di una materia solida avvicina il distillato italiano, più di tutti gli altri, al principio alchemico che voleva estrarre l’anima, la quintessenza dai corpi solidi che vide secoli di tentativi vani nel tentare di ottenere oro da metalli di ogni genere.

Lasciando da parte la legislazione e i principi alchemici, la definizione che meglio descrive la grappa è di Carlo Cambi, che riprende una frase di Mario Soldati e dice: “SE IL VINO È LA POESIA DELLA TERRA, LA GRAPPA È LA SUA ANIMA”.

Il termine grappa compare ufficialmente alla fine dell’Ottocento e verranno codificate le procedure per la sua produzione e la materia prima da utilizzare. Un documento del 1443 attesta il pagamento di una tassa su un’acquavite di origine enologica, definita nel documento “BRANDA di Barbera e Moscato”. L’alcol viene estratto dalle vinacce tramite il delicato passaggio di vapore acqueo, che ha il compito di estrarre la frazione alcolica in esse contenuta. La grappa per un lungo tempo fu un prodotto tipico del nord Italia, radicato in Lombardia, Piemonte, Trentino, Veneto e Friuli. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, con l’ingresso di aziende enologiche e di alcuni liquoristi del sud Italia, si conquistarono nuove fette di mercato e di consumatori entusiasti, diventando culturalmente il distillato nazionale. Una grappa molto conosciuta a livello regionale è il “Filu e Ferru”, la cui distillazione fu introdotta dai piemontesi durante il “Regno delle due Sicilie”.

L’originale definizione pare derivare dalla consuetudine di occultare il distillato sotto terra, segnandolo con un filo di ferro che usciva dal terreno; la distillazione famigliare divenne illegale nel 1627, vietata da Carlo Emanuele I con il nobile intento di scongiurare la piaga dell’alcolismo, ma nei fatti per riempire le casse del Regno Sabaudo con le tasse applicate ai distillatori legali. Le famiglie che non volevano pagare le tasse spesso distillavano di notte e durante le nebbie, per dissimilare il vapore dell’alambicco.

Il MONOVITIGNO consentì un eccezionale balzo qualitativo alla grappa, prima vissuta come prodotto povero per colpa dei contadini che spesso vinificavano più vitigni e dei distillatori che caricavano tutto sul carro mescolando le bacche. La produzione di una grappa monovitigno, dalle caratteristiche precise e riconoscibili anche nel vino, attirò per la prima volta il consumatore sofisticato che prima di allora si rivolgeva solo ai distillati d’importazione. Nacquero grappe definite, morbide, ottenute con il Moscato, il Gewurztraminer e altri vitigni aromatici che donano i loro ricchi profumi coprendo le durezze caratteristiche della grappa. Queste grappe non subiscono un invecchiamento, per premiare gli aromi, a eccezione di alcune produzioni legate al Moscato.

Torniamo al nostro Oltrepò Coffee, una rivisitazione davvero accattivante da provare nelle fredde giornate di fine ed inizio anno con amici oppure semplicemente in compagnia di un buon libro.

La ricetta originale prevede il whiskey irlandese ed è così strutturata, 4 cl di irish whiskey, 12 cl di caffè, 3 cl di panna e 2 cucchiaini di zucchero di canna grezzo. Creiamo la nostra versione avvalorata da un tocco speziato dato dal cardamomo! In un bicchiere da vino piccolo (consiglio questo bicchiere perché è facilmente reperibile e lo stelo impedisce di bruciarsi la mano degustando il drink):

1 caffè lungo aromatizzato al cardamomo

4 cl di grappa Oltrepò affinata almeno 12 mesi

2 cucchiaini di zucchero di canna grezzo

3 cl di panna fresca

Procedimento: versate il caffè bollente nel bicchiere insieme allo zucchero e fate sciogliere quest’ultimo, aggiungete la grappa ed inserite la panna fresca con l’aiuto di un cucchiaino che la farà scendere pian piano adagiandosi sul resto del drink creando l’effetto “float” rimanendo in superficie.

Per il caffè al cardamomo: aprite 5/6 capsule di cardamomo, estraete i piccoli semi e mischiateli al caffè prima di inserirlo nel filtro della caffettiera. Otterrete così un caffè speziato e profumato.

Per la panna: per rimanere in superficie la panna va montata leggermente agitandola per circa 15 secondi in un vasetto tipo Bormioli alto 13 centimetri con il tappo. In alternativa potete utilizzare la panna spray anche se la ritengo troppo dolce.

Eseguite il drink abbastanza velocemente, la sua bontà sta quando la bocca riceve il caffè bollente mescolato alla panna fredda! 

Consuma sempre i drink a stomaco pieno e non far mancare, di tanto in tanto, un sorso di acqua fresca.

DEGUSTARE UN COCKTAIL È UN PIACERE… SE TI PERDI CHE PIACERE È?!

DRINK RESPONSIBLY

di Emanuele Firpo

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